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Le origini del fuzz

Le origini del fuzz

Questo articolo è un doveroso riconoscimento a un tipo di effetto che ha segnato un passaggio fondamentale nella storia della musica moderna. Già dall’inizio degli anni '50, molti chitarristi scoprirono più o meno casualmente di apprezzare il suono distorto. Una delle prime registrazioni in cui si sente una chitarra distorta è "Rocket 88" di Ike Turner (1951), eseguita con un amplificatore danneggiato durante il trasporto.

di Sykk 09 DIC 12
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Un altro esempio è "Maybellene" di Chuck Berry (1955). In questo caso l’amplificatore non era danneggiato, ma si trattava di un piccolo amplificatore economico spinto oltre i livelli del pulito.
Parliamo quindi di distorsioni molto leggere finché nel 1960, durante le registrazioni di "Don't Worry" di Marty Robbins, un guasto sul mixer generò un effetto fuzz sul basso.
La canzone ebbe successo, e Glen Snoddy, il tecnico delle registrazioni, fu contattato da svariati chitarristi country che richiedevano di poter ottenere lo stesso suono.
Fu così che il nostro Glen decise di presentare un progetto alla Gibson, che diventerà famoso con il nome di Maestro Fuzz Tone e sarà prodotto dal 1962.

Il Maestro Fuzz non fu notato subito da tutti, altrimenti Dave Davies dei Kinks forse avrebbe risparmiato lo speaker del suo amplificatore nel 1964, anziché tagliarlo con una lametta, e ora ci sarebbe un suono diverso nella storica "You Really got me".

È ironico pensare che le vendite si impennarono solo nel 1965, grazie a un pezzo suonato da un chitarrista ormai famoso per utilizzare quasi esclusivamente chitarra e amplificatore. Mi riferisco ovviamente a Keith Richards dei Rolling Stones con "Satisfaction".

Ma si sa, noi chitarristi siamo esigenti. Fu così che Vic Flick, il chitarrista famoso per aver scritto la colonna sonora dei film di James Bond, chiese al tecnico Gary Stewart Hurst di modificare il suo Fuzz Tone in modo che avesse più sustain. Siamo ancora nel 1965, anno in cui nasce il SolaSound Tonebender.

Da qui in avanti saranno prodotti svariati altri Fuzz. Eccone alcuni degni di nota:

1962 - Maestro Fuzz Tone
1965 - Tonebender MK1, un Maestro modificato da Gary Hurst per dargli più sustain
1966 - Tonebender MK1.5 / Vox Tonebender
1966 - Dallas Arbiter Fuzz Face, derivato dal Vox ma dal suono meno brillante
1966 - Tonebender MK2, il Bender più cattivo, quello di Jimmy Page
1966 - Roger Mayer Octavia, l’effetto ottava si aggiunge al fuzz
1966 - Mosrite Fuzzrite, usato dai Grand Funk Railroad
1968 - Univox Super fuzz
1968 - Fender Blender
1968 - Tonebender MK3, dal suono più morbido rispetto al precedente
1970 - Tycobrahe Octavia
1971 - Electro Harmonix Big Muff, un mostro di gain

Il fuzz era un effetto così richiesto che alcuni produttori di chitarre ne inserirono il circuito direttamente all’interno dei loro strumenti.
Ma gli anni ’70 diedero anche alla luce anche altri effetti di boost e distorsione, e molte band preferirono questi suoni più moderni e definiti.
Negli anni '80, con l’avvento dell’Heavy Metal, i suoni cambiano ulteriormente. Gli amplificatori con master volume e i rack resero sempre meno necessari gli effetti di gain a pedale.
Ci sono ovviamente le eccezioni, ma dovremo aspettare il grunge e gli anni '90 per un grande ritorno dei fuzz, con Smashing Pumpkins e My Bloody Valentine.




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