La leggenda metropolitana dice che i Radiohead si sciolgano una volta ogni due anni. Poi, come nulla fosse, ricompaiono. È successo di nuovo: dopo sette anni di pausa, un silenzio interrotto solo dai progetti paralleli (The Smile di Yorke e Greenwood, il disco solista di Philip Selway, l’avventura di Ed O’Brien con Earth), la band britannica ha deciso di rimettersi in marcia. La notizia è rimbalzata ovunque con la stessa forza di un drop elettronico: venti concerti in cinque città europee, tra novembre e dicembre 2025.
E se Madrid, Londra, Copenaghen e Berlino hanno già iniziato a lucidare i loro palchi, noi italiani possiamo permetterci un sorriso di compiacimento: Bologna, l’Emilia che sa di tortellini e riverberi, ospiterà quattro date all’Unipol Arena.

Bologna chiama, Radiohead rispondono
Il calendario è semplice e già segnato in rosso da migliaia di fan: 14, 15, 17 e 18 novembre 2025. Quattro serate che suonano come un piccolo festival monografico, un pellegrinaggio laico verso Casalecchio di Reno. Perché ammettiamolo: quando i Radiohead annunciano un concerto, non è solo musica. È liturgia, rito collettivo, un “ve l’avevo detto che sarebbero tornati” sussurrato tra amici.
Chi li ha visti sa già cosa aspettarsi: scalette imprevedibili, momenti di trance elettronica in cui Yorke sembra fluttuare e improvvise stoccate chitarristiche che ti ricordano come, sotto i synth e le trame digitali, ci sia ancora la linfa rock.
Il contorno della storia
Non ci sarà un nuovo album, almeno per ora. Però arriverà Hail to the Thief – Live Recordings 2003-2009, un live album in uscita il 31 ottobre. Una scelta che sembra quasi una presa in giro del destino: appena in tempo per rinfrescare la memoria prima di sedersi sugli spalti dell’Unipol Arena.
E mentre il disco ripropone il lato militante e abrasivo dei Radiohead, il tour promette di rimescolare tutto. Perché il bello di questa band è la capacità di non offrire mai ciò che ti aspetti: puoi andare a sentirli convinto di piangere su Exit Music (For a Film) e ritrovarti invece a ballare su Idioteque.
Biglietti, ovvero la solita odissea
La registrazione per l’accesso alla vendita parte venerdì e durerà 60 ore. Tradotto: sarà come sempre una gara di velocità, una roulette russa digitale in cui i più rapidi si aggiudicheranno il posto. E poco importa che l’Unipol Arena sia grande: i biglietti svaniranno con la stessa rapidità di un riff di Jonny Greenwood infilato a sorpresa in mezzo a una base elettronica.
Un ritorno che sa di déjà-vu
Gli ultimi tour dei Radiohead risalgono al 2018, in coda a A Moon Shaped Pool del 2016. Sembrava la fine, o almeno una lunga pausa. Invece eccoli qui, un po’ più grigi, un po’ più saggi, ma ancora capaci di trasformare una sala da concerto in un’esperienza quasi spirituale.
Philip Selway ha detto che tutto è nato per caso, “just for the hell of it”. Un modo elegante per dire che, a un certo punto, la nostalgia di suonare insieme ha preso il sopravvento. E quando succede a band come i Radiohead, conviene solo ringraziare il cielo e prepararsi.
Quattro sere, un’unica città, una band che ha scritto e riscritto le regole del rock e dell’elettronica. Bologna, a novembre, diventa il centro del mondo Radiohead. Che tu sia un fan di vecchia data che ancora sogna Creep o un adepto delle derive elettroniche, questa è la tua occasione.
E se qualcuno ti chiederà perché sei disposto a spendere soldi, tempo e notti insonni davanti al PC per un biglietto, la risposta è semplice: perché i Radiohead non sono solo un concerto. Sono una storia che continua, a dispetto di tutto.