I parametri di performance e di unione. Le due sezioni di sintesi sono regolabili complessivamente mediante Mix percentuale; la loro accordatura di base viene definita con il doppio selettore FEET, che permette la sintonizzazione su un piedaggio variabile tra 16” e 2”.
L’intonazione fine viene gestita mediante Detune II e/o pitch control concentrico. Il voltaggio tastiera può intervenire su brilliance/cutoff e level/amplitude in maniera differenziata per le tessiture basse o acute.
Direttamente desunto dal venerabile GX-1, l’unico LFO di cui è dotata la macchina influenza globalmente tutte e 8 le doppie voci di polifonia: denominato Sub-Oscillator, il circuito in questione permette la selezione della forma d’onda desiderata (compreso l’eventuale voltaggio presentato alla porta EXT sul pannello posteriore), la regolazione di velocità ed il dosaggio di intervento su VCO (vibrato), VCF (wah), VCA (tremolo).
La dinamica di tastiera e la pressione polifonica (ulteriori particolari in seguito) sono ruotabili al controllo del bend envelope amount (key velocit), o di sub-osc/lfo speed, vco freq mod intensity, vcf cutoff mod intensity (poly aftertouch).
Altrettanto singolo, come il sub-oscillatore, il Ring Modulator influenza globalmente tutte le voci di polifonia: dotato di un suo generatore AD dedicato, può essere utilizzato per ottenere lente modulazioni RM/AM o, velocizzando l’oscillatore sinusoide interno, arrivare alla creazione di sidebands clangorose con cui stravolgere completamente il segnale originale. Da non dimenticare che: a) la velocità di modulazione del ring è automatizzabile mediante inviluppo AD, quindi si possono ottenere cambiamenti dinamici nel tempo; b) il ring è uno, le voci sono 8, quindi si possono ottenere dei cluster armonici che confinano velocemente con il rumorismo industriale…

I parametri left hand
Raggruppati a sinistra della tastiera, trovano posto il selettore glissando/portamento, con cui legare i diversi key cv in maniera quantizzata per semitoni o in modo continuo; il selettore sustain 1 / 2 permette di alternare – in realtà – la logica di voice assign reset o rotate, differenziando il comportamento delle diverse voci in sovrapposizione di release. La sezione Tremolo/Chorus è studiata per offrire una buona –secondo i criteri degli anni ’70 – approssimazione del rotary speaker, con tanto di diversa velocità selezionabile e speed/depth regolabili con continuità.

Conclusioni: perché il CS-80 rimane imbattibile
Eh eh, non tanto per la qualità timbrica o per le capacità offerte dal canale di sintesi (da questo punto di vista, ci sono altre macchine vintage molto più potenti), bensì per la superba qualità della sua interfaccia utente, ovvero per la risposta della tastiera, del ribbon e –in misura appena minore- dei performance controllers: la tastiera offre cinque ottave ben calibrate, con risposta alla dinamica ed alla pressione polifonica (per dirla in termini Yamaha, Initial Velocity e After Velocity). In questo modo, ciascuna nota all’interno dell’accordo o del fraseggio può essere variata e controllata su base individuale sia nel transiente iniziale (con la key velocity/initial velocity) che, a posteriori, scavando nel tasto con la pressure (poly afterouch/after velocity). I due segnali di controllo sono regolabili indipendentemente per la gestione del filtro (brilliance) e del vca (level); ovviamente, vista la struttura doppia del CS-80, ciascuna delle due linee parallele di sintesi offre controlli indipendenti, per un totale di otto slider di pannello dedicati alla gestione dei controlli di tastiera. Non bisogna dimentare, inoltre, la possibilità di controllare con il voltaggio di tastiera lineare – il positional key cv- con cui variare indipentendemente, sulle regioni basse e acute della tastiera, la gestione della cutoff frequency (ancora brilliance low/high) e del vca gain (ancora level low/high)
A questo si aggiunge il fenomenale ribbon controller, di cui si è ampiamente discusso, il ring modulator “globale” e l’insieme dei left hand controller, con la furbissima implementazione degli effetti di chorus/tremolo. Tutti particolari ben difficilmente replicati sulla gran quantità degli apparecchi costruiti in seguito.
Perché la tastiera del CS-80 è così sensibile e facilmente controllabile? Per un ottimo motivo: all’interno dell’apparecchio, i tasti sono montati su leveraggi lunghi ben 45 centimetri, ne più ne meno la dimensione di una meccanica tradizionale riscontrabile in un buon pianoforte a coda… Leva lunga = maggior controllo da parte delle dita = maggior peso ed ingombro dello strumento.
You pay what you got.

Conclusioni: perché il CS-80 rimane un incubo ineguagliato
Perché pesa tantissimo e, di conseguenza, spostarlo diventa un incubo per tutte le perniciose interazioni con i trimmer che regolano l’intonazione: ad ogni trasporto corrisponde una progressiva perdita di intonazione; provare per credere…
Perché, nonostante tutto, non è mai perfettamente intonato – globalmente e voce per voce – con variazioni che superano spesso (dipende dal grado di conservazione) i limiti concessi ad una circuitazione full analog.
Perché la sua struttura di voce, per quanto raddoppiata in I e II sovrapposti, una volta spremuta per benino, offre poco spazio di manovra.
Perché, i preset di pannello, a parte i controlli di brilliance e level, non sono editabili in alcun modo (vi tocca aspettare il Prophet 5 o l’ObX): ci doveva essere un motivo per seminare tutti questi controlli nella parte bassa del pannello…
Perché, checchè se ne dica, il filtro passa basso a 24 dB/Oct suona meglio del 12 dB/Oct e, stringendo, il CS-80 fa (molto) bene solo un certo tipo di suoni, ariosi, evocativi o, nel caso dei brass, più inclinati verso la sezione di corni medio-cupa, grassi quanto si vuole, ma mai penetranti o dinamicamente sconvolgenti.



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