Con il senno di poi quell'immagine è così semplice da sembrare inevitabile.
La fotografia trasforma il quotidiano in rito, e da quel giorno migliaia di persone ripeteranno la camminata, spesso bloccando lo stesso traffico che nel 1969 era stato fermato per pochi minuti. Nello stesso giorno, 8 agosto, nel 1988, gli N.W.A pubblicano Straight Outta Compton, e anche in quel caso la geografia diventa dichiarazione di identità; Abbey Road e Compton sono lontanissime per storia e linguaggio, ma entrambe dimostrano che un luogo richiamato con precisione può diventare un aggregatore universale.
Knebworth, l'addio che nessuno riconosce
Il 9 agosto 1986 i Queen arrivano a Knebworth Park in elicottero. L'anno di Top Gun ripete "I feel the need - the need for speed", e il Magic Tour ha la stessa scala spettacolare: luci, schermi, potenza, una band abituata a comandare stadi e platee di ogni grandezza. Davanti a oltre 120mila persone Freddie Mercury non appare come un uomo al termine di qualcosa, anzi, corre, scherza, conduce il pubblico con la sicurezza di chi sa trasformare una parola in un gesto collettivo. Brian May, Roger Taylor e John Deacon lasciano spazio al movimento della voce sennza annunciare alcun commiato, ciononostante sarà l'ultimo concerto dei Queen con Mercury.
Proprio questa inconsapevolezza rende Knebworth diverso da un addio programmato, perché non c'è retorica ma soltanto il lavoro ordinario di una grande band al massimo della sua portata. La registrazione video completa non viene realizzata, un'assenza quasi inconcepibile nell'epoca odierna in cui ogni spettatore ha in tasca una telecamera, restano però audio, immagini frammentarie e memoria. La cultura pop ama ripetere, a volte senza ritegno, che "The show must go on", ma quel giorno lo spettacolo va avanti senza sapere che sta chiudendo il suo capitolo più importante, e a posteriori è difficile non trasformare ogni gesto in un segnale. In quel momento era semplicemente un'altra serata di lavoro per i Queen.
Jerry Garcia e il concerto come organismo
Il 9 agosto 1995 muore Jerry Garcia, e nello stesso anno il cinema trasforma un'emergenza spaziale nella frase "Houston, we have a problem"; per la comunità dei Grateful Dead il problema è più difficile da risolvere, perché non esiste un sostituto per il centro informale di una cultura costruita nell'arco di trent'anni. Garcia non è il guitar hero inteso come l'atleta dell'assolo, è il gobbo di Notre Dame della chitarra rock, le sue nove dita tessono un fraseggio che nasce dal bluegrass, dal blues, dal country, dal folk e dal jazz, con un attacco morbido e una logica melodica che preferisce il viaggio alla conclusione. La carriera di Garcia con i Dead segna ogni esecuzione con cambi di direzione senza preavviso, ma soprattutto sembra l'incarnazione musicale perfetta dell'idea di multiverso.
Le scalette dei Dead sono un'operazione a cuore aperto, non sono repliche promozionali dell'album, i brani passano l'uno nell'altro, cambiano pelle di continuo, e il pubblico segue le tournée e si scambia bootleg che oggi appaiono quasi più importanti degli album ufficiali stessi; prima delle piattaforme e delle community digitali, i Deadhead costruiscono una rete analogica di cassette, indirizzi postali e racconti. Per un chitarrista, d'altro canto, Garcia dimostra che l'improvvisazione non coincide necessariamente con una sequenza di lick imparati al punto giusto da poter essere spostati nei vari box. La musica di Garcia richiede memoria tematica, sensibilità ritmica e disponibilità a lasciare che la frase - senza dare anticipazioni - possa perdere la strada per accettare la temporaneità come primo step verso ciò che è l'ineluttabile.
La morte di Jerry Garcia non interrompe soltanto una band, mette fine al punto di riferimento fisico di una comunità itinerante.
Quattro musicisti in una stanza
Il 12 agosto 1968 Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham provano insieme per la prima volta; nei cinema 2001: A Space Odyssey ha già insegnato al pubblico a diffidare della voce calma di HAL. Dentro lo studio dei futuri Zeppelin non ci sono computer, soltanto strumenti, amplificatori e la necessità di capire se quattro personalità possano diventare una band coesa al punto da crescere senza arrivare alla distruzione totale. La memoria dei protagonisti indica Train Kept A-Rollin' come prima scintilla: il brano viene dal rhythm and blues, è già passato attraverso il rockabilly e gli Yardbirds, ma nelle mani di questo "nuovo gruppo" acquista massa sonora e dinamica.
Page ha un progetto chiaro in mente, ma la scoperta decisiva è Bonham... La batteria non accompagna il riff, lo ingrandisce con colpi che sembrano spostare l'aria e la stanza stessa. Jones, invece, possiede una disciplina armonica e una capacità di orchestrazione che ahimé gli verranno riconosciute molto più tardi nella sua carriera, e Plant, dalla sua, sembra poter salire sopra il volume di qualsiasi band con lo stesso charme di un monaco buddista. I futuri Led Zeppelin comprendono subito di poter passare dal sussurro acustico al peso elettrico senza cambiare identità, è il contrario di una costruzione a tavolino, perché l'idea preesiste ma la band nasce quando il suono reale la abita prendendo possesso dei quattro ignari componenti.
Nel giro di settimane i The New Yardbirds cambieranno nome e registreranno un debutto che tutt'ora conserva l'urgenza di quella prima prova fatta senza troppe scommesse.
Il Black Album rallenta per andare più lontano
Nelle sale cinematografiche Terminator saluta tutti con "Hasta la vista, baby", ma il 12 agosto 1991 esce Metallica, presto chiamato Black Album, e nel giro della musica "pesante" molti temono che i Metallica si stiano congedando dal thrash. Hanno ragione. Dopo le strutture estese e angolari di ...And Justice for All, Enter Sandman procede su un riff elementare soltanto sulla carta: l'effetto dipende dal peso degli accenti, dalle pause e dal modo in cui basso e batteria entrano nello schema generale del brano, e successivamente dell'album. La copertina nera in qualche modo invita anche al confronto con Smell the Glove, il disco nero immaginario degli Spinal Tap: una coincidenza che la cultura rock non poteva prevedere o ignorare.
Per chi "c'era quando potevano muovere il mondo" è il momento della scissione totale con i Metallica, è l'album che porta la band della Bay Area a scegliere di allargare la sua fanbase rinunciando a qualche spigolosità nei riff e nelle scelte tecniche...
Gli album che verranno dopo, per molti, sono soltanto fantasmi di una carriera che nel 1991 varca la soglia del commerciabile provando comunque ad accontentare tanto i puristi, quanto quelli che una maglietta nera, sudata e strappata dal moshpit non l'hanno mai indossata. Trentacinque anni dopo, il Black Album resta il caso da manuale di una band che pensa molto più in grande della cerchia sonora che ha contribuito a creare. I Metallica non perdono il loro pathos, ma qualcosa cambia nel profondo, e anche nelle tracce di un album incredibile da ascoltare ancora oggi, si possono leggere i segni di un cambiamento che per moltissimi equivale ancora oggi ad una rinuncia di fede.
Lester William "Les Paul" Polsfuss
Sempre il 12 agosto, nel 2009, muore Les Paul, quel Lester che ha sperimentato con chitarre solid body, sovraincisione, echo, variazioni di velocità e registrazione multitraccia, e che con Mary Ford ha inciso dischi nei quali voci e chitarre sembrano moltiplicarsi senza limite. La sua eredità non coincide soltanto con il modello Gibson che porta il suo nome, ma è da ritrovarsi soprattutto nel gesto di registrare una parte, riascoltarla e immaginare ciò che può convivere con essa; nel delay usato come elemento ritmico; nel close miking che cambia la percezione dello strumento; nella possibilità di essere esecutore, tecnico e produttore nello stesso processo.
Tra l’8 e il 12 agosto la storia della musica sembra muoversi tutta intorno allo stesso gesto: attraversare una soglia. I Beatles percorrono pochi metri d’asfalto e consegnano al Novecento una delle sue immagini definitive; i Queen lasciano Knebworth senza sapere di aver appena salutato Freddie Mercury sul palco; con Jerry Garcia scompare il centro di gravità di una comunità che aveva fatto del viaggio una forma di appartenenza. In una stanza londinese, intanto, quattro musicisti scoprono di essere i Led Zeppelin, mentre i Metallica rallentano i loro ritmi per raggiungere un pubblico molto più vasto. E poi c’è Les Paul, l’uomo che dell'arte della sovrapposizione è riuscito a fare un'arte senza dover per forza essere il primo elemento per cui il mondo lo ricorda. È forse questo il filo che tiene insieme la settimana: alcune svolte vengono preparate, altre accadono senza che nessuno sappia riconoscerle.
La storia della musica spesso procede quasi sempre senza annunciarsi, per qualche minuto blocca il traffico e soltanto dopo, voltandoci indietro, comprendiamo che qualcuno ha attraversato la strada e che, dall’altra parte, niente è rimasto esattamente com’era.
Le precedenti uscite di Back In Time:
- Episodio 01