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Buchla 200e - Lo strumento di Richard Lainhart

Torniamo a Lainhart: la sua configurazione Buchla è stata concepita per fornire, dicevamo, quattro voci di polifonia/politmbricità sotto controllo della tastiera Continuum; ciascuna delle quattro voci è articolata in maniera apparentemente semplice, ma spremuta al limite delle possibilità operative.

La configurazione Buchla 200e di Richard Lainhart

Model 201e Powered Cabinet
Model 201e Control and Signal Router
Model 225e MIDI Decoder/Preset Manager
Model 227e System Interface
Model 250e Arbitrary Function Generator
Model 259e Complex Waveform Generator
Model 261e Complex Waveform Generator (x4)
Model 266e Source of Uncertainty
Model 281e Quad Function Generator
Model 291e Triple Morphing Filter (x2)
Model 292e Quad Dynamics Manager (x2)
Model 297 Infinite Phase Shifter

Il tutto è strutturato in maniera tale da poter offrire simultaneamente cinque voci indipendenti: quattro sotto il controllo della Continuum Fingerboard (attraverso interfaccia CVC) ed il quinto sotto controllo del sequencer di bordo, cioè del 205e Arbitrary Function Generator.

Modulari dal vivo: ahi ahi ahi…
Come per altri musicisti alle prese con sistemi modulari (ci viene in mente il duo Pantomorph, ma se ne potrebbero citare altri), il punto critico è sempre quello relativo all’accesso immediato a più timbriche possibili senza dover riconfigurare manualmente la struttura. Già dall’epoca del primo, storico concerto di Jazz in the Garden, con il quartetto di sintetizzatori Moog, e poi con gli esperimenti live di Keith Emerson, è apparso chiaro come - a fronte di un’oggettiva flessibilità d’uso - il sintetizzatore modulare sia un sistema “set and forget”, come dire: una volta che hai fato le connessioni, ti tieni “quella” struttura con “quelle” capacità timbriche. Unica eccezione, da questo punto di vista, potrebbe essere rappresentata dagli spericolati (ed ingiustamente sottovalutati) interventi di live patching realizzati da David Borden ed i suoi Mother Mallard’s Portable Masterpiece.

Non dimenticate che la trasportabilità e la compattezza in un unico cabinet Buchla (per un musicista che ha un’attività live intensa come Lainhart) è fondamentale. Ciascuna voce, dicevamo, sfrutta il doppio Complex Waveform Generator, cioè una coppia di oscillatori audio che può lavorare tanto come semplice generatore di forme d’onda, quanto come network carrier/modulator, per realizzare timbriche complesse, dal contenuto armonico assolutamente imponente. A questo proposito, segnaliamo che il valore Y della Fingerboard, cioè lo slittamento in avanti del dito, è spesso mappato proprio a regolare l’indice di modulazione, cioè la quantitè di variazione timbrica, di complessità armonica, che ciascuna delle quattro voci è destinata a produrre. Il suono del doppio oscillatore passa nel morphing filter ed è articolato, molto spesso, con la semplice variazione di pressione Z sulla Fingerboard. Lainhart, come nel vecchio Ondes Martenot, affida alla “dinamica + aftertouch” di tastiera l’intero compito di inviluppare il segnale; in questo modo, con lievi pressioni progressive può aprire dolcemente il segnale, tamburellando più energicamente sulla tastiera riesce a creare staccati e timbriche percussive; non è facilissimo, ma è sicuramente mooolto espressivo.
In talune situazioni, ovvero in alcune patches memorizzate nel Buchla, Lainhart preferisce un approccio più tradizionale con l’articolazione, utilizzando il convenzionale “inviluppo” Buchla, offerto dal quadruplice modulo 292e; ricordiamo che ciascuno dei due circuiti 292e sviluppa simultaneamente quattro inviluppi AR che sono liberamente concatenabili dall’utente, per ottenere traiettorie d’articolazione assai complesse. Nella configurazione teorica, ciascuna delle quattro voci può avere due inviluppi a due stadi o, con opportune modifiche, un inviluppo a quattro stadi.
Ci si potrebbe chiedere come sia possibile gestire quattro più una voce di polifonia con soli tre più tre filtri… Il mistero è presto svelato: i due moduli 291e Triple Morphing Filter sfruttano banchi indipendenti di “snapshots” che, nella terminologia Buchla, contengono veri e propri valori d’inviluppo richiamabili a distanza e concatenabili in sequenza cronologica; in questo modo, se ritenuto necessario, si può contare su un’articolazione di tastiera (la sensibilità della Continuum Fingerboard), un’articolazione d’inviluppo “ufficiale”, fornito dai due quadruplici 281e Function Generator ed un’articolazione virtualizzata nei filtri, grazie agli snapshots dei 291e.
La quinta voce è dedicata allo step sequencer e, molto spesso, viene utilizzata per realizzare un bordone timbrico/ritmico in cui il semplice suono triangolare dell’oscillatore, opportunamente inviluppato, crea un incastro percussivo direttamente conseguente alla velocità di crociera dei singoli step.

Un modulare con le memorie!!!
Tutti i moduli che contengono la “e” minuscola nella sigla possono essere messi sotto il controllo del memorizzatore 225e Decoder/Preset Manager. La vera “forza” di questo sistema modulare è proprio nella possibilità di automatizzare i percorsi audio e quelli di modulazione, richiamandone - in tempi differiti - collegamenti e regolazioni parametriche. Intendiamoci: non è possibile materializzare, tra un preset e l’altro, collegamenti fisici che nel frattempo potrebbero essere stati modificati. Come nel Clavia Nord Modular G2 (si parva magnis licet componere), è possibile prevedere una serie di variazioni parametriche applicabili all’interno della stessa struttura: non un modulo in più, non un circuito di meno potranno interagire con le 40 memorizzazioni Buchla che ricorderanno i valori di ciascun potenziometro, ciascuno switch e - collegamenti fisici permettendo - ciascun percorso sorgente/destinazione. Inutile dire, quindi, che l’abilità di Lainhart, nel realizzare una singola patch fisica in grado di fornire complessivamente diverse variazioni timbriche, risulta fuori dal comune.

Come vengono gestite le memorizzazioni? Tramite modulo 225e MIDI Decoder/Preset Manager, che svolge il doppio compito di interfaccia MIDI multicanale e unità di programmazione; all’interno dello strumento, corrono - trasparenti all’utente - diversi tipi di buss per la comunicazione dei dati di intonazione (verso gli oscillatori), key velocity (verso gli amplificatori), impulsi (per l’innesco degli inviluppi); il buss delle intonazioni può gestire simultaneamente quattro flussi di codici nota, inviandoli ad altrettanti moduli di oscillatore (ricordiamo che il doppio oscillatore disponibile in ciascun modulo fornisce tutto l’armamentario per i regimi di FM Lin/Exp). La struttura può lavorare tanto in modalità monofonica di controllo (tutti i segnali confluiscono su un unico buss per articolare molti parametri separati) o polifonica (tante linee di sintesi indipendenti, che agiscono parallelamente per creare una polifonia - nel caso di Lainhart a 4+1 voce).
In aggiunta, ed eccoci alla parte più “spericolata”, è possibile usare il modulo 210e Control and Signal Router che, di fatto, contiene due matrici 8x5 dedicati otto segnali audio su cinque destinazioni e otto segnali di controllo su cinque destinazioni. In pratica, otto sorgenti di controllo (inviluppi, sequencer, voltaggi della tastiera, ma anche modulazioni cicliche eccetera) raggiungono costantemente gli ingressi della matrice che è collegata, altrettanto costantemente, a cinque possibili destinazioni (ad esempio le intonazioni degli oscillatori, la simmetria delle onde quadre, la frequenza di taglio del filtro, l’ampiezza del vca, la posizione panpot del segnale). A seconda delle necessità, il musicista può memorizzare gli accoppiamenti tra (poniamo) key velocity ed ampiezza del vca o inviluppo e frequenza di tagli, con la possibilità di verificare immediatamente il percorso realizzato che è visualizzato dalla matrice di led luminosi. A patto di non dover mai staccare o riattaccare qualcosa, cioè limitandosi a otto per cinque, il sistema è virtualmente illimitato.

Stessa cosa per la matrice audio; peccato che - ma è una filosofia Buchla non modificabile - i due percorsi, audio e modulazioni, siano tenuti rigorosamente separati…

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