Hammondologia - Parte 05

di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 13 December 2011 @ 07:00 |
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Ma l'organo Hammond è veramente uno strumento privo di dinamica? Cioè, chiariamoci meglio: è proprio vero che le sue due tastiere sono non sensibili alle variazioni di tocco? Oppure, come per il Mellotron, sotto sotto, all'insaputa delle persone per bene, è possibile alterare in qualche maniera il comportamento timbrico dello strumento in base all'energia che il musicista imprime alla punta delle sue dieci dita? Su questo inquietante interrogativo, investigheremo, cercando di capire che tipo di margine operativo sia disponibile e, in ultima analisi, quale possa essere "un'altra" delle differenze che - nel 99% dei casi - separano lo strumento originale elettrofonico dagli innumerevoli cloni attualmente reperibili sul mercato.

Intendiamoci: personalmente, siamo più che favorevoli ai cloni... da ex proprietari di automobile e da attuali avventurieri urbani delle due ruote, il clone eleettrofonico rappresenta l'unica soluzione non solo per parcheggiare nelle vicinanze del locale dove si suona, ma anche per sopravvivere a trasporti e budget sempre più risicati. Detto questo, è ovvio che un buon elettrofonico da 200 Kg, tutto legno, metallo, olio e odore caratteristico, farà la sua porca figura sul palco in maniera come nessun clone, per quanto filologicamente carrozzato, potrà mai sperare.

Tra le tante differenze funzionali, il comportamento della tastiera "tipo", composta da un semplice doppio interruttore on/off, è quello più macroscopico, specie sotto le dita di un hammondista ben rodato; cosa succede nella tastiera "vera"?

In pratica, quando il tasto dell'Hammond è abbassato dal dito del musicista, provvede a chiudere progressivamente una serie di nove contatti (nove, non uno...) che - in maniera individuale - innescano le nove armoniche (quasi) sinusoidi regolare dai drawbar; se il tasto è premuto con energia, fatta salva la dinamica del movimento incernierato sul fulcro, l'emissione dei nove segnali audio sarà pressochè immediata e simultanea (con uno spread di pochissimi istanti); ma se il musicista trattiene la forza muscolare e preme il tasto in maniera meno "pianistica", ecco che la raffica di contact closing diventa più evidente e, ogni nota - specie nel ribattuto - può suonare lievemente diversa dalla precedente.

Questa, tra le tante, è una delle magie dello strumento originale; pochi - illuminati - produttori di clone, stanno approfondendo il meccanismo per riproporlo, con diverse strategie operative, all'interno delle loro creazioni.

Dalla possibile variazione dinamica, partiamo per approfondire le piacevoli idiosincrasie timbriche ottenibili ribattendo le note, tanto con la normale alternanza di dita, quanto alternando le mani, quanto ancora "schiaffeggiando" i manuali upper/lower per ottenere incastri timbrico/ritmici.

Buona visione.

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Tutti i commenti

  • bassi e acuti
    di mosca - accordiano #31849 | 13 December 2011 @ 16:10
  • errata corrige
    di mosca - accordiano #31849 | 13 December 2011 @ 16:13
    • Re: errata corrige
      di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 13 December 2011 @ 19:40
      • Re: errata corrige
        di mosca - accordiano #31849 | 14 December 2011 @ 16:12
  • Gli ultimi 30 secondi del video mi hanno ...
    di Bistik - accordiano #26804 | 14 December 2011 @ 08:58
    --
    If revolution had a movie I'd be theme music.
  • Un' altra peculiarità dell'originale vs clone...
    di skeyugen - accordiano #27218 | 15 December 2011 @ 10:04
  • mi piacerebbe...
    di doremi58 - accordiano #19050 | 15 December 2011 @ 19:33

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