Maria Rita: Ci spiegate come è nato il progetto Roipnol Witch e perchè avete scelto questo nome così particolare?
Roipnol Witch: Il progetto Roipnol Witch è nato nel 2002 dall’idea di due sorelle con il mito delle riot grrrls, poi nel 2005 con la formazione al completo abbiamo cominciato a sentirci una vera band, suonando in giro per tutta l’Italia. L’intento era proprio quello di formare un gruppo femminile sullo stile delle Hole, delle L7 ma anche delle Runaways. Il primo problema è stato trovare un nome che spiegasse in profondità i nostri sentimenti e la nostra passione di essere donne che fanno rock. La strega Roipnol per noi è la donna sensibile e anticonvenzionale che nel passato voleva esprimere se stessa. Quella donna esiste ancora; si potrebbe dire che la strega moderna altro non sia che la donna con in mano una chitarra, esattamente fuori dall’immaginario comune della società, colei che si distanzia dai cliché che si vogliono affibbiare al gentil sesso.
Come descrivereste la vostra musica a chi non la conosce?
La musica delle Roipnol un è costituita da molte sfumature; alterna momenti di alternative rock più melodici a grintose espressioni rock ’n’roll, reminiscenze 80’s a ballate distorte. Possiamo dire che dopo anni di convivenza tra concerti e sala prove, crediamo di aver individuato la strada dove indirizzare il nostro sound. Sicuramente il carattere femminile della band emerge sia nelle decisioni stilistiche che in quelle di testo. Non mancano infatti canzoni di protesta o che inneggiano ad eroine femminili: è il caso di “Benazir”, dedicata alla prima donna a capo di un governo islamico, Benazir Butto, assassinata in un attentato nel suo stesso paese il Pakistan. La tematica femminile/femminista emerge anche in “Women’s Rights”; dal titolo traspare quanto le Roipnol Witch siano legate alla lotta contro una realtà che ancora oggi vede le donne discriminate e abusate. L’idea continua con “Do they Really?”, dedicata all’universo femminile, in particolare quello delle ragazze che suonano.

I vostri artisti di riferimento?
Le influenze provengono sia da gruppi e voci femminili come The Organ, Yeah Yeah Yeahs, Magneta Lane, Courtney Love, Juliette and the Licks, Patti Smith, Girl in a Coma, ma anche band come Arcade fire, Editors, Cure, Clash.
Ci parlate del vostro interessante look? A cosa vi ispirate? Mi ricorda un po' il burlesque.
Oltre ad esprimerci attraverso la musica ci piace far trasparire le nostre emozioni anche attraverso il look. Ma non è niente di studiato a tavolino, ognuna di noi ha le proprie preferenze ed ispirazioni, cerchiamo semplicemente di trovare un filo conduttore a seconda dell’occasione. Ci piace molto andare in giro per mercatini e negozi vintage e unire diversi stili. Abbiamo anche una passione maniacale per gli accessori, in particolare per quelli da capelli. Sicuramente Dita Von Teese nel suo splendore ci ha fornito qualche idea ma non seguiamo proprio il Burlesque, che ultimamente è forse un po’ troppo inflazionato.
Parlereste del vostro album "Once upon a time"? Perchè questo titolo fiabesco e quali sono state le vostre fonti di ispirazione per questo lavoro?
Il titolo “Once up on a Time”, "c’era una volta", vuole rimarcare il concetto legato al nome della band e anche al titolo dell’Ep che è uscito precedentemente “Far Far Away”. C’era una volta, in un luogo molto lontano la Strega Roipnol. La strega ammaliatrice, la maliarda allucinata del mago di Oz, che vola sulle teste di chi da sempre la critica e la condanna, impedendole di essere felice.
Da un punto di vista invece più tecnico l’album è il frutto di anni di lavoro; oltre alle band sopracitate, abbiamo tratto molta ispirazione anche dagli addetti ai lavori che hanno lavorato con noi alla realizzazione del disco. Partendo da Mono degli FFD, nostro produttore artistico, passando per Olly dei The Fire, Livio Magnini e Matteo Cifelli, che hanno curato le voci e mixato alcuni pezzi, fino ad arrivare anche all’esperienza degli Abbey Road Studios di Londra, dove anche solo le pareti rilasciano energia e sapienza musicale…
