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Open Labs - DBeat

Open Labs, sulla scia dei più noti (almeno per ora) NeKo e MiKo, presenta un nuovo innovativo prodotto destinato alla Dj music. La caratteristica principale di DBeat sta nell'integrare tutto ciò che serve per il tipo di utilizzo indicato. Controller, monitor, software ed interfaccia audio: questo è DBeat. Vediamolo più in dettaglio

Partiamo con l'esplorazione di questo prodotto dal profondo: il computer. DBeat integra (come NeKo e MiKo) un computer di ultima generazione capace di fornire delle prestazioni adeguate. La CPU installata è Intel Core2 Duo da 3.0 GHz, la RAM è portata al limite dei 4 Gb mentre l'HDD è da 320 Gb, spazio entro il quale è possibile installare tutti i programmi ai quali si è abituati ed i VST/i necessari. Utilissimo il monitor da 12" sensibile al tocco, magari meno pratica la Trackball con la quale muovere il puntatore del mouse. Due pulsanti posti poco sotto svolgono la classica funzione di tasto sinistro e destro del mouse.

L'interfaccia audio integrata arriva ad una risoluzione massima di 96KHz - 24bit mettendo a disposizione dell'utilizzatore nel pannello posteriore 4 In e 6 Out. Sono disponibili inoltre 2 ingressi microfonici phantom-powered utilizzabili anche come ingresso Hi-Z (PreSonus Firebox). Non potevano mancare S/PDIF In/Out e MIDI In/Out. Integrando un computer, vengono rese disponibili anche altre connessioni capaci di aumentare la versatilità offerta da DBeat. Sul pannello posteriore sono disponibili 4 porte USB (2.0), 1 FireWire (400), 1 Ethernet (10/100/1000) ed un'uscita video DVI-I utile sia per proiettare dei video che per avere una visuale "più pratica" dei programmi in esecuzione.

Una porta USB è invece posta sul pannello laterale destro nel quale divide lo spazio con un pratico multi-card reader/writer alla destra del quale è possibile accedere ad un masterizzatore DVD. Insomma, un computer in tutto e per tutto. Per gli amanti dell'iPod; è integrato anche un supporto al quale collegarlo, rendendo così la musica al suo interno disponibile alle operazioni di mixing.

Lato controller, non è da meno. Dispone infatti di una serie di Pads (classici dei Music Production Center), 9 Faders, 1 Cross fader, 29 Konobs, controlli di trasporto ed una serie di pulsanti assegnabili.

DBeat è disponibile in due versioni: DBeat e DBeat PRO.

Le due versioni si differenziano sostanzialmente per il numero di suoni inclusi (7000 per la versione base e 10000 per la versione PRO) e per la dotazione di software (PRO dispone anche di Ableton Live 7, Sylenth, Mr. Porter Sounds, Digital Sound Factory).

Questa la dotazione di software condivisa dalle due versioni:

  • Open Labs Riff
  • REAPER
  • GURU
  • Deckadance

E' comunque possibile installare a proprio piacere i software desiderati.

Arriviamo alla nota dolente: il prezzo.

E' comunque adeguato alle sue caratteristiche attestandosi, per il DBeat versione standard, alla cifra di $2999 e per il modello PRO alla cifra di $3799.

8 commenti

Ah, ecco!

I dj sono davvero impagabili: è incredibile l'entusiasmo e il trasporto con cui riescono a mixare due cagate!
Con questo macchinino, poi...!
Modificato da perrynason il 2 agosto 2009, 23:20

Re: Ah, ecco!

Più che mixare, la complessità sta nel creare le musiche che poi andranno mixate.

Re: Ah, ecco!

Va bene, parliamone seriamente.
La macchina in questione offre software sofisticati e numerosi controlli per editare musiche. In pratica uno strumento "all in one" che raggruppa computer, mixer e synth. E avrà pure incredibili potenzialità, ma a giudicare dai demo, il risultato è una banalissima serie di loop ritmici con effetti sonori del tutto simile a ciò che puoi ottenere con una batteria elettronica di 15 anni fa, una modesta tastierina e un buon mixer. Dunque una macchina complessa per produrre banalità? O sono i dj che non sanno andare oltre le banalità di 15 anni fa?
Il risultato è ugualmente deprimente.
Mi è capitato di fare "pre discoteca" col mio gruppo in alcuni locali: la gente rimane inebetita intorno al palco, sta lì e ti guarda come si guarda un extraterrestre, senza muovere un muscolo, tanto che se non attacchi un pezzo dietro l'altro senti un silenzio assordante nelle pause. E quando parli col gestore ti dice che è andata benissimo, quella è la reazione normale coi gruppi live.
I frequentatori di discoteche non riescono a capacitarsi che si possa fare musica con strumenti veri. Semplicemente hanno perso questo concetto. Sono come bimbi di fronte a un fenomeno sconosciuto. Poi arriva il dj con uno di questi "complessi" scatolotti, fa partire un ritmino unz con un suono ridicolo e tutti si rianimano come se gli avessi acceso un interruttore. Una tristezza indicibile!
No, per "creare" un loop di batteria elettronica e quattro effetti sonori non serve una macchina "complessa".
Che poi i produttori debbano sfornare novità per tenere vivo il settore è un altro discorso...
; )
Modificato da perrynason il 3 agosto 2009, 11:46

Re: Ah, ecco!

Diciamo che ciò che interessa alle masse (ma fortunatamente non a tutti), soprattutto quando si ha a che fare con musiche di questo tipo, è il risultato finale.
Quello che in tanti non comprendono è che il Dj che in discoteca "mette i dischi", è la parte finale di una catena. Prima di lui (od in alcuni casi lui stesso) qualcuno ha suonato le basi e realizzato quanto necessario.
Poi, il discorso del pubblico al quale ci si trova davanti è relativo. Mi spiego.
Se prima di un concerto di musica lirica fai suonare un gruppo Punk o che suona un genere simile, otterrai lo stesso risultato nel quale vi siete trovati tu ed il tuo gruppo. Non è un discorso di persone, di mentalità, di ignoranza od altro, ma di luoghi. Qui si parla di gusti che, come tali, sono indiscutibili.

Re: Ah, ecco!

D'accordo sul discorso musica / luoghi appropriati. E qui è responsabilità dei gestori dei locali.
Ma quando suoni in questi posti non è che la gente ti snobba o fa qualcos'altro: rimane lì fino alla fine esterrefatta perchè qualcuno suona "per davvero".
Vuol dire che si è chiusa in un mondo musicale ristrettissimo. E qui non è solo questione di gusti o di luoghi. Direi che si può parlare di ignoranza musicale.

Re: Ah, ecco!

Considera anche che molti frequentatori di discoteche sono anche assidui frequentatori di concerti. Ad ogni modo non me la sento di generalizzare.

Re: Ah, ecco!

Giusto. E non voglio generalizzare nemmeno io. Infatti c'è anche chi alla fine viene a farti i complimenti mentre sei lì che smonti, ma quando stanno nel branco seguono l'andazzo.
La cosa più preoccupante è la tendenza sempre più diffusa a ricreare l'effetto discoteca ovunque: nei bar, nei negozi, nelle spiagge, perfino dai parrucchieri. Innumerevoli situazioni pre e post discoteca, mentre i locali in cui si suona live sono sempre meno.
Per non parlare del fatto che spesso un mediocre dj viene pagato meglio di un gruppo capace e ben rodato.

Re: Ah, ecco!

Purtroppo c'é anche una questione economica dietro. A livello di spazio e di costi molte volte è meno dispendioso e più fruttuoso un Dj. Tra l'altro, percentualmente accontenta più persone. Stesso discorso delle case discografiche. Si cerca di accontentare le masse (quelle che portano i soldi).

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