A parte questo distinguo, dai controller all’impaginazione dei parametri, tutto il comportamento delle varie unità di produzione nipponica sembra ricalcare fedelmente le conquiste e le funzionalità ormai assodate in ambiente software.

Il recentismo dell’hardware
A perfetta chiusura del cerchio, notiamo come anche il mondo dell’hardware puro - quello, per intenderci, della sintesi modulare - sia oggi vivo e vegeto, ben concentrato alla ricerca di un possibile filo d’Arianna con il quale continuare le sperimentazioni degli anni ’60 e ’70. Prezzi inavvicinabili o realizzazioni ad ampia diffusione si spartiscono in egual proporzione un mercato onnivoro che sembra non subire pause - crisi o non crisi.
In questo caso, si torna trionfalmente al rapporto funzione/controllo 1:1 di antica memoria: prezzi, ingombri e complessità costruttiva ritornano trionfalmente agli standard dei (più o meno) mitici anni ’70. Ci si potrebbe chiedere se il fenomeno sia ascrivibile ad un puro ricorso storico o sia invece segnale di un più ampio ripensamento; purtroppo, come in tutti i casi analoghi, a distanza troppo corta non è possibile mettere a fuoco la questione.

Lo strumento è il controller e il controller è lo strumento
In maniera quasi indistricabile, il fenomeno dei controller-strumento, ovvero delle strutture hardware che sono intrinsecamente collegate alla generazione sonora (anche se, come in alcuni casi, dialogano tramite una porta USB), ha monopolizzato la vita culturale di determinati ambienti musicali.
Ci riferiamo, senza allargare troppo il discorso, ai due harwdare/controller Monome e Tenori-On, oggettivamente diversi nella filosofia, ma simili per l’impostazione ortogonale.
Nel Monome, la struttura di controllo a matrice è completamente gestita attraverso una patch sviluppata su Max/MSP (la fin troppo abusata Poligonè) e, attraverso questo, si rende possibile l’impiego creativo delle diverse strutture di sintesi hardware o software che siano in grado di dialogare via MIDI o via OSC.
Nel Tenori-On, lo strumento è impostato sull’impiego tout cour della matrice 16x16 che assume, in base ai layer selezionati ed ai dieci parametri di riferimento, comportamenti e gestioni XY diversi. In maniera più matura, ma non per questo più potente, Tenori-On è un’eccellente sintesi di controllo e generazione, anche se, perlomeno in determinati ambienti operativi, le sue ridotte funzionalità di editing sonoro sono state ampiamente criticate.

Conclusioni?
Non senza malizia, lasciamo al lettore l’onere di trarre conclusioni; da parte nostra, ci limiteremo a ricordare che se una musica è irrimediabilmente brutta, tale rimane nonostante tutti i sotterfugi di carattere tecnologico/performativo. Caveat emptor.
Suggerimenti bibliografici
Senza alcuna pretesa di completezza, elenchiamo qualche titolo utile all’approfondimento dei temi elencati:
- H. Helmholtz, On the Sensations of Tone, 2nd English Edition, Dover Publications, NY, 1954.
- H. Benade,Fundamentals of Musical Acoustics, Second, Revised Edition, Dover Publication, NY, 1990.
- T.D.Rossing, F.R.Moore, P.A. Wheeler,The Science of Sound. IIIrd Edition, Addison Wesley, San Francisco CA, 2002.
Storia della Musica Elettronica
- F.K. Prieberg, Musica ex machina, Einaudi, Torino, 1963.
- R. Hammond, The Musician And The Micro, Blandford Press, Poole, UK., 1983.
- J. Chadabe, Electric Sound The Past and Promise of Electronic Music, Prentice Hall, New Jersey, 1997.
- P. Théberge, Any Sound You Can Imagine. Making Music/Consuming Technology, Wesleyan University Press, Hanover, NE, 1997.
- M. Nyman, Experimental Music. Cage and Beyond, Second Edition, Cambridge University Press, Cambridge, UK, 1999.
- Glinsky,Theremin. Ether Music and Espionage, University of Illinois Press, Urbana and Chicago, 2000.
- T. Holmes, Electronic and Experimental Music, II ed., Routledge, New York, NY, 2002.
- T. Pinch e F. Trocco, Analog Days. The Invention and Impact of the Moog Synthesizer, Harvard University Press, Cambridge, MASS, 2002.
- P. Manning. Electronic and Computer Music, Oxford University Press, New York, 2004.