Allo stesso tempo segnaliamo per completezza d'informazione anche la lettura dei seguenti topic. Li elenchiamo in ordine cronologico discendente:
01/06/2026 - Aggiornamento sulle lettere "cease and desist" Fender di zabu
19/05/2026 - Cease and desist: la forma della Stratocaster appartiene ancora a Fender o è diventata patrimonio comune? di redazione
19/05/2026 - Fender, nuova azione legale di onlyfender
18/05/2026 - Fender invia lettere di diffida a produttori e rivenditori dopo la sentenza di Düsseldorf di zabu
Dopo aver letto diversi articoli sulle diffide inviate da Fender ad altri produttori di chitarre elettriche, piccoli e grandi, per la cessazione immediata delle copie di Stratocaster e la distruzione di quelle già prodotte, ho pensato di dire la mia.
Premesso che il discorso dovrebbe essere aperto anche a copie di Telecaster, Jaguar, Jazzmaster, Jazz Bass e Precision Bass solo per restare in casa Fender, è innegabile che la forma Stratocaster rappresenti da sola una grande fetta del mercato delle copie.
Torniamo all’anno di nascita della Stratocaster, il 1954, certamente in quel periodo Leo Fender era più impegnato a far conoscere il nuovo prodotto, che ha seguito la Telecaster di tre anni, piuttosto che preoccuparsi di tutelare la forma della sua creatura e tutto questo, fino al 1966, anno della vendita della sua azienda alla CBS, non fu mai un problema visto che il mercato delle copie era allora inesistente.
Negli anni ‘70 però molte nuove aziende soprattutto giapponesi iniziarono la loro opera di replicare questi strumenti non solo di casa Fender, insieme ad altri più originali. Il motivo apparentemente semplice era quello di dotare il mercato interno di strumenti che fossero immediatamente riconoscibili ai chitarristi senza che questi dovessero spendere troppo per uno strumento importato dagli USA, di difficile reperibilità e con dazi enormi. Probabilmente anche in casa Fender by CBS questo non era all’epoca un problema. Il mercato di tutto il mondo voleva le forme dei marchi americani perché i musicisti da seguire e imitare erano quasi tutti americani. A riprova musicisti inglesi come Paul McCartney, che ha usato bassi Hofner per una buona parte della sua carriera, ha aiutato non poco le vendite di quel modello, senza che quel particolare basso fosse superiore ad altri modelli.
Tutto questo fino al 1982 con Fender-CBS che perdeva costantemente qualità e quote di mercato non poteva certamente spingerla a intentare cause contro i produttori di copie, avendo problemi interni molto più importanti e difficili. Ed erano già passati quasi 30 anni.
Ma è con l’avvento delle macchine a controllo numerico, l’arrivo di altri asiatici, Cina, Corea, Taiwan, Indonesia ad incrementare enormemente la produzione di copie spudorate di Stratocaster. Forse era in questo periodo di rilancio tra gli anni ‘80-’90 che Fender avrebbe dovuto tutelarsi sulla forma non solo della paletta, ma anche del corpo, da queste copie.
Non esiste nessun altro caso industriale, di mia conoscenza, che associ una forma di un oggetto, in questo caso la Stratocaster, ad un’infinità di produttori di tante nazioni diverse, come anche la longevità di un prodotto, nato probabilmente bene, ma poi progredito poco. Altri casi di prodotti industriali che sono rimasti quasi tali e quali a come furono creati, sono pochi, la penna BIC, la caffettiera moka inventata dal signor Bialetti, fino ad oggetti di uso quotidiano ma ancora più semplici.
Lo stesso Leo Fender durante la collaborazione con Music Man e il successivo sodalizio con l’amico di sempre George Fullerton, progettò modelli che si ricordavano le proprie antenate ma avevano le loro innovazioni e caratteristiche proprie, probabilmente per non incorrere in problemi legali.
Credo che si possa e si debba disegnare nuove forme e nuove configurazioni, molti marchi lo hanno già fatto, basti pensare a PRS, giusto per fare un nome, non vivere di rendita come sta facendo Fender da una vita, ma questo dovrebbe essere auspicabile per tutti i produttori. Tra l’altro con i computer, gli studi sulla postura e sull’ergonomia si farebbero sicuramente forme migliori e più comode.
Immaginate cosa succederebbe se venisse copiata un automobile di un marchio Premium (qualcuno ha detto tedesca?) da un altro produttore magari cinese facendola arrivare sul mercato ad un terzo del prezzo. Mi state dicendo che già succede?
Ma a me non dispiacerebbe un mercato dove se voglio la strato la prendo da Fender, se voglio la Les Paul la prendo da Gibson e se voglio una bella alternativa vado da Prs, Suhr, Esp e compagnia bella.
Questi produttori sarebbero inizialmente penalizzati, ma si potrebbero organizzare per produrre alternative valide alla strato.
Chi ci rimetterebbe molto naturalmente sarebbero i produttori che hanno fondato il loro business su copie spudorate della strato a prezzi indecenti.
Ma io non credo che il mercato abbia bisogno di queste chitarre, sappiamo tutti che il più delle volte sono spazzatura.
Se si vuole spendere poco Fender propone la linea più economica Squier quindi l'alternativa alle più costose strato mex e americane c'è.
Il punto è che secondo me un piccolo produttore (prendi LSL) difficilmente ce la può fare ad emergere se non propone quello che il mercato vuole. E il mercato è, di fatto, molto conservatore.
Inoltre le ultime notizie di cui si ha conferma sull'azione di Fender indicano una volontà di perseguire non sole i produttori che propongono copia integrale del body. La famosa lettera è arrivata anche a PRS che con la Silver Sky ha introdotto cambiamenti abbastanza evidenti, in abbinamento anche con una paletta assolutamente diversa.
Molte aziende che proponevano strumenti diversi dai soliti sono fallite e chi le ha acquistate salvandole? Proprio la Fender: Jackson, Charvel, Gretsch ecc. Solo che se le salvi e acquisisci altre quote di marcate, da una parte ti ringraziano timidamente, dall'altra ti odiano ancora di più perché sei diventato più potente.
Music Man è senz'altro il marchio che più propone cose audaci (pensiamo solo alla Majesty, alla Armada, alla Albert Lee, alla Axis, ma anche ai bassi elettrici ecc.), la sua domanda ce l'ha, ma non può competere con i numeri di chi vuole una Strato o una LP per ovvi motivi: perché la maggior parte della gente che strimpella conosce solo qualche brano di Gilmour o di Slash, di Clapton o di Page e così via. E la domanda genera altra domanda perché poi è lo strumento più richiesto a conservare meglio il valore (cosa importante soprattutto in periodi di forte inflazione) mentre gli altri tocca svalutarli di più per venderli.
Arrivo al nocciolo del mio commento: il vero problema, a mio parere, è che non c'è più ricambio musicale. Non essendoci nuovi artisti, non essendoci più gli investimenti per creare nuove icone (ascoltiamo la musica gratis quindi con cosa dovrebbero creare nuovi idoli chitarristici?), non c'è cambiamento. Con tutti i soldi che giravano negli anni ottanta con l'acquisto degli album fisici e la crescita economica, c'era spazio per progettare, commercializzare, pubblicizzare nuove cose: i lace sensors, i floyd rose, le nuove Ibanez in mano a nuovi virtuosi e così via. Oggi solo Music Man lo fa.
Tutto ciò secondo me porterà inesorabilmente al forte ridimensionamento della chitarra come conseguenza del declino dell'interesse verso la musica delle nuove generazioni (non per colpa loro, ma perché un'arte usufruita gratis perde tantissimo peso nell'ambito della società e quindi ci si dedica ad altro). In uno scenario del genere, l'innovazione e i cambiamenti sono una chimera, a partire dalle forme estetiche. Cambiare è quasi certamente la ricetta del suicidio sicuro.
Ed è il motivo per cui le aziende che copiano in qualche modo proveranno a resistere (e magari vinceranno). Non hanno molte alternative se non copiare. E chi ha ideato il progetto, altrettanto comprensibilmente, cercherà di proteggere ciò che è proprio o che ha creato, chiedendo una forte stretta. Era quasi automatico che si sarebbe arrivati a questo scontro vista la situazione della musica in generale e le botte inflattive che devastano il potere d'acquisto di chi compra un prodotto e la possibilità di continuare a proporre strumenti realizzati o assemblati negli Stati Uniti.
A prescindere da chi vincerà la faccenda legale, ci sarà poco da festeggiare, perché tanto il quadro generale non è dei migliori: onestamente è il peggiore mai visto in tutta la mia vita, anche perché per motivi anagrafici non ho ricordi della seconda metà degli anni settanta e dei primi anni ottanta, quando gli appassionati se la sognavano la bellezza, per quantità e qualità, dei modelli che oggi offrono Gibson e Fender. Chi oggi dice che esistono troppi modelli lo farei tornare in quegli anni...
E io, per motivi anagrafici, i ricordi della seconda metà dei settanta e dei primi ottanta, ce li ho.
Ma per un attimo proviamo ad essere ottimisti e diamo credito ad aziende come appunto Music Man, ma anche Rickenbacker, Danelectro, Duesenberg e la stessa Prs che hanno fondato il loro cire business su strumenti diversi da Stratocaster e Les Paul e continuano oggi a produrre ottime alternative.
O aziende come Eastwood che oltre a modelli originali si diverte a riprodurre chitarre iconiche, D'Angelico stessa, che reinterpreta le forme classiche, o piccoli produttori come Spalt, Ritrer, Echopark e tantissimi altri.
Io sinceramente non credo che non ci sarà spazio per chi non proporrá modelli alternativi alla Strato o alla Les Paul. Anzi, penso che sia proprio quello il mercato su cui puntare.
Le visioni nostalgiche solitamente sono molto attente ad esaltare i pregi del passato ma spesso dimenticano troppi elementi del presente perché accecati dalla nostalgia. Cercando di essere realista, non riesco a vedere quali elementi del presente mi stiano sfuggendo. Stando così le cose (ovviamente se giungesse qualche novità a stravolgere tutto, sarebbe un altro paio di maniche), non vedo grandi margini di innovazione e novità. Piccoli sì (quelli non mancheranno mai e ci terranno impegnati), grossi proprio no. L'iniziativa della Fender (nei confronti della quale non ho ancora né una posizione di critica né di condivisione) è un arroccamento in un momento in cui, evidentemente, loro percepiscono di dover difendere il loro passato perché non vedono un futuro radioso di novità in grado di mantenere in piedi l'azienda. Gli altri potrebbero dedicarsi all'innovazione, ok, ma su che basi? Come si ripagano? Dov'è questa massa di clienti pronti a comprare forme nuove slegate dal passato? A me sembra invece che la massa sia impegnata a difendere la possibilità di avere la solita forma ma a un prezzo più basso. Tutto qui.
Music Man e PRS non sanno più in mano a chi mettere i loro strumenti. Perché è questa la via migliore per promuovere e vendere, no? Trovare artisti che spaccano e creano nuovi desideri di emulazione. Vai e Satriani con le Ibanez sono l'esempio più eclatante di innovazione. Ma per fare questo ci vuole la musica, occorre che la musica sia un ingrediente importante nella vita sociale delle masse, al di là di chi suona uno strumento. Non vedo chance per mettere sul piedistallo, a fior di soldi e grosse produzioni, nuove David Lee Roth Band, nuovi Whitesnake. Ci sono piccoli artisti a cui le aziende si affidano ma non basterebbero a coprire le perdite dovute a un eventuale obbligo di abbandonare la copia della Strato nemmeno se questi piccoli artisti decuplicassero. Semplicemente perché non potendo vendere i loro album sono praticamente invisibili al di fuori della loro nicchia di estimatori.
Più probabile che vinca la libertà di copiare, realizzare copie pedisseque ma più economiche nel frattempo che la nostra generazione, indissolubilmente legata alle forme tradizionali di Strato e Les Paul, si esaurisca per questioni anagrafiche. E il resto si vedrà poi. Ma al momento mi sfuggono queste praterie verso cui dovrebbero dirigersi le aziende che finora hanno imitato.
Pensiamo alla Music Man Albert Lee, per me è bellissima e mantiene l'ergonomia.
Oppure alle varie ibanez.
Non basta neanche "migliorarla" con meccaniche autobloccanti o con roller nut o con tre humbucker o con un bigsby
Ma neanche farla neck-throu-body o cambiare lo shape della paletta
Se il body è quello della stratocaster per me è una violazione
Fabbricanti di chitarre spremetevi le meningi e siate creativi
La leggenda dei legni stagionati è - appunto - una leggenda
esistono marchi che hanno realizzato modifiche accettabili, come rendere più appuntite delle forme. esistono comunque complicazioni: Leo ha venduto i diritti a CBS, mentre la causa l'ha vinta FMIC, avvocati potrebbero pretendere che venga dimostrato che gli eredi di leo abbiano trasferito il diritto alla multinazionale odierna (Leo ha venduto solo il marchio e i brevetti scaduti) ma anche venduto l'azienda con tutti gli asset fra i quali il tribunale ha considerato implicito l'attuale e allora non previsto diritto all'opera d'arte. e comunque la legge punisce il venditore non chi compra. penso sia il momento di buttarsi su altri modelli come la imitazioni tele non ancora toccata dalle beghe legali, il timore che la cosa le coinvolga potrebbe fare priovere sul mercato i fondi di magazzini per esaurirli prima di una nuova sentenza.