Chi l'avrebbe mai detto che la microtonalità avrebbe conquistato le luci della ribalta nel 2026? Ve lo dico io, nessuno. Assolutamente nessuno, perché l'aspetto microtonale degli Angine de Poitrine è la cosa meno "innovativa" che i due hanno portato sotto le luci della ribalta. A questo punto facciamo un passo indietro, però, perché le cose vanno viste con la giusta prospettiva.
Zuppa calda di microtoni per l'anima
Niente lezioni infinite: si dice microtono “qualsiasi intervallo inferiore in ampiezza al semitono”. Morale della favola se aggiungeste altri tasti tra un tasto e l'altro della vostra Les Paul o Stratocaster, finireste per avere dei microtoni sotto le dita. È quello che ha fatto anche il chitarrista/bassista degli Angine de Poitrine, letteralmente segando la tastiera e aggiungendone di nuovi. Esistono comunque delle opzioni acquistabili con il vil denaro, ma forse il naso e la maschera gli hanno impedito di vederle.
Ad ogni modo la musica microtonale fa parte dell'umanità fin dai tempi dei testi urriti ritrovati a Ugarit (stiamo parlando del 1400 a.C. circa), ma si può dire con buona pace dei sensi che il mondo occidentale non ha mai abbracciato la microtonalità in maniera così popolare come, invece, succede in certe tradizioni musicali provenienti dall'Est e dall'Oriente.
Non diamo spago al sensazionalismo che in questi giorni si ritrova (come da copione) tra alcune testate e content creator, intenti a smascherare gli Angine de Poitrine esclusivamente per il fatto che altri prima di loro hanno introdotto la microtonalità nel rock. Non sono i primi e non saranno gli ultimi. Grazie a Dio, o chi per esso, nella musica c'è spazio per molte cose, e proprio per questo accade che qualcosa di già sperimentato in passato torni a farsi ascoltare sotto una nuova veste (ed è proprio il caso di chiamarla "veste").

Quella sensazione di generale tensione mai completamente sciolta, una sorta di crampo uditivo che si staglia fra le sovrapposizioni, è il risultato di microtoni applicati con grande nonchalance ad un genere molto vicino al funk e al rock (math rock dicono alcuni). Un concetto erudito? Mah, anche no. Volendo, ogni volta che sbagliate l'intonazione di un bending suonando i vostri lick blues preferiti potete provare a dire che state sperimentando con i microtoni, ma è molto probabile che non vi credano se non vi mettete un bel costume a pois.
Quella di Khn e Klek, però, non è solo una "trovata" in senso dispregiativo, anzi, è un'intuizione molto intrigante per chi ama qualcosa di fuori dagli schemi, ma va detto che è sempre la proposta finale nella sua interezza a creare quell'effetto così forte che sta affascinando un po' chiunque (sottoscritto compreso).
Il packaging è tutto
Gli Angine de Poitrine stanno vivendo un momento positivo, quello delle classiche luci della ribalta. Tutti si sono accorti di loro e tutti li amano, da Rick Beato a Dave Grohl passando per l'ultimo arrivato tra gli youtuber di settore: tutti sono pazzi per Khn e Klek. Proviamo a smorzare gli entusiasmi, però, per puntare i riflettori su ciò che conta davvero. Il tempo dirà la verità sul successo del progetto, che siano una sensazione di passaggio, o un'idea nata per restare, non è cosa per noi dirlo in questo momento. Allo stesso modo gli estremismi che li definiscono la proposta più innovativa e assurda mai ascoltata, o la novità meno interessante del momento, non offrono grandi spunti per assorbire al meglio quello che in questo momento - che piaccia o meno - è sulla bocca di tutti nel settore musicale.
Di assolutamente innovativo, la storia insegna, non c'è quasi nulla. O meglio: tutto deriva, rielabora, copia e riformula. Anche l'innovazione parte dalla rielaborazione di qualcosa di noto. Ed è qui che gli Angine de Poitrine vincono a mani basse.
Sintesi, teatralità e minimalismo di facciata
Khn e Klek parlano una lingua tutta loro, le loro interviste sono incomprensibili all'umanità ma la loro musica invece lo è, anche se microtonale. Sì, perché sotto la coltre di battimenti sovrapposti e sotto la sagacia di suddivisioni ritmiche che spostano di continuo gli appigli più sicuri, c'è una matrice che ha un non so ché di ballabile. Gli Angine de Poitrine sono una sintesi molto azzeccata di intraprendenza sonora e accessibilità "popolare". Se si prendessero le sezioni ritmiche di progetti come Lettuce, Mouse On The Keys, Vulfpeck o King Gizzard & The Lizard Wizard, e si sottoponessero ad un trattamento microtonale, probabilmente si otterrebbe un risultato molto vicino a un duo ricoperto di pois monocromatici.

Il bello degli Angine de Poitrine è che sono scostanti il giusto e disarmanti quanto basta, sia sul piano sonoro, sia su quello visivo. Sintetici, minimali solo apparentemente, e sempre molto intelligenti nel frazionamento dei tempi e nelle scansioni ritmiche; il loro suono non avvolge ma punzecchia, non si stabilizza mai. Il duo si alimenta di micro-variazioni che hanno bisogno di ripetizione, reiterazione e ancora ripetizione, e questo solo per poter arrivare a concretizzarsi in una forma di rigenerazione sonora data espressamente dalla presentazione estesa e rinnovata di materiale che diventa dissimile solo con micro-spostamenti apportati nel corso del tempo.
Il groove, infine è la chiave per cui si empatizza facilmente con queste due entità che sembrano uscite da un Futurama disegnato da Yayoi Kusama, ed è anche il motivo per cui non si fatica a entrare presto in quel loop (o sovrapposizione di loop) che fa da turbine portante in una proposta che trova nella scansione ritmica, prima ancora che nella sua costruzione armonica, l'elemento fondante di tutta la baracca.
Di baracca si parla, ovviamente, anzi di baraccone. Gli Angine de Poitrine sono una manifestazione visiva tanto forte quanto quella uditiva, perché senza l'apparato di pois distribuito un po' ovunque tra corpo e strumenti, non si avrebbe la stessa esperienza uditiva. L'ascolto è facilitato dal sapere chi - o meglio, cosa - c'è dietro quelle note, perché la proiezione totale di questa proposta musicale si compie soltanto nel momento in cui estetica sonora e visiva si uniscono. Infine, prendere per il naso l'elitarietà della sperimentazione sonora come pratica aulica, e non giocosa, fa da ciliegina su una torta che provocherà fitte al torace di moltissimi (Angine di Poitrine = angina pectoris), ma che si muove su una preparazione tale da potersi prendere alla leggera anche quando - in maniera obbligatoria - di lasciato al caso non c'è davvero nulla. È provocazione su più livelli, concettuale, visiva e sonora, ma sempre condotta con una ottima dose di competenza.
Potrebbero sparire domani, o anche stasera, così come rimanere per sempre, di sicuro c'è che il riff della seconda sezione di Fabienk lo vedremo riproposto da una gran quantità di chitarristi (microtonali e non)... Cosa poi non così sgradevole - a mio parere - in tempi in cui l'alternativa più gettonata è quella di brani dove l'AI si prende carico di tutta la negligenza analogica in circolazione.
La tonalité est micro-morte, vive les Angine de Poitrine !
Onestamente penso che tu abbia ascoltato solo il brano che hai linkato, ed il fatto che tu non abbia menzionato i tempi dispari e ti sia solo focalizzato sulla microtonalita che è quella di cui parlano i generalisti sui social , e non una parola sul tiro, sulle dinamiche, sulla difficoltà tecnica, sugli effetti.. beh hai capito cosa ne penso
Non capisco tanto successo.
Ovviamente è solo la mia opinione, magari non li capisco.
Insieme a Mohini Dey e DarWin sono ciò che più apprezzo della musica contemporanea, e c'è davvero tanto a cui appassionarsi se solo uno avesse il tempo...
Probabilmente il loro successo deriva dal fatto di abbracciare un po' di progressive, un po' di rock, un po' di musica fatta con i loop, un po' di microtonalità, un po' di pazzia e un po' di controllo rigoroso, con l'attitudine di sparare in faccia messaggi non sempre piacevoli che il rock negli ultimi due decenni ha praticamente dimenticato. Hanno un pubblico ampio, composto sia da musicisti che non, e per questo fanno grandi numeri.
Insomma, hanno la proposta giusta al momento giusto.
- il concetto di "bello", "alla moda", "d'avanguardia", "cool" che ogni gruppo rock che sia rimasto nella memoria ha lasciato, o come singolo o come facente parte di una corrente. Non credo che alle nostre nonne piacesse così tanto vedere in tv le esibizioni dei gruppi glam rock.
- ciò che viene visto come sbagliato nel mondo "degli adulti", ai quali di sicuro non fa piacere sentirsi dire come dovrebbero comportarsi. Ogni riferimento a Bob Dylan, Joan Baez e compagnia bella è puramente voluto.
- la rabbia e la ribellione, che danno ancora più fastidio, e senza andare troppo indietro negli anni penso ai Rage against the Machine, ai Litfiba, ai 99 Posse,...
- la libertà di poter essere diversi da quanto la società impone, e penso ai Queen, George Michael, Mika (anche se non è propriamente rock).
Molta musica moderna (per noi vecchi inascoltabile, lo ammetto) sta tornando a dare messaggi, ma come ho scritto è per pochi teenager; gli Angine de Poitrine ti dicono che qualcosa di quello che facevi o ascoltavi era sbagliato, che potresti pensare diversamente, e te lo dicono senza necessariamente un testo (perlomeno in una lingua comprensibile).
Anche il jazz te lo dice, ma è più difficle da ascoltare per il grande pubblico perché meno appetibile o d'impatto, anche visivo.
Poi, come tutta l'arte, in qualcuno tocca delle corde e genera emozioni, in altri no. C'è chi si emoziona per una tela completamente blu, io ad esempio non ce la faccio proprio... ma apprezzo la musica di questo duo.
Quei travestimenti mi mettono caldo e ansia solo a vederli.
Forse perché sono vecchio (sì vecchio), dopo qualche minuto fatico ad ascoltare.
Riconosco comunque la loro originalità.
Per il travestimento, probabilmente anche i primi concerti di Ziggy Stardust sono stati bollati come mascherate ridicole. Il tempo è stato galantuomo.
Limitandomi al solo audio, può anche essere interessante.
Ma secondo me l'ha fatto con molto piu gusto, non ha avuto bisogno di refrettare la chitarra e non si è vestito da pagliaccio. Forse è per questo ha fatto molto meno parlare di se.
link
Poi se vuoi dire che una persona come il buon Derek Trucks "non ha tiro", ricordo solo che il nostro è uno dei più grandi chitarristi di sempre, è sui grandi palchi da quando aveva piu o meno 13 anni, e "tutti i giorni e due volte il sabato e la domenica" suona con i piu grandi di sempre; ricordo solo in maniera casuale: Eric Clapton, John Mayer, Vince Gill, The Allman Brothers Band, Marcus King, BB King, Bob Dylan, Joe Walsh, Stephen Stills, Warren Haynes ecc .. ecc ..
Ma forse tutti questi si sono sbagliati, perchè come dici tu non ha tiro, quindi avrebbero dovuto consultarsi con te prima di suonare con lui.
Poi parentesi: con Mark Knopfler non c'entra nulla, meno di zero; forse tu ti soffermi solamente (e molto superficialmente aggiungo) sul fatto che non fa uso del plettro.
Polemiche a parte, quello che voglio dire (e molti altri commenti che leggo sembrano concordare con me) questi signori sono tecnicamente bravi e rispettabili, ma la loro musica è discutibile e sembra che gran parte di questo parlare di loro sia dovuto a come si presentano scenicamente.
Parlo da musicista puro, e mi sembra che tutti i grandi musicisti non abbiano bisogno di mascherarsi, mettersi i leggins a pallini e vestirsi da buffoni.
E se dovessi scegliere su chi "buttare giù dalla torre", tra questi e Trucks (o Knopfler), non avrei proprio dubbi.