Rhodes: storia, caratteristiche, modelli, aneddoti - Terza parte

di aantetomaso - accordiano DOC #29075 | 23 November 2011 @ 07:00 |
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Ben ritrovati. Proseguiamo il nostro viaggio attraverso il percorso evolutivo del leggendario piano elettrico, parlando di un'altra pietra miliare nella storia di questo strumento, che ha contribuito a diffondere ancora di più tale strumento, portandolo ad essere utilizzato maggiormente anche nella musica pop. Tre parole: Dyno My Piano. Quante volte avete trovato in un arranger o in una workstation il preset "Dyno Rhodes" e vi siete chiesti che diavolo significa Dyno? Dite la verità, quanti di voi hanno pensato al nome dell'autore del preset ? AHAH, il Rhodes del mio caro amico Dyno!! Spero per la vostra salute mentale che non abbiate pensato ad un nesso con l'epoca dei dinosauri...

Torniamo seri. C'era una volta un tizio di nome Chuck Monte che ebbe il coraggio di dire "fico il Rhodes, veramente fico...però gli manca qualcosa perchè spopoli davvero nel panorama musicale". Fu questa frase a dare luogo al suo credo, che portò all'ideazione di una serie di "customizzazioni" dello strumento originale volte a rendere lo stesso più "cool" in termini di presenza, calore, risposta al tocco ecc. L'insieme di questi accorgimenti, modifiche e trucchi adottati prese il nome, appunto di "Dyno My Piano". Eccola qui la locandina:

 

 

Il tutto ebbe inizio nel lontano 1974, quando "Dyno My Piano" significava soltanto, per Chuck Monte, un modo particolare di accordare ed equalizzare un Rhodes: si spostava il pickup quanto più possibile vicino alla propria "tine" e di quest'ultima se ne regolava la posizione in modo da esaltare quanto più possibile le armoniche rispetto alla fondamentale. Fatto questo si ricorreva ad un modulo equalizzatore proprietario che completava l'opera. Tale modulo equalizzatore andava di fatto a sostituire il preamplificatore "volume/bass boost" dei modelli originali (dimenticavo, le customizzazioni "Dyno My Piano riguardavano prevalentemente i modelli "stage"), offrendo due coppie di knob concentrici. La prima coppia offriva, nel knob più esterno, un controllo del volume dello strumento e, nel knob più interno, una sorta di gain post equalizzazione (il controllo prendeva il nome di "normal", assai equivocabilmente). La seconda coppia offriva, nel knob più esterno, un controllo dei bassi (il classico "bass boost") e nel knob più interno un controllo del livello di esaltazione delle armoniche. In foto, una rappresentazione di un "Dyno EQ" una volta montato (si, lo so che si legge anche "Percussion pedal", una cosa alla volta):

 

Il tutto suonava così: http://www.fenderrhodes.com/audio/jrf/dyno-clean.mp3. Come avete modo di sentire, la caratteristica predominante del suono "Dyno" è lo scampanellio e le armoniche. Ma le modifiche non finirono qui. Questo modo di modificare un Rhodes ebbe così tanto successo da spingere Chuck Monte e i suoi numerosi seguaci a progettare e distribuire sul mercato altre modifiche, sempre volte a migliorare quelli che secondo loro erano i punti deboli dello strumento.  Non molto tempo dopo arrivò infatti il "Tri Stereo Tremolo", un processore effetto posto alla destra del musicista, sul pannellino frontale. Si trattava di una evoluzione del vibrato autopanning originale del Rhodes, offrendo un panning left-center-right comandato da una sorta di LFO capace di generare una forma d'onda a scelta tra quadra, dente di sega o sinusoidale. Il pannello offriva due jack stereo in output per avere il suono processato separatamente dal suono originale, nonchè due connessioni send/return per effetti esterni.  E per non confonderlo con il vibrato originale, il pannello venne corredato con una unità esterna offrente un chorus unico nel suo genere, il Tri Stereo Chorus. Musicisti e chitarristi farebbero carte false per averne uno oggi!

 

 

 

Alcuni esempi delle timbriche ottenibili con queste modifiche sono forniti nelle risorse all'articolo.

 

Come dite?? Vi pare di sentire Whitney Houston che canta "All at once"? Avete ragione....la nostra Whitney fece abuso di queste timbriche. 

La cosa non finisce qui. Altra modifica "Dyno My Piano" di largo successo fu il percussion pedal. Trattasi di un congegno montato sotto il cabinet del piano, costituito non da un vero e proprio pedale, quanto piuttosto da una leva a gomito mediante la quale si poteva, udite udite, accomodare la posizione della "harp" (l'intero insieme dei diapason) del Rhodes rispetto alla posizione dei martelletti e dei pickups, ad ottenere timbriche assolutamente nuove e mai ottenute prima da questo strumento. Alcuni esempi sono disponibili nelle risorse all'articolo.

 

Nell'ultima demo è presente anche il tri stereo chorus. Chuck Monte si preoccupo', inoltre, di risolvere la svista clamorosa della cappottina tondeggiante presente nei modelli Mark 1 che tanto aveva tediato performers di tutto il mondo, costretti a poggiare una eventuale seconda tastiera da un'altra parte e non sul Rhodes. Egli ideò infatti il "Flat Top Conversion Kit", basandosi su una idea molto semplice: segare al centro il top originale e ricoprire il tutto con un rivestimento piatto e robusto, un'ottimo pianale per poggiare un "clavinet" o un "minimoog" ad esempio (all'epoca mica c'era il Korg Triton...). C'era un problema da risolvere... la batteria di pickups, ora maggiormente esposta, amplificava drasticamente i rumori provenienti dagli alimentatori delle tastiere poste sul piano elettrico. Ma Chuck Monte, che ne sapeva una più del diavolo, pensò anche a questo, ideando uno scudo metallico posto proprio sotto il coperchio modificato a schermare di fatto i pickups contro le interferenze esterne.

Il tutto figurava così:

 

 

Altre modifiche estetiche furono apportate al "case" del piano e ai tasti, a creare giochi come quello in figura:

 

 

Le modifiche proseguirono fino alla metà degli anni 80 e decine di artisti furono affascinati e dal lavoro di Monte e dall'idea di avere il proprio "unico" Rhodes, modificato secondo i propri gusti. Clienti di Monte furono Joe Zawinul, Russel Ferrante, George Duke.

Oggi, trovarne uno perfettamente funzionante è davvero arduo: trattasi di modifiche e componenti che, all'epoca, potevano essere riparati e regolati solo dai seguaci di Monte. Essi tuttavia smisero di operare, come detto, alla fine degli anni 80 e questo fa si che se anche si trovasse sul mercato uno strumento del genere, probabilmente non si avrebbe un vero Dyno My Piano perchè la circuiteria e le modifiche sarebbero sicuramente tutte da rivedere.

 

Per concludere, come ultima chicca, permettetevi di segnalarvi questo video. A me ha fatto letteralmente venire la pelle d'oca e ci sono praticamente tutte le timbriche Dyno My Piano descritte nell'articolo.

 

 

Nella prossima e ultima puntata parleremo degli effetti più comunemente usati con il Rhodes, stay tuned.

Risorse
Ascolto Dyno 1
Ascolto Dyno 2
Ascolto Dyno 3
Dyno Perc
Dyno Perc2
Fender Rhodes History
Chuck Monte?



Tutti i commenti

  • Da commuoversi,ma perchè non possiamo più ...
    di maccarons - accordiano DOC #20216 | 23 November 2011 @ 09:54
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    http://www.myspace.com/michelangelosimonucci
  • Poesia!
    di hivez - accordiano #9272 | 24 November 2011 @ 00:32
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    pace e bellezza

    http://www.myspace.com/cybillshep
  • Ah, ma allora...
    di perrynason - accordiano DOC #17170 | 27 November 2011 @ 00:24

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