Intervista ad Alex Masi

di redazione - accordiano DOC #116 | 29 November 2007 @ 17:49 |
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Intervista ad Alex MasiManne scrive:

Ciao Alex so che stai lavorando ad un nuovo disco con gli MCM, il trio che hai assieme a Randy Coven al basso e John Macaluso. Parlaci di questo progetto ed anticipaci qualcosa su quest’album…

E' un album live, registrato durante vari shows negli USA e in Sud America...sono pezzi basati su uno o due temi, che poi lasciano spazio a un buon ottanta percento d' improvvisazione. In certi momenti anche le improvvisazioni sembrano composte. Questa è la cosa misteriosa che succede suonando per anni con la stessa gente e arrivando un livello di ESP musicale. Ne siamo tutti e tre molto soddisfatti. Uscirà il 16 di questo mese. Tenete d'occhio il mio website per aggiornamenti.

(segue aprendo l'articolo)

masi2Parliamo invece ora del tuo ultimo lavoro LateNite at Desert's Rimrock. Questo disco ha riscosso ottimo consensi in Italia!
 
Rimrock e' venuto fuori per una serie di circostanze fortuite. All'inizio io e John avevamo solo intenzione di registrare un paio di jams: andavamo a mangiare in vari ristoranti indiani della zona e a bere in un pub non lontano da qui;  poi tornavamo a casa a registrare improvvisazioni. Per la maggior parte dei pezzi John improvvisava alla batteria e io lo seguivo con il basso...la solita storia: ESP musicale. Conosco John da 20 anni e ormai certe cose le sappiamo anticipare senza bisogno di spiegazioni preliminari. Alla fine dopo un paio di giorni, avevamo un bel po' di ore di cose registrate. Quando John e' poi tornato a New York  io mi sono messo a fare una maratona di editing! Nel frattempo erano subentrate altre cose, sessions per altri albums, tours  e via così. Solo dopo un bel po' di mesi, ho potuto riprendere in mano la situazione e registrare tutte le chitarre e mixare il tutto...
 
Proprio il suono delle chitarre di questo disco è davvero convincente! Ti sei occupato tu della registrazione e produzione del lavoro? Raccontaci come hai lavorato alla ripresa delle chitarre!
 
Tutta la registrazione dell'album e' avvenuta qui da me. Ho prodotto io il tutto. Per farlo ho usato un vecchio Roland a 16 tracce per registrare le chitarre, in quanto mi sono ritrovato a voler registrare in giro per la casa senza avere una posizione stazionaria come la maggior parte delle volte in cui registro: trovo che sia una cosa terapeutica il poter registrare in varie differenti locations. E' incredibile quanto l'ambiente può influenzare quello che si suona. In certi pezzi mi ha aiutato moltissimo la vista della parte della collina di casa mia, invece per altri il poter vedere gli Universal Studios dalla finestra del lato opposto della casa, un paio di pezzi li ho anche registrati in uno dei bagni, mi piace il riverbero lì dentro. Per le chitarre ho usato varie cose: Manne, Charvel e Carvin. Mentre  per gli amplificatori ho alternato un Madison combo con un POD 2,3. Infine, gli effetti usati, sono tutti interni al Pod o al Roland.
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Torniamo indietro di qualche anno. Raccontaci com'è iniziata la tua avventura  americana: sono davvero pochi gli artisti italiani che sono riusciti ad avere una possibilità e poi una carriera così importante negli States…
 
Di qualche anno???… ormai e' preistoria!...ti rendi conto che ho passato quasi metà della mia vita negli USA?...se ci penso non ci credo...erano altri tempi: demo tapes inviati alle case discografiche; un invito a fare un tour con un gruppo di Los Angeles; un contratto con una casa discografica; un matrimonio con una "dancer" seguito da un divorzio; ed un paio di secoli piu' tardi sono ancora qui in questo manicomio...penso che quello che ho fatto e che faccio tuttora richieda piu' che altro un certo livello di instabilità mentale. La gente normale giustamente non reggerebbe la follia che richiede vivere così! E' stato ed e' tuttora un altalena di cose positive, cose negative, cose inspiegabili…
 
Il tuo fraseggio chitarristico è evoluto  e mutato in maniera straordinaria dai tuoi primi lavori. Inizialmente molto vicino al neoclassico si è via, via sempre più arricchito di influenze jazz, fusion ed . Soprattutto  pare avere acquisito anche una sempre più sorprendente ricchezza ritmica. Aiutaci a capire la tua evoluzione…
masi1  

La cosa "neoclassica" ha fatto il suo tempo per quanto mi riguarda. Negli anni 80' era divertente perché, relativamente nuova: Ritchie Blackmore e Uli Roth erano stati i pionieri e poi Yngwie aveva iniettato anfetamine nello stile.  Ma il problema per me e' iniziato quando tutti hanno cominciato a fare le stesse cose, parlo della fine degli anni 80. Gli unici di quella buttata con qualcosa di originale erano Paul Gilbert e Jason Becker. Già nel '89 ero stufo di quell'approccio...ho buttato fuori degli albums con idee strampalate come Neon Shark e Vertical Invader...cose anche un po' confuse ma ero abbastanza disperato e volevo a tutti i costi fare qualcosa di diverso anche se con risultati non sempre eccellenti...negli ultimi 4 anni poi, da quando mi sono veramente immerso nella musica indiana, ho iniziato un processo di rivalutazione di tutte le idee che avevo sulla musica...konokol e bols (sistemi ritmici dell'india del sud e del nord) mi hanno dato nuovo ossigeno...adesso sento ancora una volta l'entusiasmo che avevo da giovanissimo quando prendo in mano uno strumento, per un po' di anni era sfumato per colpa della mancanza di idee che mi circondava. Jazz, fusion e musica classica sono sempre stati parte di me, adesso però li so integrare in modo piu' organico di una volta....
 
Dal punto di vista tecnico ed armonico, quali ritieni essere le peculiarità del tuo playing?
 
Cerco sempre di avvicinarmi a tutto quello che faccio sulla chitarra da improvvisatore: preferisco non sapere quale sarà la prossima nota. Da un po' di tempo inoltre non penso piu' a scale, modi o accordi quando suono: l'unico criterio che cerco di usare è quello di "cavarmi di torno mentalmente" mentre suono, evitando di pensare a cosa suonare a priori. Armonicamente penso di essere stato influenzato molto dalla musica qawwalii, hindustani e carnatica negli ultimi anni, quindi mi succede di muovermi in sequenze ritmico-armoniche basate su successioni di note pari e dispari in aumentare e in diminuire nei confronti di un punto centrale statico. E' incredibile come le teorie musicali del subcontinente asiatico possano funzionare alla grande in un contesto occidentale! La musica modale e' solo uno dei molti esempi come  Bartok, Miles Davis, varie cose di Zappa, Coltrane etc.....
 
Tieni spesso in giro per il mondo delle clinics. Come organizzi questi appuntamenti?
 
Dipende dalle volte: nella maggior parte dei casi sono su invito di scuole o promoters. Una scusa vale l'altra, quando si tratta di suonare in giro! In un mondo ideale ci sarebbero molte piu' occasioni a sfondo puramente artistico per poter suonare, senza dover ricorrere a cose artificiali del tipo sponsors o altre situazioni con secondi scopi, che tendono a levare l'ossigeno dall’aspetto creativo del far musica...
 
Più in generale, che rapporto hai con la didattica? Insegni? Hai mai pensato a realizzare un tuo metodo?
 
Piu' di 10 anni fa' feci un instructional video per una compagnia che poi lo pubblicò solo in Giappone,  prima di chiudere i battenti in seguito a varie questioni legali...C'era anche madonna di mezzo, assurdo ma vero! A dire la verità sono contento che non sia mai uscito negli USA o in Europa,  perché ero ancora in fase "metal" e a ripensare alle cose che avevo proposto nel video mi vengono un po' i brividi…avevo un buon gruppo però nel video, la sezione ritmica di Michael Shenker. Per  quanto riguarda la didattica, non so: le uniche volte che mi piace insegnare e' quando mi trovo ad avere a che fare con qualcuno che e' aperto a cose diverse invece delle solite scale,  velocità …per me insegnare musica ha valore solo se al lato tecnico vengono associate idee artistiche: la tecnica da sola e' roba da scimmie e pappagalli...
 
Da parecchi anni hai legato il tuo nome alla Manne. Cosa hai trovato in queste chitarre che ti ha particolarmente colpito e motivato a farle diventare parte integrante del tuo set-up?
 
All'inizio è stata la semiacustica. Con quella mi è venuto in mente di fare gli albums di musica classica, per via del suono totalmente ibrido, quasi da harpsichord. Poi Andrea Ballarin mi ha fatto provare anche gli altri strumenti della sua produzione e mi ci sono trovato bene...ho registrato un album rock un paio di anni fa' con la sua versione della strato '62...
 
Descrivici le tue Manne: Esiste un modello Manne Masi Signature?
 
No, ma ne ho parlato con Andrea. Non che mi interessi particolarmente avere un modello "Alex Masi". E' un ego trip piu' che altro...l'unica cosa che mi piacerebbe realizzare e' una chitarra con degli specs che trovo perfetti per il mio approccio, forse derivanti dall'abitudine su alcuni strumenti che ho da anni. Ultimamente ho una Manne - il cui modello non sono sicuro di sapere qual è -che però e' veramente piacevole da suonare;sopratutto il manico è quasi piatto, davvero sottilissimo...
 
A quali progetti ti stai dedicando ora?
 
Sto mettendo in piedi una cosa completamente diversa da tutto quello che ho fatto fino adesso, ma che ha un senso di continuità anche se non apparente. E' una cosa piu’vicina alla jungle music e breakbeat,  che non al rock come viene tradizionalmente inteso. Io odio le categorie nella musica: faccio musica e basta. . Comunque sarà una cosa che vedrà coinvolta della gente inaspettata. Ma una cosa e' garantita: sarà esplosiva!
Inoltre, sto per collaborare con Gianni Rojatti, incidendo un solo nel suo prossimo album. Gianni è un ottimo chitarrista italiano che insegna alla scuola di musica Lizard, dove l'ho conosciuto facendo delle clinics.
 
Da ultimo ci piacerebbe ci aiutassi a ricordare il grande Shawn Lane, straordinario ed unico chitarrista, con il quale hai avuto la fortuna di suonare ed essere amico…
 
Potrei parlare di Shawn per ore. L'ho conosciuto 20 anni fa'; mi ha sconvolto la vita ed il mio modo di vedere la chitarra non è mai piu' stato lo stesso. Quando suonava era un esperienza mistica, come vedere Charlie Parker, Coltrane, Glenn Gould o  Nusrat Fateh Ali Khan....ma il suo genio andava ben oltre la chitarra o il piano. Le ore passate con lui a parlare di tutto, da Rembrandt a Pastorius alle varie Quantum e String Theories, fino  a Chomsky alla Missa Solemnis ed alle variazioni in temperatura delle birre in Belgio, rimarranno con me fino alla fine. Ancora oggi a quattro anni dalla sua morte ogni tanto mi ritrovo incredulo a incazzarmi all'idea di non poter piu' chiamarlo al telefono (anche se odiava il telefono)...mi manca da morire...
 
 
 

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