Modelli. La struttura con matrice integrata obbliga il costruttore a rispettare un certo tipo di dimensioni “imponenti”, inoltre, l’utilizzo privilegiato della tastiera a cinque ottave, disponibile tanto monofonica che bifonica, ma anche con doppia generazione su split zonale, comporta una dimensione massima di pannello che può ospitare fino a quindici “moduli”, laddove tre posizioni, le due estreme e quella centrale, vengono quasi sempre occupate dai patching points (gli accessi laterali alle matrici) e da un blank panel in posizione centrale.
Il primo sviluppo dello strumento vede la configurazione 3 + 5 + 3, con ben cinque blank panel che dividono le matrici ed i moduli intermedi; successivamente, si preferisce passare alla configurazione 6 + 6 che, oltre ad offrire una locazione in più, permette di mantenere una certa qual simmetria visiva con le expansion wings, ovvero con i pannelli ancillari di espansione. Non mancano, almeno nella documentazione fotografica superstite, realizzazioni custom in grado di ospitare 19 module space in un unico cabinet, suddivisi in 3 blank panel, 3 blocchi da 5 ed un power supply unit; in questo caso, i cabinet che alloggiano le tastiere vengono opportunamente prolungati sulle estremità.
I cabinet sono disponibili tanto nelle costose – e spettacolari – versioni da laboratorio, in solido legno di noce lucidato a mano, che nelle costose – e pratiche – versioni portatili (o meglio, portabili) con rivestimento in tolex. La necessità di spostare, seppur sporadicamente, il proprio sistema modulare per un concerto è una preoccupazione presente presso quasi tutti produttori di sistemi modulari del periodo, basti pensare alla differenziazione Moog tra i modelli 3C e 3P: gli stessi moduli alloggiati in differenti stili di cabinet.

Espansioni?
Non lasciatevi fuorviare dal nome: si tratta di sintetizzatori in tutto e per tutto (come al solito, nei modulari conta quello che ci si mette dentro, non la forma esterna…), fatti per ospitare un massimo di sei moduli connessi alla matrice più un settimo eventualmente sostitutivo del blank panel. Nell’esemplare che abbiamo avuto a disposizione, il blank panel è stato regolarmente sostituito con il Noise / Random, l’unico moduli in grado di fornire uscite audio indipendentemente dalla matrice di connessione. L’ottava posizione nell’expansion wing è inevitabilmente occupata dal Power Supply Unit, che fornisce corrente per tutta la baracca.

Prezzi?
Salati, non c’è che dire: riportiamo, a titolo di cronaca, il listino ufficiale del 1972, in dollari americani del periodo:
Model 1001 Blank Panel 5.00
Model 1002 Power Control Panel 75.00
Model 1003 Envelope Generator 195.00
Model 1004 Voltage Controlled Oscillator 190.00
Model 1004t Voltage Controlled Oscillator 245.00
Model 1004r Voltage Controlled Oscillator 235.00
Model 1004p Voltage Controlled Oscillator 225.00
Model 1005 Mod Amp 295.00
Model 1006 Filt Amp 210.00
Model 1016 Dual Noise / Random Voltage Generator 190.00
Model 1023 Dual Voltage Controlled Oscillator 445.00
Model 1027 Sequencer 445.00
Model 1033 Dual Delayed Exponential Envelope Generator 215.00
Model 1036 Sample & Hold / Random Voltage Generator 270.00
Model 1045 Voltage Controlled Voice 575.00
Model 1046 Quad Envelope Generator 405.00
Model 1047 Multimode Filter / Resonator 270.00
Model 1050 Mix Sequencer 245.00
Model 2508A UnPowered Cabinet 345.00
Model 2508B Combine Cabinet 495.00
Model 2508C Full Upper and Lower Matrix 595.00
Model 2508D Full Powered Cabinet 770.00
Model 2516 14-Module Cabinet 995.00
System 2516 2508D + 2508A (15 moduli) 1265.00
System 2523 2515A + 2508C (22 moduli) 1590.00
System 2531 2515A + 2508D + 2508A (29 moduli) 2260.00
Model 3001 Keyboard 1 voice, 4 octave 300.00
Model 3002 Keyboard 1 voice, 5 octave 350.00
Model 3212 Keyboard 1 voice, 2 octave / 2 voice, 3 octave 425.00
Model 3222 Keyboard 2 voice, 2 octave / 2 voice, 3 octave 475.00
Model 5002 Power Supply Unit 75.00
Model 5100 Power Supply Unit Kit 150.00
…niente male, vero?

In sintesi
I punti di forza, comuni a tutti gli strumenti ARP sono facilmente identificabili:
- oscillatori assolutamente stabili, compensati in temperatura e quindi insensibili alla progressiva deriva tipica delle componenti analogiche; senza arrivare alle “stellari” prestazioni del successivo Serge Modular, un banco di oscillatori ARP rimane accordato più a lungo, molto più a lungo di un corrispondente banco di oscillatori Moog. (Lo stesso Bob Moog ha semre riconosciuto senza problemi la superiorità degli oscillatori, non mancando di far notare la superiorità Moog nel campo dei filtri);
- impiego pionieristico di componentistica logica ad esempio i contatori decadici, che permettevano la realizzazione di moduli dalle prestazioni particolari e, per certi versi, uniche;
- disponibilità di voice modules omnicomprensivi (il concetto verrà saccheggiato in anni successivi dai progettisti del System 100M by Roland – e non sarà l’unica idea modulare presa in prestito alla ARP…) che permettono di ottenere in unico ingombro tutte le funzioni di una voce monofonica di buon livello;
- disponibilità di moduli esotericamente funzionali, come il balanced modulator, dotati di prestazioni “da laboratorio” per una costruzione musicale assolutamente allo stato dell’arte;
- la matrice switching che, diafonia a parte, permette di mantere costantemente pulito l’aspetto del pannello frontale, senza annegare in un mare di spaghetti e senza mai perdere di vista il percorso dei segnali audio e di controllo;
- possibilità di utilizzare due tastiere simultaneamente e di estrarre, dalle medesime, diverse linee di controllo cv/gate contemporaneamente; la destinazione a “sequencer transposer” per un’estensione di tastiera è una brillante idea ARP ripresa in epoche successive da Dave Rossum e Scott Wedge (nel E-Mu Modular System) e poi da Mario Maggi (nel prestigioso Synthex);
- a proposito di tastiere: con l’ARP 2500 non ci sono i “keyboard garage” di Moog, i contenitori delle tastiere, a parte il modello 3604 utilizzato anche con il 2600, sono costruiti in maniera tale da poter sostenere direttamente l’ingombro del cabinet moduli. La stessa accortezza costruttiva verrà rispettata da Rossum e Wedge con il loro Emu Modular.
E i difetti? Beh, anche quelli non mancano:
- la già citata matrice switching, particolarmente sensibile alle diafonie e spesso in grado di mandare a pallino le regolazioni più sensibili – bisognava semprepreoccuparsi di “allontanare” il più possibile i segnali audio più significativi;
- capacità tutto sommata ridotta nel gestire connessioni multiple: le due matrici possono smistare fino a venti sorgenti indipendenti: con i cavi (ma anche con i pin del EMS) i limiti funzionali sono molto più elevati;
- anche se l’aspetto è assolutamente imponente, lo spazio utilizzato è parecchio, specialmente se paragonato alla quantità di funzioni ottenibili;
- inevitabilmente, l’elevato coefficiente di struttura meccanica utilizzata, unita alla qualità elevata dei componenti, comporta(va) un prezzo d’acquisto del tutto stellare, alla portata di utentei molto privilegiati;
- il suono dei filtri: checchè se ne dica, il filtro ARP non è il componente che si fa ricordare di più per le sue caratteristiche timbriche: prima del “plagio” perpetrato nel 2600 - dove venne saccheggiato il design Moog low pass – il filtro ARP utilizzato nel 2500 è un anemico low pass quattro poli o un ancora più soffice filtro multimodo single pole/dual pole… lontani dalle caratteristiche sonore che hanno poi fatto la storia del sintetizzatore.



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