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Korg SV-1 Stage Vintage Piano

Il mondo degli stage piano, quelle macchine che riuniscono sotto un’unica scocca i suoni più utili e gettonati nell’attività live del tastierista, è periodicamente percorso da diversi strumenti-evento. Nel corso degli anni, l’agone è rimasto occupato dai pochi marchi che si contendono ampi settori di mercato a colpi di apparecchi sempre più sofisticati.

Da un punto di vista generale, si può affermare che esistono almeno tre tendenze costruttive, tutte giustificate da precise scelte ed altrettanto precisi riscontri commerciali:

  • L’impostazione puramente pianistica: strumenti quindi che privilegiano il feeling dato da una buona meccanica con peso lanciato, 88 note d’estensione obbligatoria, ottimi suoni di pianoforte acustico e, appena in secondo piano, un corredo di timbriche più generiche con cui supplire i comportamenti standardizzati di accompagnamento.
  • L’impostazione più sbilanciata verso il mondo hammondistico, quindi con maggior enfasi verso la presenza simultanea di sonorità elettrofoniche, meglio se coadiuvate da veri drawbar meccanici; con una tastiera che inevitabilmente deve essere più leggera (per consentire esecuzioni synth/organ) e quindi risulta inadeguata per le eseguzioni pianistiche pure.
  • L’impostazione che privilegia l’accesso immediato a tutti i parametri: ogni manopola una funzione.

Partendo da questi tre filoni, si potrebbe approfondire il discorso relativo alle funzionalità di pannello (quanti comandi, quanti layer operativi, quale tipo di accesso immediato) e quanti suoni contemporaneamente previsti dal motore di sintesi… ma la discussione ci porterebbe troppo lontano.

Al dunque

Rimaniamo con i piedi per terra e concentriamoci sull’oggetto di questa prova, lo Stage Vintage Piano KORG SV-1 in versione 73 note; l’apparecchio colpisce immediatamente l’occhio per la sua livrea rosso squillante e per la generosissima dotazione di controlli che - letteralmente - affolla la plancia di comando.  L’apparecchio può produrre un’unica timbrica per volta, di 36 residenti, mettendola sotto controllo dei 73 tasti pesati e di tre pedali assegnati a funzioni fondamentali di controllo. Il damper è di tipo evoluto e supporta le posizioni half pedalling (al suo interno, non c’è un secco switch on/off, ma un potenziometro che viene letto dall’elettronica dello strumento). Viene fornito con un reggispartito metallico e, grazie alla porta USB, può dialogare con l’efficace Editor Mac/PC fornito in dotazione. Tutto, ma proprio tutto, è raggiungibile in punta di dita e - lasciando stare l’Editor - è facile concludere come la semplicità di gestione e l’immediatezza siano i due punti chiave che hanno orientato l’intero progetto del modello SV-1.

I suoni residenti, 6 variazioni per 6 famiglie, sono realizzati con multisamples e sono rinforzati dalla tecnologia Real eXperience, che assegna al nota off i transienti di rilascio (ad esempio per clavinet e piani elettrici) e conferisce dignità alle componenti simpatetiche (tavola armonica, rumore dei martelletti, rumore del tasto, eccetera) che danno il respiro al suono del pianoforte a coda. 

In aggiunta, parecchie timbriche vengono arricchite armonicamente dal circuito valvolare costruito attorno alla Valve Reactor Technology: come in altri modelli KORG, anche in questo caso è utilizzata una valvola 12AX7 che interagisce con un circuito interno in grado di simulare non solo la curva di deviazione dalla linearità tipica della preamplificazione, ma anche tutto il comportamento che si innesca tra preamp, finale e speaker. Ovviamente, non ci sono finali, non ci sono speaker… tutto è simulato per arricchire il segnale di linea in uscita e i risultati sono lusinghieri. Non è un distorsore valvolare, ma un modo per dare più “aria” ai suoni che ne hanno bisogno.

 

Pannello comandi

Una barca di tastini, tastoni e pomelli circondati da corone di led! Il sistema è particolarmente ricco e permette, una volta preso il controllo della topografia di pannello, di raggiungere a colpo sicuro quello che serve. Ciascun controllo rotativo ha una serie di led che lo circonda a che visualizza la posizione memorizzata; ovviamente, la posizione fisica del controller può non risultare coerente con il valore memorizzato, ma l’impatto visivo generale è molto pratico. Altra caratteristica interessante è la possibilità di riportare a condizione di default il controllo con un semplice click sulla manopola. Si potrebbe discutere sulla congruità o meno del riazzeramento forzato ad ogni cambio di timbrica sound/variation: probabilmente, per 10 utenti che preferiscono ripartire ogni volta da una condizione di default, ce ne potrebbero essere altrettanti cui fa comodo cambiare solo il timbro di base, senza gettare alle ortiche tutte le altre regolazioni di trattamento e modulazione. Magari, in una prossima revisione software…

Il percorso di suono

Una volta selezionata la famiglia timbrica e la variazione desiderata, possiamo seguire il suono nel lungo tragitto che conduce alle porte Audio Out. Il primo blocco di trattamento è composto da un’equalizzazione a tre tagli bassi-medi-acuti che prelude al modulo Pre FX; in questo, è possibile applicare un trattamento selezionabile tra Comp, Boost, UniVibe, Vibrato, Tremolo, Vox Wah. L’efficacia del trattamento wah è rinforzata dalla selezione Auto/Pedal per l’eventuale controllo sotto Envelope Follower/LFO o sotto pedale esterno.

È il momento di scegliere il tipo di preamplificazione, amplificazione e cabinet virtuali: a cavallo tra power e cabinet, trova posto la valvola 12AX7. Gli ampli virtuali comprendono Clean Combo, California, Tweed, AC30, Modded Overdrive, Korg Organ Amp.

Successivamente, si passa all’arricchimento con Modulation (diversi algoritmi di Chorus, Phaser, Flanger, Rotary - quest’ultimo regolabile a distanza nel cambio Chorale/Tremolo), Reverb/Delay (i consueti algoritmi Room, Plate, Hall, Spring, più Tape Echo quasi a 3 secondi, Stereo Delay). La velocità del ribattuto può essere regolata con un sano controll di Tempo Tap. In aggiunta, raggiungibile solo dall’Editor, c’è un ulteriore blocco di trattamenti Total FX che comprende Stereo Limiter e Stereo Mastering Limiter.

Favorite!

Ricordate il vecchio Polymoog? Anche SV-1 ha un gruppo di tastoni numerici al centro della plancia comandi che permettono di memorizzare, e richiamare velocemente, qualsiasi combinazione abbiato creato - più o meno consapevolmente - smanettando con i controlli di pannello. Unica raccomandazione: se la vostra tecnica pianistica è sfarfallegiante, state attenti a non premere inavvertitamente i Favorite Keys, per evitare di cambiare inopinatamente suono durante l’esecuzione.

Scorciatoie e facilities

SV-1 può essere trasposto per semitoni, accordato con accuratezza sugli strumenti di riferimento, personalizzato con otto diverse curve di risposta alla dinamica di tastiera. Anche in assenza di Editor, è possibile dosare globalmente la quantità di RX Noise, cioè la componente timbrica aggiunta ai campionamenti.

Suoni disponibili

Sei famiglie, ciascuna con sei variazioni timbriche residenti; nello specifico, abbiamo:

  • Electric Piano 1 (Tine Amp/Tyne Phaser, Tremolo, Dyno, VPM/FM)
  • Electric Piano 2 (Reed, Electric Grand, SG-1D, Synth Piano, MIDI Grand)
  • Clavinet (AC, BC, BD, AD, Electro/Electra Piano)
  • Grand Piano (Japanese, German, Mono German, Upright, Piano/Strings, Piano/Pad)
  • Organ (Click, Jazz, Full, Consolle, Italian Combo, Vox Combo)
  • Other (Full Strings, Tape Strings, 70s Strings, Choir, Synth Brass, Sharp Brass)

Come dire: di quello che c’è non manca niente. Scendiamo nei particolari partendo dal punto più critico: il gruppo delle timbriche Organ è piacevolissimo, dal punto di vista sonoro, ma in mancanza di drawbar (le timbriche sono blindate nel loro campionamento) e con una tastiera pesata di tipo pianistico, scordatevi di poter rifare Emo o Jimmy Smith alla perfezione… In compenso, le simulazioni Vox e Farfisa sono assolutamente di prima categoria: Doors e Pink Floyd del periodo barrettiano sono serviti! Certo, a proposito diDoors, sarebbe stato meglio se almeno una versione della timbrica Vox fosse stata affiancata in split a un Fender Piano Bass sulla parte sinistra. (Si si, lo sappiamo: quello di Manzarek non era un Vox, ma un Gibson modello Kalamazoo!)

Per il resto, il bilancio è ampiamento positivo: grandiosi pianoforti acustici (ancora più controllabili nella versione “lunga” a 88 note), un ampio ventaglio di pianoforti elettrici, dal Perigeo ai Supertramp, tanto per capirci; Clavinet e associati di grande densità timbrica e di ampio range dinamico (a patto di saper domare la tastiera pesata); grandi furbate per la famiglia Other: archi veri e mellotronati, suoni synth tipicamente rock, adatti ai Van Halen o agli ELP. Scusate se è poco.

Connessioni

Non finiremo mai di approvare la scelta della doppia uscita audio: due coppie di connettori XLR e ¼” sbilanciati; i primi possono servire per entrare nell’impianto, i secondi possono andare in una coppia di personal monitor; in tutti i casi, i percorsi sono indipendenti e garantiscono la massima flessibilità.

Un eventuale segnale stereo esterno (CD, strumento, lettore di basi MP3) può essere collegato alla coppia di prese Input ¼”; le connessioni digitali comprendono la porta MIDI In/Out e quella USB per il dialogo con l’Editor. Oltre alla presa Damper dedicata (per il pedale fornito in dotazione), ci sono altri due Pedal Input che possono essere assegnati a diverse funzioni operative.

Editor

Facilmente installabile, tanto per Mac che per PC, consente di tenere sotto controllo tutti i parametri di sound creation/editing, fornendo loro una veste grafica piacevolmente vintage e - cosa ancora più comoda - dando tutti i comandi con cui copiare, trasferire, assemblare le timbriche appositamente editate. Anche nella pagina di pannello virtuale è supportato il doppio click per riportare il comando al valore di default. Si possono scegliere numerose accordature alternative al classico temperamento equabile. Come accennato in precedenza, alcune sezioni operative, una volta controllate dalla pagina di Editor, acquistano nuovi parametri: l’equalizzatore permette l’accordatura della mid band; tutti gli effetti pre e post conquistano un corredo indipendente di controlli che, ovviamente, non risente delle limitazioni fisiche imposte dalle serigrafie di pannello (come dire: non è più necessario indovinare a cosa corrisponderà la manopola “Intensity” ogni volta che si cambia algoritmo). Il manuale utente dell’Editor è pronto a soccorrervi - tra l’altro, come per il manuale della tastiera, è disponibile la traduzione italiana.

Conclusioni

Il suono di pianoforte acustico è sontuoso, inoltre la qualità media degli altri timbri residenti è in grado di soddisfare tranquillamente l’utenza più esigente. La meccanica RH3 rappresenta uno dei punti tecnologicamente più sofisticati nel mondo delle tastiere a peso lanciato: facile da controllare per un pianista professonista, offre tutte le nuances intermedie tra pppe fff, a patto di saper gestire le proprie dieci dita in maniera consapevole. Come già segnalato in altre occasioni, se questo non è il vostro caso, forse potreste trovarvi meglio su una semipesata tradizionale.

Quali sono le cose che non ci hanno convinto? Premesso che, ad oggi, non esiste lo strumento perfetto, è un peccato che SV-1 non preveda la possibilità di lavorare con 2 timbriche in split/layer: è probabile che tale evenienza scatenerebbe una serie di conflitti nell’attribuzione degli effetti, ma rinunciare al Fender Piano Bass sulla sinistra e al Vox sulla destra, per un Doors addicted può essere doloroso. A parte questo, SV-1 mette sul piatto della bilancia un bouquet di suoni mooolto lavorabili, una gran bella tastiera, un pannello comandi che - a fronte di un’inevitabile plasticosità delle manopole - stordisce per la quantità di controlli residenti, un percorso di sintesi/virtual amp particolarmente sofistica, un editor di facile gestione, un corredo di connessioni a prova di musicista incontentabile, un look no compromise che sembra fatto apposta per non passare inosservato.

Fate la vostra scelta.

11 commenti

Ottimo come sempre. I video demo di questo ...

Ottimo come sempre. I video demo di questo tipo erano proprio la cosa che mancava ad Accordo/Audio :-)

sono commosso!!!

:-)))))

articolo ottimo!

Sai esprimerti, con le parole e con la scrittura, in modo eccelso!
http://www.youtube.com/cosimomazzotta

http://www.emergency.it

Re: articolo ottimo!

manteniamo la calma, eh?
:-)))))))))

Una curiosità

Ma se uno via midi usasse un'altra tastiera non pesata per i suoni di organo e synth?
Non è possibile?

Cmq veramente non permettere lo split della tastiera è un delitto.
Ho ingoiato un plettro di Keith Richards da piccolo....e non è ancora uscito!
http://www.youtube.com/goodboy65

Re: Una curiosità

si si, puoi collegare una master esterna e suonare su tasti più leggeri, quello non è un problema.

il fatto di non avere lo split è abbastanza grave; è vero che anche altre tastiere simili lavorano con un suono alla volta - pensa alla vecchia serie nord electro clavia - però uno sforzo verso la bitimbricità poteva anche essere fatto...

E direi...

...che hai fatto un lavoro spettacolare, bravo. E non parlo solo del contenuto dell'articolo, ma soprattutto per quanto riguarda il video: dell'organizzazione, dell'espressione parlata, ritmo, sicurezza... tutto perfetto.
Suonare, suonare.

Re: E direi...

finirò per montarmi la testa! :-)))

ottimo video, la sezione audio di questo blog ...

ottimo video, la sezione audio di questo blog è veramente una delle migliori fonti in lingua italiana...

urca!

:-)))

Come sempre recensioni inappuntabili. E come ...

Come sempre recensioni inappuntabili. E come tutti hanno notato, impressionante chiarezza e capacità di sintesi in video!

Tieni a bada Mr.Hide/Shameless... :)))))

Dimenticavo: quando poi vorrai dedicare un articolo al Rhodes... (73 stage piano, mark1, ovvio!)

:))))

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