Molti di noi avevano non da troppo tempo i lettori Cd, avevamo ancora i drappi a lutto dopo aver troppo ascoltato i vari Nevermind o In Utero. Interessati da bizzarre vibrazioni etniche o Marleyani riverberi in levare gentilmente tramandateci. Funkeggiati dai vari Beck o Jamiroquai (non io da quest' ultimo, sia chiaro). I Mano Negra non erano ancora diventati rispettivamente i Flor del Fango da una parte e Manu chao dall' altra. A volte eravamo forse un attimino alterati, pogati e disinfettati (in senso medico) nelle sere migliori, dopo i Rage against the machine o derivati. Stupiti dalle sperimentazioni di pianura targati Marlene kuntz, menti accese come filamenti di tungsteno dai primi C.S.I. o da altri geniacci del Consorzio. In questo contesto i Karma cercavano di proporre qualcosa di musicalmente valido in lingua italiana, che spesso e volentieri offre la sponda a demenze notevoli. Tralasciando naturalmente, e salvando, i mostri sacri del cantautorato italiano "chitarra-voce-selvatica-impegno-civile", di cui non smetto di rimpiangere la mancanza di degni, anche solo passabili, esponenti contemporanei. Tranne rari casi i Karma sono stati forse gli unici, assieme a pochi altri, ad esserci riusciti quasi completamente.

Hanno una patina di vero che da un certo momento in poi faccio fatica a scorgere in questa penisola. Ottimi strumentisti, ho avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo al culmine del loro splendore. Sono un gruppo che detesti o apprezzi fino in fondo. Krishna-core da Milano. Li ho amati alla follia fin dal primo ascolto. Checcàzzo le mezze distorsioni, le pudiche sperimentazioni etniche, i batteristi repressi.
Qui si fa hard core.
I Karma quando vogliono competono tranquillamente con i massimi esponenti del genere, con inclusioni di percussioni africane, sitar e berimbau. Impossibile non notare una certa parentela con la tradizione brasiliana in stile Soulfly (non esattamente quella di Jobim...) come ad esempio nella tiratissima "Terzo millennio", specie nello stacco. I nostrani Karma riescono anche a permettersi svarioni Progressive, e si intende svarioni Progressive intelligenti, come nelle selvagge disparità e i cambi di ritmo nell' ipnotica genialissima "Jaisalmer". Nei Karma di Astronotus in alcuni momenti si possono scorgere monocordi escursioni, tipiche della fortunata ed ancora embrionale futura ondata Post-rock, già nata ma in gran parte poco nota. Come ad esempio nella valida, a tratti acustica, "Avorio". Nei Karma si riconosce chiarissima la voglia di giocare al di là delle ideologie sonore. Passiamo tranquillamente dalla voglia di hit di "Atomi" (molto primi Negrita, in senso buono), al Lounge de "Lo stato delle cose", alle percussioni etniche di "Amazzonia". Ci struggiamo tra gli azzardatissimi ed efficaci tentativi elettronici della stupenda "Indivisibili". O di pura concettualità nella commovente ed impegnata "Mururoa", in riferimento ai criminali esperimenti nucleari francesi degli anni novanta. Brano completamente privo di ritmo e melodia, messo con lungimiranza in apertura dell' album giusto per fare selezione e sfoltire un po' il sempre troppo nutrito gregge. Perfetto esempio di arte ed impegno civile nelle sue più alte espressioni.

Se da una parte la chitarra offre un contributo determinante alla riuscita del suono globale e ci va a scandire con l' accetta la parte ritmica in modo perfetto, dall' altra non posso non rivelare un certo disappunto verso alcuni forzatissimi assoli, di sicuro tecnicamente apprezzabili (anche per un certo degenerato gusto del kitsch), ma di cui fatico a riconoscerne il valore formale in funzione del pezzo. In questo caso decisamente fuori contesto, al punto da rovinare, per fortuna non completamente, molti dei pezzi.
Va segnalata inoltre, accanto ad una generale validità e profondità dei testi, una sporadica impressione che le parole vengano talvolta scelte più per il loro suono che per il loro significato, rischiando a volte, ripeto solo a volte, una certa retoricità. Comprensibile, considerando il fatto che il materiale è stato prodotto quasi in diretta partendo da improvvisazioni. Il gruppo dichiara di aver creato il materiale in definitiva in 10 giorni, registrando in presa diretta, e questo aspetto denota una certa padronanza strumentale, un grande assieme e una non comune capacità di condensare efficacemente l' ispirazione.
Notevole il retro della copertina con la foto dei componenti con delle camicie frikkettonissime, ed in copertina la foto di un pesce con il funzionamento a propulsioni meccaniche, probabilmente prese dal motorino, estremamente postmoderna.
Sicuramente tra i gruppi più significativi degli anni '90 italiani. "Astronotus" è il secondo dei loro due album, dopo il ruvido ed incredibile "Karma". "Astronotus" mostra un visibile incremento strumentale, compositivo e di produzione, senza troppa, inevitabile, perdita di genuinità rispetto al primo. Ottimi livelli nella scelta dei suoni, mixaggio e masterizzazione di altissima qualità. Un paio di buone casse e vi portano in alto, resterete con un buon sapore in bocca e se qualche contenuto vi avrà incuriosito, con qualche stimolo verso spiritualità orientali. E con la convinzione che se qualcosa di buono è stato fatto qui, un giorno forse verranno ancora tempi migliori.
Uno dei miei gruppi preferiti. Peccato che sia ...
Re: Uno dei miei gruppi preferiti. Peccato che sia ...
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Re: Uno dei miei gruppi preferiti. Peccato che sia ...
enjoy every note..of your life and music!
Re: Uno dei miei gruppi preferiti. Peccato che sia ...
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ai tempi avevo un progetto in parallelo con ...
Re: ai tempi avevo un progetto in parallelo con ...
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Amavo alla follia il brano Sita Ram contenuto ...
Re: Amavo alla follia il brano Sita Ram contenuto ...
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Li ignoravo bellamente... e invece che dire, ...
Il limite è la cifra dell’arte
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Questo disco è un capolavoro della musica ...
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ops
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quanti ricordi! ho letteralmente consumato la ...
twang!!!
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