Questa volta, abbiamo messo sul tavolo operatorio il piccolo SONY PCM-M10, il terzo componente di una famiglia che, con i modelli D1 e D50, negli anni passati ha definito taluni standard particolarmente resistenti.
L’apparecchio
Il D10 è poco più grande di un rasoio elettrico (dimensioni e peso (poco meno di due etti, con le due batterie stilo AA installate) lo candidano naturalmente alla vita on the road) e sfrutta, per l’organizzazione di pannello, tutta l’esperienza SONY precedentemente accumulata dall’epoca del DiscMan ad oggi. Questo significa che, anche senza manuale operativo, navigare nei menu di editing, confermare le proprie scelte e portare a casa il risultato non è cosa impossibile, si tratta solo di dedicare un pochino di attenzione all’apparecchio.
A differenza di altri apparecchi similari, la registrazione è limitata alla stereofonia, acquisibile con la coppia di microfoni a condensatore (alloggiati in posizione fissa e non modificabile sul bordo frontale dell’apparecchio) o, in alternativa, mediante sorgente di linea esterna collegata al mini jack Line In TRS da 1/8”; non volendo utilizzare i microfoni incorporati, è possibile collegarne uno stereo esterno sfruttando l’altra presa stereo mini jack Mic In. L’ascolto di riferimento può prendere corpo sul piccolo monitor da 16 mm incorporato (meglio di niente…) o mediante collegamento Line Out/Headphone selezionabile. Peccato non poter gestire tutti e due i flussi in uscita simultaneamente; poco male, non rimane che collegare la cuffia direttamente al mezzo che riceve i dati audio.
Dove si registra? Out of the box, l’apparecchio è già pronto a ricevere audio sulla flash RAM interna da 4 Gb cortesemente inclusa nel circuito; in aggiunta, è possibile aggiungere altra capacità di storaggio sfruttando lo slot per microSD Card o Memory Stick Micro M2. L’audio viene acquisito, al massimo della definizione, in formato PCM lineare 24 bit @ 96 kHz; come vedremo in seguito, sono disponibili tutte le versioni downgraded abitualmente diffuse sul mercato.
Il trasferimento dati sfrutta la porta USB 2.0 o, nel caso di card addizionali, l’inserimento delle medesime in appositi slot hardware.

Comandi e connessioni
Come accennato in precedenza, sulla fronte dell’apparecchio trovano posto i due microfoni a condensatore e le porte d’ingresso per i segnali stereo line e stereo mic. Esiste una precisa scala gerarchica che privilegia in prima istanza la porta External Stereo Mic, poi la connessione External Line Input e successivamente la coppia di Internal Condenser Microphone. Peccato non poter usare simultaneamente, sulle due tracce, la coppia di segnali microfonici e la coppia di segnali linea. Chissà, magari in una prossima revisione software…

Sul lato destro dello strumento, sono alloggiati il connettore per il remote control, l’interruttore di accensione/spegnimento e hold (per congelare il pannello comandi contro manomissioni involontarie) e la regolazione di volume. Meno visibili, ma sempre accessibili (a patto di avere unghie abbastanza lunghe), i due selettori per la definizione del Recording Level (Manual e Auto) e per la selezione di Mic Sensitivity (High e Low). En passant, segnaliamo come quest’ultimo controllo abbia un range di funzionamento a dir poco entusiasmante: il piccolo PCM-M10 può essere buttato in una sala prove di metallari scatenati e, se i microfoni sono su low sensitivity, la registrazione sarà comunque di livello più che gestibile. Giù il cappello! In aggiunta, è disponibile un Low Cut Filter con cui eliminare rombi e frequenze subsoniche indesiderate.

Sul lato sinistro, oltre all’alloggiamento per la microSD/M2, fanno bella mostra i connettori per l’alimentatore esterno, l’uscita configurabile Line Out/Headphone Out e la presa mini USB 2.0. Perché è necessario configurare il comportamento d’uscita Line/Phone? Perché, nel primo caso, il livello di ascolto è molto più elevato, tale da fondere il malcapitato paio di cuffie collegato inavvertitamente. Peccato, come accennavamo altrove, non poter gestire simultaneamente i due percorsi d’uscita Line Out e (monitor) Headphone Out; del resto, sarebbero state necessarie due connessioni indipendenti.

Funzionalità
Volete avere la comodità del display in italiano? Nessun problema: basta scegliere la lingua desiderata ed il gioco è fatto. Magari, evitate di sabotare il D10 dei vostri amici selezionando i caratteri cirillici…
L’utente indeciso può affidarsi ciecamente alla regolazione automatica di livello per il recording: durante le fasi di assestamento del circuito, è consigliabile fare lo stesso casino che si presuppone uscirà fuori durante l’esecuzione vera e propria; D10 si regolerà sul massimo picco rilevato ed agirà di conseguenza. Come in altre apparecchiature, sono previsti 10 folder diversi in cui depositare i propri files; ciascuna cartella può contenere - memoria permettendo - fino a 99 files indipendenti.

Pur in assenza di Edit Options vere e proprie (per queste, è necessario trasferire il file sul Mac/PC e poi infierire con un editor esterno, tipo il Sound Forge cortesemente fornito in bundle), è quantomeno possibile dividere il file audio appena registrato per poi tagliarne via una porzione incriminata. Particolarmente utile, da questo punto di vista, la possibilità di inserire precisi marcatori durante la registrazione (mai a distanza inferiore al mezzo secondo l’uno dall’altro) o durante il playback (in quest’ultimo caso, ogni marker inseritò farà bloccare la riproduzione). Dopo aver posizionato tutti i segnalibro che servono, ci si può spostare tra un marker e l’altro o ricorrere al comando Divide All T-Mark, per ottenere una sorta di time slice pronto ad essere esportato.
PCM-M10 è costantemente in Pre-Recording: appena si preme Rec (per mettere in standby l’apparecchio), entra in funzione un buffer audio circolare che cattura gli ultimi 5 secondi prima del solid recording vero e proprio; in questo modo, qualsiasi take in levare o qualsiasi ispirazione estemporanea può essere catturata (quasi) senza colpo ferire.
Una sorgente audio di livello particolarmente ingombrante, o soggetta a improvvise variazioni, può essere tenuta sotto controllo con il selettore Low/High precedentemente illustrato e, in aggiunta, con il Limiter di bordo; quest’ultimo ha un margine utile di 12 dB, superati i quali alza bandiera bianca.
In riascolto, è possibile facilitarsi la vita sia grazie allo spostamento Easy Search (che permette la navigazione veloce bidirezionale all’interno del file), sia - per squisiti motivi didattici - innescare una logica di ripetizione incondizionata A/B, tra due punti precedentemente individuati nella registrazione.
Variare l’intonazione
PCM-M10 prevede la possibilità di modificare la velocità di riproduzione e/o l’intonazione originale della registrazione; nel primo caso, il range utile è pari a -75/+100% della velocità di partenza; l’intonazione può essere spostata in un range pari a +/- 6 dB.
Densità dei bit e sampling Rate
Alla massima potenza, PCM-M10 registra una coppia di tracce Left-Right a 24 bit in formato PCM lineare, con sampling rate pari a 96 kHz; da questa coppia di valori, si può scendere progressivamente, mantenendo la linearità PCM, fino a 16 bit @ 22.05 kHz. Da questo punto in poi, si abbandona il regime lineare e si inizia a comprimere l’audio con l’algoritmo MP3: sono disponibili i tre tagli di densità 64, 128 e 320 kbps (kb per secondo), tutti @ 44.1 kHz di sampling rate.
Quando la memoria interna non basta
È il momento di inserire una microSD card, al massimo da 16 Gb; le marche supportate - stando all’owner’s manual - sono Toshiba, Panasonic e SanDisk; i tagli utili sono 1, 2, 4, 8 e 16 Gb. Vista la formattazione delle card, i file audio continui debbono essere più piccoli di 2 Gb.
Per avere un’idea degli ingombri, ricordiamo la rule of thumb: 1 minuto di audio stereo 16 bit @ 44.1 kHz = 10 Mb.

Accessori in dotazione
La confezione è piacevolmente ricca di accessori, parafernalia e gadget utili all’impiego immediato dell’apparecchio; oltre al registratore vero e proprio, troviamo: l’alimentatore di rete esterno DC 3 Volt positivo al centro (in alternativa, è possibile sfruttare la coppia di batterie stilo AA cortesemente fornite); il laccetto con cui assicurare al polso il registratore; il remote control RM-PCM001 con cui pilotare a distanza Rec, Pause, Stop e T-Mark; il cavo USB Mini per il transito bidirezionale dei dati su Mac/PC. Non è tutto: oltre al CD con le Operating Instructions, è cortesemente fornito un secondo CD con l’installer di Sound Forge Audio Studio 9 LE; la manualistica cartacea comprende un Getting Started disponibile anche in italiano ed un vero e proprio Operating Instruction Manual purtroppo solo in inglese.

Considerazioni
Gran bel suono, cioè grande trasparenza sonora, specialmente al massimo dei 24 bit/96 kHz, navigazione nel menu opzioni non più ostica di quella proposta in altre apparecchiature similari; connettività ben spalmata per ingressi ed uscite (peccato per l’alternanza forzata Phones/Line Out), ingombri e pesi assolutamente irresistibili. PCM-M10 cade naturalmente nel palmo della mano e, altrettanto naturalmente (sia se state registrando un concerto di nascosto, sia se state intervistando un deprimente uomo politico) le dita si trovano subito sui comandi giusti; il display retroilluminato è sufficientemente chiaro. Prima di farsi venire “stretta” la configurazione stereo forzata dei due microfoni, avrete modo di consumare l’apparecchio in decine di possibili applicazioni.
Qualche suggerimento? Registrare in sala prove, riprendere concerti e serate, fare del sano sound chasing in giro per la città o nel suburbio, interviste e ENG, registrazioni più o meno clandestine…
A voi la scelte; in tutti i casi, SONY vi guarda dall’alto e vi benedice.



2 commenti
Interessante. Mi lasciano un po' perplesso ...
Mi lasciano un po' perplesso solo i microfoni, per posizionamento e dimensione.
D'altra parte, questo è un formato tascabile e relativamente robusto.
Complimenti per la rece. Io per i miei clip uso il Tascam DR-100 dici che vale la pena farne una recensione?
Sarebbe facile farla, ma l'unico altro simile che conosco bene è lo Zoom H2, non sono in grado di fare comparazioni se non leggendo quello che si dice in giro sugli articoli comparativi che si trovano in giro.
io direi di si...
In effetti, i microfoni fissi sul Sony sono abbastanza discutibili, almeno potevano mettergli un controllo per variare l'angolo di ripresa...
ciao!
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