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Roland per i tastieristi al NAMM

Dalla Roland con furore… Le novità nipponiche dell’ultimo NAMM. Ogni volta che Roland si muove, per un motivo o per l’altro, i musicisti fanno attenzione a quello che esce fuori. Il NAMM appena concluso ha visto una compatta rosa di nuove proposte Roland destinate, come spesso accade, a far parlare. In attesa delle inevitabili addizioni francofortine, questa è l’occasione buona per fare il punto della situazione.

VP-7 Vocal Processor
La tecnologia di accompagnamento vocale automatizzato, basato sulla codifica dell’intonazione e la realizzazione pressochè in tempo reale di armonie “sintetiche”, è da tempo nell’arsenale delle potenzialità Roland. Il nuovo apparecchio VP-7 sfrutta diverse modalità operative per rinforzare, con una nutrita libreria di timbriche vocali PCM residenti, l’esecuzione live del musicista.
Le configurazioni più immediatamente godibili comprendono: Female Choir, Boys Choir, Gregorian Choir e Jazz Scat; già con queste quattro, semplicemente eseguendo gli accordi dell’armonia su un qualsiasi MIDI controller collegato all’apparecchio, è possibile riempire tutti gli spazi dell’arrangiamento, fino alla più totale maestosità gregoriana (o, in alternativa, con la più scanzonata componente swingante dello scat vocale).
In aggiunta, grazie alla tecnologia Vocal Designer (già sperimentata con successo nei precedenti modelli VP), il musicista può risolvere il problema più grande nella generazione automatizzata di cori: la gestione del testo cantato. A differenza di quanto ottenibile con una libreria PCM, che contiene solo fonemi, vocali e quant’altro rigorosamente accordati su base cromatica, nel caso della logica Vocal Designer, è la stessa voce del musicista - opportunamente catturata tramite headset microphone in dotazione - ad essere analizzata, sdoppiata o triplicata fino alla realizzazione dell’armonia. Questa volta, quindi, le voci artificiali cantano - in perfetto allineamento espressivo - le parti che il musicista “dichiara” nel microfono. Non ci sono più limiti di testo.
Inutile ricordare che, a discrezione, si può richiedere un’esecuzione in duetto o in trio, ma è anche possibile rinunciare volutamente all’espressività autentica e tornare al classico comportamento vocoder vintage, cioè all’andamento robotico che ha fatto buona parte del kraut cosmico anni ’70 e 80. A coronare il tutto, il riverbero incorporato che permette l’immediata “ambientazione” dei segnali elaborati.

V-Combo VR-700
Due considerazioni preliminari: il mercato delle tastiere si sta progressivamente cristallizzando, rimpiccolendo sotto i colpi del software; l’unica oasi felice sembra essere - a parte i sintetizzatori dedicati - il mondo (altrettanto dedicato) delle stage keyboards, apparecchiature cioè specificamente disegnate per risolvere in un colpo solo tutte le necessità del tastierista on the road. Strumenti dotati di una certa escursione (minimo 73 note) ed in grado di offrire piano, organo, clavinet, qualche timbrica sintetica… il tutto concentrato sull’immediatezza simultanea delle diverse logiche operative. VR-7000 entra a pieno titolo in questa irrequieta fascia di mercato.
Seconda considerazione: dopo l’impressionante know-how dimostrato nella realizzazione del V-Piano, Roland non poteva lasciarsi scappare un’occasione per riconfermare la capacità tecnologica padroneggiata; ecco il motivo per cui anche nelle combo keyboards - o, se preferite, negli stage pianos - è approdata la mitica sigla “V”, abbreviazione di Virtual.
Detto questo, veniamo al VR-700.
Cosa serve al tastierista dal vivo? Poche timbriche ricorrenti, possibilmente di grande qualità: organo tonewheel (meglio se con tecnologia mediata dal precedente mondo VK-Roland), pianoforte acustico (regolarmente multisampled e rinforzato dalla V-Synthesis), una serie ben mirata di timbriche sintetiche di caratura professionale. Poi, ovviamente, un’interfaccia utente che sia sufficientemente strutturata per non risultare troppo sbilanciata sull’organo o sul pianoforte; quindi pesi e dimensioni dei tasti calibrate e, soprattutto, un bel set di drawbars “fisici” pronti a farsi strapazzare… La sezione organo offre, oltre al cuore Virtual Tonewheels, una selezione ben differenziata di possibili amplificatori statici e rotativi, adatti alle timbriche jazz, rock, blues, funk e gospel. La tastiera 76 note, in formato waterfall, cioè squadrato ma privo del tradizionale “ricciolo” da pianoforte, può coprire con egual funzionalità i glissandi da elettrofonico e le fast run più propriamente pianistiche. I suoni residenti comprendono: organo tonewheel, acoustic piano, strings, brass, bass (acoustic/electric); è possibile utilizzare due timbriche contemporaneamente in split/layer e, grazie al D-Beam Roland, si può automatizzare la “frenata” del generatore virtuale tonewheel per simulare le tipiche cattiverie emersoniane. L’apparecchio può essere potenziato con una pedaliera piatta a 20 note che incorpora il pedale d’espressione e l’interruttore slow/fast indirizzabile. Connessioni audio bilanciate e porta USB per acquisizione/playback di file esterni completano la potente dotazione.

A questo punto, una domanda: possibile che Roland non tiri fuori un sintetizzatore per il 2010? Possibile? Secondo noi, c’è qualcosa che bolle in pentola… del resto, Francoforte è quasi dietro l’angolo.

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