Stevie Ray Vaughan Live at Montreux

di jean - accordiano #864 | 16 February 2003 @ 10:42 |
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jean ha scritto "Esiste chitarrista blues moderno che non conosca e rispetti Stevie Ray Vaughan? Spero di no. Comunque veniamo alla recensione di questo doppio live dato in pasto ai fans del texano circa due anni fa, a più o meno dieci anni dalla tragica scomparsa del nostro guitar-hero."

Il concerto del 1982 é stato, seppur breve (solo sette tracce per circa quaranta minuti di esibizione se non vado errato) e privo di molti dei "classici" di SRV, la sua più importante esibizione dal vivo, che lo portò a registrare il suo primo album ("Texas flood") e a lavorare in studio per "Let's Dance" di David Bowie. È stato anche, come Stevie ricorda parlando ai fans nel secondo concerto (datato 1985) "la prima volta in cui siamo stati fischiati" (riferendosi al suo trio).

 

E infatti, dopo un'introduzione tutta strumentale eseguita alla perfezione da Vaughan, Layton (batteria) e Shannon (basso), arrivano i primi, incomprensibili, "boos". Il fatto è, a quanto si legge nel booklet, che il pubblico di Montreaux si aspettava, probabilmente, il blues "dei campi di cotone", acustico e malinconico: l'approccio di stevie è invece prettamente muscolare, passionale, a volte quasi esibizionista. Già il suono della chitarra la dice tutta: due fender vibrotone tirati allo spasimo che coprono tutta la gamma timbrica della strato (in particolare i bassi profondi e le medio-alte) in maniera pungente e aggressiva, con una punta di "crunch" acida e un poco "zanzarosa". Un suono travolgente, autoritario, invadente, grezzo e proiettato in avanti che lascia la band in evidente secondo piano, tipico di tutta la produzione SRV, imitatissimo e inimitabile allo stesso tempo (e, aggiungo da chitarrista, estremamente difficile da gestire in contesti più complicati del trio blues "senza fronzoli" e foriero in ogni caso di grandi responsabilità: massimo rispetto per chi ha saputo farne un marchio di fabbrica). Se ci aggiungete una sezione ritmica solidissima ma poco incline alle "finezze", avrete capito perchè il pubblico di un jazz festival -in piena era fusion- era alquanto disorientato.

Ma nonostante le incomprensioni, anzi sono tentato di dire in risposta ad esse, sentiamo uno stevie ray che suona sempre al 110%, con una emotività tale che le note sembrano uscire direttamente dal suo stomaco, eppure, incredibilmente, il nostro stecca una sola nota in tutto il concerto (peraltro in maniera veniale), mentre ci regala soli incredibili e ritmiche che sembrano uscire da due chitarre assieme.

Nel frattempo ai fischi si mischiano gli applausi, anche se mai ovazioni quali quelle a cui, evidentemente, "little stevie" si era abituato dalle parti di austin (sua città "d'elezione"), come si evince dalla sua voce carica di emozione nel cantato e tremante, tesa, imbarazzata e sconfortata nei pochi, telegrafici colloqui col pubblico. Ciò nonostante la chitarra esce di scena fiera e verrà notata e apprezzata dai pochi "pezzi da novanta" del pubblico: David Bowie, di cui abbiamo già detto, e Jackson Browne. Quest'ultimo inviterà i tre texani, una band allora emergente, a registrare "gratis" nel suo studio, mettendo inoltre a disposizione di stevie un Dumble, mitico amplificatore (esclusivo, artigianale e top secret: se ne ricevete uno dovete firmare una dichiarazione che vi impedisce di ficcare il naso dentro allo chassis, di farlo riparare da altri che da Alexander Dumble e di venderlo senza passare attraverso la mediazione del suo creatore) che da allora entrerà in pianta stabile a far parte della sua selva di ampli (sino a sette-otto contemporaneamente in funzione!).

Il concerto dell'85 testimonia invece un momento di appannamento per stevie e per la band in generale: i "chops" sono sempre quelli, ma non ritroviamo né la perfezione esecutiva di tre anni prima, né lo stesso feeling tra i musicisti. Complice l'entrata di Whinings all'hammond, il suono dei SRV & Double Trouble appare sfocato e un po' confuso. Stevie continua a suonare da uomo di trio, senza misurare a dovere gli interventi ritmici, al contrario di quanto faceva nel concerto del suo trentesimo compleanno ("Live at Carnegie Hall") in cui si misurava con due batterie, piano, tastiere, e seconda chitarra (di suo fratello Jimmie, chitarrista "d'ensemble" dotato di straordinari timing e senso della misura) senza mai esagerare. L'hammond in questo concerto sembra servire più da "rete di protezione" armonica che da strumento autonomo e costante in dialogo col solista principe, segno che evidentemente non si trattava del periodo migliore per Vaughan (il quale, difatti, rischierà di lì a poco di pagare con la vita gli eccessi in alcool e cocaina, evento a seguito del quale imboccherà non senza difficoltà la strada della totale sobrietà verso una "risurrezione" artistica).

Inoltre c'è una imperdonabile quanto nascosta pecca filologica in queste registrazioni: se leggete con attenzione le note del booklet vi accorgerete che molti dei pezzi sono stati "integrati da nuove parti nel mix finale in vista di futura pubblicazione". Ora, tali pezzi andarono a far parte di "Live alive" disco riguardo al quale tutti gli elementi della band non hanno mai nascosto il proprio giudizio negativo. In una intervista a "Guitar world" Stevie confessò inoltre che data la scarsa qualità delle registrazioni a disposizione in quel momento, stante l'impellente necessità di pubblicare qualcosa e la sua inattività durante il periodo di riabilitazione dall'alcolismo e dalla droga, si tentò di rimediare alla falla più grande di quelle bobine, consistente nella pessima registrazione della traccia di batteria, doppiandola in studio (cose che succedono anche nelle migliori famiglie - figurarsi nelle peggiori!). Commento del chitarrista stesso sul risultato dell'operazione: "it sounded like fucking horseshit". Più eloquente di così.

In definitiva comunque un doppio cd di immenso valore filologico e storico per i fans accaniti, e un piacevolissimo, ruvido blues texano di eccelsa qualità (almeno il primo cd) per tutti.

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Tutti i commenti

  • Ottimo
    di RicoBlues - accordiano #148 | 17 February 2003 @ 09:48
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    <br>&quot;the Blues is an one-way ticket for the s
    • una piccola curiosità
      di caio - accordiano #583 | 17 February 2003 @ 10:25
      • Re:una piccola curiosità
        di jean - accordiano #864 | 17 February 2003 @ 14:46

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