Tutti i particolari in cronaca... Una delle (oggettivamente) poche novità di questo Frankfurt MusikMesse targato 2010 è stata la disponibilità fisica del neonato Moog Taurus 3, il bass pedal synthesizer che, giunto alla sua terza incarnazione, potrebbe riscrivere le sorti di un certo prog rock apparentemente congelato in precise nicchie d’utenza.Il condizionale è d’obbligo per almeno due buoni motivi: a) Moog Taurus 3, come tutti gli strumenti costruiti “a mano” non è proprio regalato; b) tutti i 1000 esemplari costruiti in questa short run sembra siano già venduti. Staremo a vedere come andrà a finire.
I precedenti
Il primo Moog Taurus mark I vide la luce nel 1976 e divenne immediatamente parte integrante del setup di polistrumentisti come Geddy Lee (Rush), John Paul Jones (Led Zeppelin) e Mike Rutherford (Genesis), tanto per nominarne alcuni; ma pochi ricordano come l’apparecchio facesse originariamente parte di un sistema composito, il famigerato Moog Constellation, che nei due anni precedenti era stato testato on the road da Keith Emerson: le parti di sint polifonico e molti dei fraseggi monofonici di Karn Evil 9 nel tour del triplo vinile erano stati realizzati sul polifonico Apollo e sul monofonico Lyra, ovvero due terzi del sistema Constellation; il terzo componente era, per l’appunto, il nostro Moog Taurus Mark I.

Nel 1981, lo strumento venne coinvolto in un restyling generale (era la stessa infornata che portò al Memorymoog ed al Source) che vide la separazione tra pedaliera vera e propria ed elettronica di controllo; quest’ultima risultò alloggiata in un cabinet angolato che, una volta sospeso su un supporto metallico tubolare, raggiungeva l’altezza giusta per l’intervento sui parametri timbrici. Ricordiamo che il Moog Taurus II, con tanto di pitch e mod wheel, non ebbe un successo commerciale stratosferico, ma probabilmente erano periodi bui per l’elettronica analogica.

Taurus 3
E, finalmente, eccoci ai giorni nostri: Amos Gaynes, Cyril Lance, Steve Dunnington e gli altri geniacci dentro Moog Music hanno preso un vecchio Moog Taurus Mk I, l’hanno sbattuto sul tavolo operatorio e hanno proceduto ad una vera e propria autopsia. Il risultato finale è, opportunamente condito con gli aggiornamenti irrinunciabili, il nuovo Taurus 3, destinato a scuotere dalle fondamenta i subwoofer del pianeta - perlomeno, per i mille e passa fortunati che riusciranno a metterci le mani sopra.

Struttura di sintesi
Taurus 3 è dotato di due oscillatori audio, rigorosamente analogici come tutto il resto del percorso audio, che confluiscono nel classico filtro Low Pass 24 dB/Oct Moog e, da questo, in un amplificatore controllato in voltaggio; un’ottava di pedaliera, un LFO programmabile, un arpeggiatore ed una coppia di inviluppi AD/ADS sono le sorgenti di controllo estemporanee e programmabili, ai quali devono essere sommati due regolatori “a pedale” per il volume e per il parametro sotto editing.
Senza fare la trascrizione completa del manuale operativo che, tra le altre cose, è liberamente scaribabile in rete, è il caso di segnala talune caratteristiche invero gustose.

Oscillatori
I due oscillatori sono mono forma d’onda, cioè generano solo la dente di sega classica - la più adatta per il filtraggio low pass e per la generazione di timbriche synth bass; solo l’oscillatore B è dotato di controlli per la variazione d’intonazione: con questi, è possibile impostare un lieve battimento (attenzione alle fluttuazioni estreme di volume in uscita) o un andamento per quinte, quarte o altri intervalli parallelli. L’intonazione globale è regolabile nelle tre ottave Low, Mid, High, con accesso diretto mediante footswitch dedicato sulla plancia comandi.

Filtro
Non può essere altro che il filtro Moog a quattro celle RC, ovviamente. Il filtro del Moog Taurus 3 fischia che è una bellezza, se esagerate con la Resonance. Diciamo che, per avere un basso granitico in grado di bucare i mixaggi, vi conviene tenere la Resonance al minimo; se invece vi interessa Tom Sawyer dei Rush, meglio mettere la Resonance a 7/10; se continuate ad esagerare, il ricircolo di segnale vi sommergerà. Attenzione! Più resonance mettete in circolo, prima perderete di vista il synth bass nel mixaggio generale. Musicista avvisato…

Interazione tra Filter ed Amplifier Envelope
È un semplice Attack/Decay, ovvero prevede la possibilità di rendere più o meno immediato l’attacco (un transiente variabile tra 5 e 56 millisecondi) e più o meno prolungato il decadimento (da 50 msec a 2.8 secondi). L’assenza del segmento di Sustain potrebbe far innalzare più di un sopracciglio: vediamo di chiarire le cose.
Una volta che il Filter Envelope ha svolto il suo compito, portando cioè “a spasso” la frequenza di taglio del filtro ed atterrando sul minimo livello nominale (corrispondente al valore di Cutoff espresso sul pannello comandi) rimane ancora operativo l’Amplifier Envelope che è dotato di Attack, Sustain e Decay disinseribile. Ciò significa che la nota di synth bass durerà in Sustain a filtro tutto chiuso fino a che il Gate di pedaliera terrà impegnato l’inviluppo d’ampiezza. In questo modo, si possono programmare note che partono cariche di armoniche sull’attacco, perdono energia progressiva nel decadimento e rimangono belle dense, ma molto filtrate, lungo tutta la durata dell’evento stesso.



2 commenti
Minchia quando muovi la resonance si sveglia ...
eh si....
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