Questa volta, grazie alla disponibilità di NewGroove, nella persona di Alex Cecconi, siamo riusciti a mettere le mani sull’ultima creazione, il modello SE-1X Angel Dust che, con una livrea grafica inedita, offre interessanti variazioni all’impostazione classica del modello analogico SE.

Studio Electronics
In origine, c’erano le customizzazioni rack del Minimoog Model D, del doppio S.E.M. Oberheim, del Prophet 8, dell’Oberheim Ob8 e della TR-808 Roland; poi si passò al primo sint analogico originale (il MIDIMini), amorosamente rimodellata sugli storici schemi originali; successivamente, si abbandonò l’archetipo Moog per sviluppare un progetto originale: il modello SE-1 (1993) eraun monofonico rack mount con tre oscillatori, un filtro low pass, una coppia d’inviluppi, un lfo e poco altro, dotato di suono assolutamente memorabile. Successivamente (1996), arrivarono le versioni parallele ATC, con singolo encoder e pannello parametri a membrana, con la possibilità di caricare filtri alternativi mediante cartridge hardware (filtro Moog, ARP, Yamaha CS, Roland TB…), e poi (1997-2002) le versioni polifoniche (Omega e CODE), che riprendevano – con qualche semplificazione – il canale di voce originale (questa volta, utilizzando componentistica transistor array), offrendo polifonia numericamente variabile tra 2 e 8 voci multitimbriche ed in grado di utilizzare un tipo di filtro diverso su voci diverse a discrezione dell’utente (una voce ARP, sei voci Moog, una voce Yamaha…). L’architetture originale SE, nel frattempo, è stata aggiornata in SE-1X, con tre lfo, quattro inviluppi e una dose non troppo timida di controlli su display; Angel Dust è una bella variazione sul tema, con – diciamo – un 90% di solida base comune e un 10% di funzionalità che fanno la differenza.

Ma è difficile fare un sint analogico?
La risposta più corretta è: dipende… Dipende da tante cose: impostazione full analog anche nei generatori di controllo, presenza o meno della memorizzazione dati, dotazione di parametri sul pannello comandi, qualità della componentistica utilizzata e taglio polifonico/monofonico adottato. Avremo modo, in altre sedi, di approfondire i diversi argomenti; per ora, basterà ricordare come Angel Dust incarni più di una decisione difficile, ad esempio la scelta di quali parametri mettere su pannello comandi e quali confinare sul display alfanumerico. A fronte di un’oggettiva lacunosità nella documentazione fornita con lo strumento, siamo propensi a credere che anche inviluppi e lfo siano analogici (anche se, a voler essere malfidati fino in fondo, si potrebbe pensare che – con tutte quelle opzioni di sincronizzazione – gli lfo tanto analogici non siano…); comunque, ogni cosa a suo tempo. Per 1700 euro scarsi, vi portate a casa un carnoso monofonico analogico, d’impostazione classica, quindi abilitato alla facile generazione di bassi, lead, fx-synth e percussioni, utilizzabile in diversi contesti esecutivi; non è la macchina con cui rifare Silver Apples of the Moon, ma è quella con cui rifare Tarkus, per intenderci o qualsiasi altra timbrica vagamente riconducibile all’archetipo Moog.

Cosa c’è di nuovo…
…tra SE-1X Angel Dust e SE-1X “normale”? A parte la grafica del pannello (che, come tradizione Studio Electronics, è la cosa più customizzabile che ci sia…), Angel Dust si appropria dei nuovi inviluppi velocigià disponibili su altri modelli SE, offre il distorsore FUZZ tra filtro e amplificatore, offre maggior range operativo ai filtri, genera una sinusoide – al posto della classica triangolare – e ospita 7 banchi di patches precaricate (ci sono 4 banchi RAM ed altrettanti ROM) più un ottavo banco completamente a disposizione. Last but not least, sono stati stretti tutti i bulloni dell’implementazione MIDI, che oggi copre tutti i parametri di pannello (potenziometri e switch).
Struttura di voce
Angel Dust, con qualche raffinatezza, segue un ampio solco tracciato in precedenza: tre oscillatori multiwave che, insieme a un noise generator (o, in alternativa) un segnale audio proveniente dall’esterno, confluiscono in un mixer che invia il tutto al filtro low pass 24/12 dB. Da questo, il segnale transita nel modulo fuzz e poi nell’amplificatore. Tre oscillatori a bassa frequenza indirizzabili, quattro inviluppi e una manciata di segnali MIDI forniscono le generazioni di controllo necessarie a coordinare il tutto.

Sorgenti sonore
I tre oscillatori generano simultaneamente onde triangolari, rampa e quadra a simmetria variabile; il secondo VCO invece della triangolare produce una sinusoide abbastanza pura, utile per rinforzare l’energia sonora sulla fondamentale a prescindere dal coefficiente di filtraggio applicato. L’oscillatore 2 è sincronizzabile alla frequenza dell’oscillatore 1; il 3 può essere sincronizzato al 2. Niente male, vero? In aggiunta, si può sfruttare l’arricchimento timbrico offerto dal Ring Modulator che (in modalità non documentata nel laconico manuale utente) preleva i segnali PWM degli oscillatori 2 e 3 per realizzare il denso magma armonico 2+3, 2-3 per ciascuna armonica.
Il segnale prodotto dal Noise Generator può essere inviato alternativamente al filtro o passato direttamente all’amplificatore, saltando la sezione di filtraggio; in quest’ultimo modo, si può contare sulla sua turbolenza nel mixaggio finale in sovrapposizione timbrica indipendente rispetto al segnale prodotto dagli oscillatori e successivamente sagomato dal filtro.
Di pannello, è possibile controllare l’intonazione coarse degli oscillatori (quantizzata in semitoni, su un range pari a 5 ottave), la scelta cumulativa delle forme d’onda (triangolare più rampa più quadra a simmetria variabile), la simmetria dell’onda quadra e la hard sync 1>2 o 2>3. Appena si gira una delle manopole attinenti agli oscillatori, il display si sintonizza sulla pagina che contiene le regolazioni di Master Tune per lo strumento e Fine Tune per gli Osc 2 e 3. Più avanti, vedremo come il connubio tra parametri di pannello e parametri di display non sempre sia risolto in maniera così fluida. Una considerazione a margine: non sarebbe male evitare che, ruotando l’encoder di data entry, i valori numerici si fermassero sulle posizioni massime e minime; specie quando si va di fretta, è particolarmente seccante passare in scansione i valori 97, 98, 99, 00, 01…
Collegando un segnale esterno all’apposita presa sul back panel, si disattiva il Noise Generator, ma si accede direttamente all’unità di filtraggio; inutile dire che, per ascoltare qualcosa del segnale esterno, sarà necessario impegnare i gli inviluppi 1 e 2, quelli cioè di filtro e amplificatore. Come dire che occorrerà tenere premuta una nota sulla tastiera…

Filtri, Amplificatori e trattamenti
Il filtro di Angel Dust ha una doppia identità: da una parte, il classico comportamento 24 dB/Oct di matrice Moog; dall’altra, il comportamento 12 dB/Oct meno intransigente, ma per certi versi più selvaggio alle alte regolazioni di Squawk (cioè di resonance); in quest’ultima modalità, su display si può decidere il comportamento low pass o band pass. Ricapitolando: il classico low pass 4 poli è grasso, carnoso, Moog-style quanto basta per devastare woofer e sub woofer; il low pass 2 poli è più aperto, ma può fischiare con maggior acidità; il comportamento band pass è più “radiofonico” nel senso di ridotta banda passante e nasaleggia (perdonateci il neologismo) al punto giusto.
Il distorsore Fuzz, messo a valle del filtro, rende molto più cattiva la voce dello strumento: agendo sulla forma d’onda già filtrata – ed equalizzata da eventuali picchi di risonanza – risulta sempre avvertibile, anche su forme d’onda tradizionalmente non distorcibili come la quadra; provare per credere. L’amplificatore, stando a quanto dichiarato, è realizzato nel pieno rispetto del classico Moog 902 e garantisce la spugnosa (testuale) timbrica analogica in uscita. In maniera meno poetica, possiamo affermare che la velocità degli inviluppi e la dinamica del vca offrono tutta la potenza percussiva tipica dell’analogico “cattivo”; come dire: volume e timbrica a bizzeffe.
Inviluppi
Quattro generatori d’inviluppo: 1 e 2 permanentemente collegati a filtro e amplificatore (in quest’ultimo caso, non è prevista la variabile envelope amount, che è fissa alla massima escursione possibile), 3 e 4 liberamente indirizzabili dal musicista tramite display. La configurazione è quella canonica ADSR, la scala dei tempi è quella a lungo collaudata nel vecchio Minimoog D: gli attacchi possono trascinarsi ben al di sopra dei 10 secondi, i decadimenti sono “snapposi” e percussivi in modo assai sfizioso, il sustain è sempre attivo ed il release risuona con maestosa presenza. A livello di display, si può decidere la polarità normale o invertita dell’inviluppo, se le curve dei tempi seguono un andamento lineare (uhmm) o esponenziale, se il triggeraggio è singolo o multiplo (quest’ultimo è poco filologico, ma molto più comodo per i fraseggi veloci), se la note priority è di tipo low, last o high. I tempi dei quattro inviluppi sono scalabili in base alla Key Velocity. Dove possono andare a parare gli inviluppi 3 e 4? In tanti posti, ad esempio: Osc 1 PW, Osc 2/3 PW, Mix, Sweep, Noise Mix.

LFO
Il pannello comandi fornisce due controlli di rate e depth indirizzabili su LFO 1, 2 o 3; il resto dei parametri è raggiungibile tramite display e permette – in modo indipendente per ciascuno dei tre oscillatori a bassa frequenza – la scelta della forma d’onda (saw, ramp, tri, square, noise, s&h), la sincronizzazione sul key on o sul key off con i valori di (self, 1, ½, ¼, 1/8, 1/8T, 1/16, 1/16T). Le destinazioni raggiungibili comprendono: pitch 1+2+3 (solo LFO1), Osc 1 fm, 2fm, 3fm, Osc 1 pw, 2pw, 3 pw, Osc 1 Mix, 2 Mix, 3 Mix, Noise Mix, Ring Mix, Cutoff, Reso, volume. Peccato non sia disponibile la modulazione globale delle tre pulse width simultanee.

Modulazioni
Sarebbe tedioso (anche se l’estrema laconicità del manuale utente lo richiederebbe) elencare tutte le possibilità d’incrocio offerte tra sorgenti e destinazioni di modulazione… ci limiteremo a ricordare come sia previsto l’intervento da parte della Modulation Wheel, del Channel Aftertouch, di due Controller 1 & 2 MIDI (definiti dall’utente) su una nutrita lista di possibili destinazioni. Lista nutrita, ma non omnicomprensiva: secondo i più tradizionali dettami della sintesi analogica old style, non sono previste modulazioni audio rate tra VCO e VCO o tra VCO e VCF… diciamo che il vocabolario sonoro di Angel Dust è concentrato sulle timbriche analogiche di sana, vecchia scuola.
Degno di nota, da parte dei controller 1 e 2, la possibilità d’intervenire anche sulla velocità dei tre LFO. Il pitch bend è indirizzabile con ampiezze indipendenti all’intonazione degli oscillatori e all’apertura del filtro.

In uso
Se avete fatto tutti i compiti a casa, Angel Dust vi farà divertire parecchio dal vivo: a patto di non dover scavare nelle pagine display, tutto quello che serve con velocità di accesso è disponibile direttamente sul pannello comandi: basta allungare la mano, ruotare il controllo e godere del risultato. Diverso è il discorso se, durate l’esibizione, dovete calibrare il volume degli oscillatori o la loro intonazione fine: in questo caso, la scomodità del display (con navigazione destra – sinistra e alto – basso) vi farà vedere i mitologici sorci verdi; non ci dispiacerebbe vedere, in una prossima revisione software, la possibilità di bloccare lo scrolling dei valori di parametro una volta raggiunti i valori minimo e/o massimo; allo stesso modo, l’accelerazione sull’encoder potrebbe velocizzare significativamente l’inserimento dati.

Come suona Angel Dust? Bene, analogico quindi grasso, molto “Moog inspired”, ovvero impostato su un preciso modo “tradizionale” di vedere le sonorità sintetiche: migliaia di possibili synth bass, altre migliaia di possibili lead synth con o senza portamento, effetti di modulazione, filter sweep, auto oscillazione; non ci sono (e non avrebbero motivo di essere) fughe in avanti di tipo sperimentale, o timbriche più estreme nel senso di articolazione e contenuto armonico. Angel Dust è un solido sintetizzatore analogico, essenziale come una bistecca con l’osso, e altrettanto priva di mezze misure macrobiotiche. Il distorsore fornisce quella marcia in più con cui incattivire le sonorità di base; ovviamente, esiste più di un’alternativa valida in quella fascia di prezzo, ma il fascino tutto stars and stripes colpisce secco e duro.
Buon ascolto (e buona visione).



10 commenti
Salve O Sommo... Quale è la suddetta ...
Quale è la suddetta fascia di prezzo.... mi manderai in rovina prima o poi
Re: Salve O Sommo... Quale è la suddetta ...
l'oggetto costa 1699 eurozzzzzzzi
bacio le mani
enr
dubbio
" il secondo VCO invece della triangolare produce una sinusoide abbastanza pura, utile per rinforzare l’energia sonora sulla fondamentale a prescindere dal coefficiente di filtraggio applicato"
cosa intedi?
Re: dubbio
una cosa che "funziona" nella programmazione dei synth, e' quella di rinforzare un suono accostandogli una sinusoide.. in modo che il suono risulti piu' grosso, senza che sembri che gli sia stato aggiunto qualcosa...
per esempio lo si fa per ottenere suoni di basso particolarmente corposi senza che diventino troppo modulati e complicati (cosa che li renderebbe piu' deboli nella loro funzione "bassistica")...
cio' rinforza la fondamentale, ovvero letteralmente, la nota premuta sulla tastiera e non altro, perche' una sinusoide non ha armonici..
e questo rinforzo e' indipendente dal filtraggio che viene applicato, dato che la sinusoide, non avendo armonici,non ha niente che possa essere filtrato ..
:-)
http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www.trekearth.com/members/yasoda-nandana/photos
Re: dubbio
la caratteristica dell'onda sinusoide è - come il raggio laser - di essere energia pura concentrata sulla fondamenta (sfido io: non ci sono armoniche superiori!!!).
Questo significa che, se devi fare un bassone gommoso con cui spostare i woofer e i subwoofer, ACCOPPIANDO una sinusoide ad una qualsiasi forma d'onda che verrà filtrata, fornirai tanta energia, tanto suono insomma, sulla fondamentale, senza sporcare il mixaggio.
Ovviamente, la sinusoide, specie sulle basse, è difficile da apprezzare a livello "di intonazione", proprio perchè non ha armoniche superiori, ma si avverte tutta "sullo stomaco e sul diaframma" perchè smuove parecchio le basse.
:-)))
Re: dubbio
è una cosa che non avevo mai notato, lavorando per la maggiore con l'odyssey (che non genera sinusoidale). Più tardi ci provo sull'OSCar (non che abbia bisogno di particolari rinforzi sulle basse he he) :)
...ma sopratutto...
:-)
Re: ...ma sopratutto...
il padre li aveva lasciati da soli a casa, loro avevano promesso di fare i bravi, e invece...
W Don Enrico
Re: W Don Enrico
a blast from the past...
:-)))))
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