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Oberheim Xpander - Prima Parte

L’analogico al suo apice. Quando, nel 1984, Tom Oberheim autorizza il progetto Xpander, la comunità musicale si è da poco affacciata sul MIDI, il suono analogico ha ancora un suo pubblico –anche se, da li a poco, sotto i rudi colpi della FM prima e dei PCM based poi , sparirà drammaticamente – e, più in generale, il mondo è più buono di quanto non risulti oggi…

Negli anni immediatamente precedenti, il mercato musicale era stato diviso a colpi di polifonico analogico, Prophet 5 e OB-8 contrapposti a Jupiter 8 sull’altra sponda dell’oceano; l’Xpander Oberheim, incarna la summa delle conoscenze tecnologiche applicate al mondo della sintesi sottrattiva analogica: mai prima di allora, ed in realtà mai fino ai nostri giorni, tanta abbondanza di controlli e funzioni verrà messa a disposizione del musicista.

 

Accennavamo a Tom Oberheim, ma è corretto ricordare che l’Xpander è il primo sintetizzatore marcato Oberheim in cui Tom non interviene a livello di progettazione: tutto il lavoro viene svolto da Marcus Ryle e Michael Dodoic, che (guarda tu le coincidenze…) in anni più recenti passano in casa Alesis e sono i principali responsabili del progetto Andromeda A6.
Bene, torniamo all’Xpander. Il concetto di base è semplice: costruire un congruo numero di voci di sintesi, dotandole ciascuna di una quantità pressochè impressionante di moduli e funzioni, il tutto sotto il controllo di un processore centrale che permetta la gestione fluida dell’insieme, con il rispetto della più flessibile logica politimbrica.
Bene, allacciate le cinture che partiamo…

C’è Matrix e Matrix…
Abbiamo imparato che dal modello Xpander discende direttamente il mostro Matrix 12, ma la sigla Matrix è stata utilizzata in casa Oberheim anche per indicare altri modelli, non tutti (anzi, per dirla chiaramente, nessuno) all’altezza del primo modello.

Matrix 6
Sintetizzatore a tastiera, cinque ottave sensiibili all’aftertouch, all’initial velocity e –in certe revisioni software- alla release velocity. Sei voci di polifonia utilizzabili multitimbricamente; ciascuna voce sfrutta due DCO, oscillatori drammaticamente digitali; viene utilizzata la matrix modulation e l’editaggio avviene mediante unico display con data entry progressivo (prima si sceglie il parametro, poi si imposta il valore desiderato…). Il suono, nei limiti dei DCO, non è proprio malaccio, ma neanche troppo esaltante. Da notare che la tastiera con aftertouch del Matrix 6 è la sorgente più immediata per il reperimento del aftertouch kit necessario al retrofit sul Matrix 12…

Matrix 6R
Versione rack mount del precedente, non troppo ingombrante; rispetta lo stesso sistema di editaggio su data entry, e – a fronte di un ben scarso successo commerciale – complici anche le non floride condizioni della Oberheim, sparisce rapidamente.

Matrix 1000
Versione mono unità rack del precedente motore di sintesi, singola uscita monoaurale; interfaccia utente ridotta al minimo – un semplice display a tre cifre, che può essere usato per selezionare i 1000 suoni interni. Come si editano i suoni? Semplice: non si editano, o perlomeno, non dal pannello frontale. Delle 1000 locazioni interne, quelle dedicate all’utenza RAM, sono infatti modificabili solo tramite MIDI, con apposito editore, che è poi lo stesso – prodotto da terze parti, ad esempio la defunta Opcode – utilizzato su Matrix 6/6R.
Il suono è lo stesso dei modelli precedenti: DCO e tanta buona volontà…
Da notare che le versioni più vecchie dello strumento hanno ancora il pannello nero; in epoca successiva, durante il drammatico periodo Gibson, verrà rispolverata la vecchia livrea bianca, con preciso riferimento all’aspetto dei primi moduli S.E.M.

OB-Mx
Niente a che vedere con l’asse genealogico Xpander-Matrix 12… Lo citiamo qui solo perché rappresenta forse la più drammatica occasione perduta nella storia dei sintetizzatori: immaginate di mettere in una stanza, insieme ai più validi progettisti Oberheim, anche un guru come Don Buchla, fategli sviluppare una voce di sintesi particolarmente tosta, con due filtri diversi (stile Moog e stile Oberheim), inviluppi e lfo multipli, possibilità di modulazioni incrociate e poi, quando tutto sembra promettere bene, proprio sul più bello, interrompete i lavori e commercializzate lo strumento così come si trova… Eccovi il (potenzialmente) fenomenale OB-Mx; se solo qualcuno si decidesse a terminarlo…

Lo strumento
L’Xpander Oberheim è un apparecchio volutamente senza tastiera – per quella, dovrete aspettare iol 1985, con la commercializzazione del Matrix 12 – ma con la possibilità di controllare indipentemente ciascuna delle 6 voci mediante CV-Gate o, in alternativa, mediante il neonato protocollo MIDI. Le sei voci di polifonia, tra le più ricche mai progettate in tecnica analogica, possono gestire una diversa timbrica, e pertanto l’apparecchio utilizza un doppio modo operativo – oggi tradizionale – denominato Single Patch (tutte e sei le voci hanno lo stesso suono, scelto tra 100 locazion RAM) e Multi Patch (le sei voci possono avere, in maniera e percentuale variabile, diversi suoni, da due a sei contemporaneamente, ed il risultato è memorizzabile in altre 100 locazioni RAM).
La gestione dei parametri avviene mediante suddivisione in diverse Soft Pages, che permettono di richiamare almeno due diverse “schermate” di parametri ciascuna; ogni schermata viene visualizzata su due lunghi display fluorescenti ed il musicista interviene mediante sei encoder e dodici tastoni di selezione.
Per la prima volta in uno strumento analogico, viene implementata la Matrix Modulation, ovvero la possibilità – direttamente desunta dal vecchio mondo modulare – di collegare una qualsiasi (beh, quasi una qualsiasi) sorgente ad una qualsiasi (beh, quasi una qualsiasi) destinazione, decidendo caso per caso intensità e polarità positiva o negativa dell’intervento. Chiaramente, per non costringere ogni volta l’utente a reinventare la ruota, le modulazioni più comuni sono già preconfigurare e risultano sempre disponibili all’uso: ad esempio il voltaggio di tastiera è sempre abilitato al controllo dei due oscillatori, ma – nel caso – può essere disinserito a favore di un’altra sorgente di controllo. Ventisette sorgenti di modulazione e quarantasette destinazioni possono essere collegate con un massimo simultaneo di venti connessioni nella matrix modulation; per innescare la ventunesima connessione, è necessario cancellare una delle precedenti. Niente male, per il 1984…
Particolare non da poco: il pannello frontale dello strumento riproduce lo schema a blocchi della singola voce di sintesi, permettendo all’utente più esperto, una immediata navigazione a vista, senza necessità di consultare il manuale utente (che, rimanga tra noi, è uno dei più chiari, divertenti e formativi manuali che siano mai stati scritti).
Già dall’accordatura – siamo in un mondo real analog – si capisce la classe dell’apparecchio: si accordano i dodici oscillatori (due per voce), si tengono le onde quadre ben simmetriche, si accordano i filtri, si regolano le resonance e si tarano pure i guadagni dei VCA; il tutto in modalità di innesco differenziato. Per ritrovare tanta flessibilità d’uso bisogna aspettare i nostri giorni, con l’avvento dello sfortunato Alesis Andromeda A6 (che, guarda caso, ha una stretta parentela con il nostro Xpander…).
La filosofia di funzionamento dell’apparecchio è molto semplice: le singole soft page contengono i parametri necessari al controllo dei diversi moduli (VCO 1, VCO 2, Filter/Amp, Envelope Generator 1-5, FM/Lag, LFO 1-5, Tracking Generator 1-3, Ramp Generator 1-4, Miscellaneous.
Ciascuna pagina è in realtà articolata in due pagine, una principale ed una secondaria, visualizzabile premendo il tastone PAGE 2; in ogni pagina, vengono ospitati da 1 a 6 parametri diversi simultaneamente, ciascuno regolabile direttamente con il proprio encoder o – previa selezione/underscore con il tastone corrispondente – mediante impostazione numerica eseguita sul keypad di navigazione. Quasi tutti i parametri possono essere considerati destinazioni di modulazione: per assegnare una qualsiasi sorgente, basta premere sulla destinazione (ad esempio la resonance di un filtro) e si accede alla Modulation Page corrispondente. Ogni destinazione di modulazione può essere controllata simultaneamente da sei diverse sorgenti, ciascuna dotata della propria intensità/polarità diversa; ciascuna delle sei sorgenti di modulazione può essere sottoposta a quantizzazione forzata per semitoni… Ma, come dicevamo prima, per ogni patch possono esistere contemporaneamente fino ad un massimo di 20 modulazioni diverse, a parte quelle più comuni hardwired, cioè già rese disponibili dalla struttura dell’apparecchio.
Passando in Multi Mode, gli stessi tasti che richiamano le soft page diventano il riferimento per altrettante pagine di gestione parametrica… con calma che ci arriviamo.

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