Intervista a Helge Engelke

di roberto_villani - accordiano DOC #25071 | 28 April 2011 @ 06:50 |
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Un chitarrista che unisce tecnica sopraffina a un gusto smisurato per la melodia: questo è Helge Engelke, una stella di prima grandezza in Giappone da almeno una quindicina di anni a questa parte insieme ai suoi Fair Warning, band che sta allargando i suoi orizzonti anche nel nostro paese.

Lo abbiamo intercettato in occasione dell’uscita del box set “Talking Ain’t Enough – Fair Warning Live In Tokyo”, package contenente tre CD e due DVD inerenti agli show tenuti dalla band di Hannover nella terra del Sol Levante nel gennaio 2010, una manciata di giorni dopo l’unica data italiana a Bologna e al Loudpark Festival 2009 a Tokyo insieme a Gotthard.
R.V. Ciao Helge, innanzi tutto volevo farti i complimenti per il bellissimo concerto di Bologna del gennaio scorso e per l’ultimo vostro album in studio “Aura”, che considero tra i migliori della vostra discografia. Volevo però chiederti se in un momento così difficile economicamente per tutti, era il caso di uscire con un box set composto da tre CD e due DVD, ritengo non alla portata di tutti.
H.E. Ciao Roberto, grazie per i complimenti. Per quanto riguarda il Box-Set “Talking Ain’t Enough –Live in Tokyo”, verrà messo in commercio in Europa a 24 euro, un prezzo che non mi sembra assolutamente esagerato per il prodotto. Diverso il discorso per chi vuole acquistare la versione giapponese, decisamente più costosa ma dai medesimi contenuti di quella europea.
R.V. Bè, se è così un plauso alla band e all’etichetta, che hanno mantenuto a un prezzo accessibile un prodotto davvero prestigioso e di spessore. A proposito del concerto bolognese di cui ti accennavo prima e che mi ha visto in prima fila, che ricordi hai di quella data, considerato che è stata la prima e per ora, l’unica data dei Fair Warning in Italia.
H.E. Mi ricordo perfettamente, uno show davvero ben riuscito e con un pubblico tipicamente italiano, molto caloroso ed entusiasta, nonostante una location immersa in un freddo polare. Ottimo il cibo, l’unica nota negativa è che abbiamo avuto un po’ di problemi di audio sul palco durante lo show, ma niente di particolarmente fastidioso.

helge
R.V. Altra situazione in Giappone!
H.E. Il Giappone è il nostro mercato di punta sin dagli inizi della nostra carriera, pertanto era abbastanza scontato che registrassimo a Tokyo sia album che DVD.
R.V. Ci sono differenze tra il tuo modo di suonare in studio rispetto ai concerti?
H.E. Bè ce ne sono diversi di sostanziali. In studio si lavora sulla costruzione del pezzo, sulle sue parti, cambiandole anche continuamente pur di raggiungere struttura e sonorità migliore. Tante volte l’idea iniziale di un assolo o di un riff, alla fine del pezzo può essere completamente diversa da come era stato pensato.
Dal vivo la situazione è completamente diversa, è la risultanza di settimane di prove, di uno show suonato tutti i giorni per diversi mesi.
Diciamo che in studio si lavora sulla struttura armonica del pezzo, dal vivo lo si porta a raggiungere risultati perfetti.
R.V. Ci sono delle canzoni in particolare che prediligi suonare dal vivo rispetto ad altre?
H.E. Di solito prediligo suonare quei brani che naturalmente hanno un maggiore groove chitarristico o assoli particolarmente articolati. Nell’ultimo tour mi sono divertito molto a riproporre una versione interamente chitarristica di “Kashmir” dei Led Zeppelin, che troverai sull’album live.
R.V. Ti piace il pezzo o sei stato influenzato da Jimmy Page?
H.E. L’uno e l’altro, ma oltre a Page e Clapton mi hanno influenzato molto anche chitarristi blues come B. B. King, Buddy Guy e Stevie Ray Vaughan e i miei connazionali Uli Jon Roth e Michael Shenker.
R.V. Personalmente ritengo tu abbia fatto un gran lavoro nel solo di “Hey Girl”, sei d’accordo?
H.E. Grazie Roberto, sono contento che te ne sia accorto, in quanto ritengo quel pezzo e soprattutto l’assolo centrale, come uno dei piu’ riusciti ed espressivi del nostro ultimo album.
R.V. Che chitarra ed effetti hai usato per ottenere quel suono?
H.E. Ho usato la mia NCC, un Mesa Rectifier come amplificatore e un Marshall 4x12 cabinet.
R.V. Ho notato che sul palco usi quasi esclusivamente chitarre NCC ; ne esistono sul mercato griffate “Helge Engelke signature”?
H.E. No, ma ne ho due costruite esclusivamente per me, che sono poi quelle che uso stabilmente in concerto.
R.V. C’è un chitarrista in particolare che sta catturando la tua attenzione in questo momento?
H.E. Mi piace molto Derek Trucks e naturalmente i chitarristi storici come Jeff Beck ed Eric Clapton, di cui ho comprato il DVD. Eccezionali, nient’altro da aggiungere .
R.V. Helge, volevo chiudere l’intervista con un tuo ricordo di Steve Lee, il cantante dei Gotthard recentemente scomparso in un incidente motociclistico in Nevada. L’hai conosciuto personalmente?
H.E. Certamente, abbiamo suonato nel medesimo festival al Loudpark a Tokyo nel 2009. Che dire, se non che ha lasciato un grande senso di vuoto e di sconforto anche per il modo accidentale e tragicamente casuale con cui è avvenuto.
Personalmente ritengo i Gotthard una band straordinaria e Steve era sicuramente uno dei migliori vocalist in circolazione.

elge engelke

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