Qualche premessa di tipo metodologico: il ricarico distributore/dettagliante
In una società consumistica di tipo capitalista, svincolata cioè dall’artigianato e dalla produzione one-of-a-kind, la produzione industriale di un bene di consumo (strumento musicale, medicinale, bambole gonfiabili, quello che vi pare…) è subordinato a precisi algoritmi che permettono di definire – more or less – il prezzo al dettaglio partendo dalla progettazione del bene medesimo. Di solito, la formula è: produrre questo oggetto mi costa “1”; distribuire l’oggetto mi costerà un altro “1”; vendere al dettaglio costerà un altro “1”… ergo, l’acquirente pagherà 1+1+1=3 come prezzo finale.

Quantità di materiale prodotto vs. prezzo individuale
Come insegnavano Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello in un vecchio sketch televisivo, produrre un solo stuzzicadente in un anno di lavoro ha un tipo di costo e produrre a macchina 1.000.000 di stuzzicandenti ha ben altro tipo di costo…
Di solito, maggiore è la quantità di materiale realizzato, minore sarà il prezzo al dettaglio. La domanda che sorge spontanea è: perchè? Mio Dio, qualcuno mi dica perchèèèèèèèèè!!?

Il segreto, la risposta, giace celata nei due concetti di “spese non ricorrenti/attrezzatura e ingegnerizzazione della produzione” e “costo delle materie prime”. Facciamo qualche delirante esempio:

A) mi presento, sono Gerolamo Condensatori, liutaio elettronico che si diletta nel realizzare – in camera da letto – piccoli sintetizzatori analogici. Compro i componenti dal negozietto sotto casa e, nel tempo libero che mi lascia la professione principale (faccio l’imbalsamatore…), saldo e assemblo, assemblo e saldo… Dopo circa quattro mesi, ho terminato il mio strumento – unico esemplare – che funziona benino, anzi bene, e inizio a fare il fanatico con gli amici. Inevitabilmente, qualcuno mi chiede: “quanto vuoi per il tuo apparecchio”? Qui iniziano i guai: se dovessi farmi pagare full price, dovrei mettere in conto almeno 30 euro per ogni ora passata a saldare e assemblare, assemblare e saldare, più il costo della componentistica, più un minimo, dico un minimo di guadagno per ricompensare la fatica… alla fine, il mio sintetizzatore GC MkI finirebbe per costare una barca di quattrini. Come è giusto che sia per ogni lavoro artigianale.

Soluzione? Accettare di pagare tanto per l’oggetto artigianale – che, tra l’altro, non è da considerarsi automaticamente migliore della produzione industriale (in special modo quando c’è di mezzo la tecnologia…). Oppure, rinunciare all’artigianato e rifugiarsi nel più vicino Media World…

B) sempre io, Gerolamo Condensatori (per gli amici, il mago delle bobbbine…) ho deciso di trascurare l’imbalsamatura – sto maturando una forte allergia alla formaldeide – e buttarmi a corpo morto (ooops!) sulla produzione semi artigianale di sintetizzatori analogici. Per fare questo, continuo ad andare nel negozietto di componenti elettronici e mi accatto tutto quello di cui ho bisogno. A questo punto, scopro con orrore che un conto è comprare il singolo potenziometro a 1 euro, un conto è comprarne 20 (1x20 = 20 euro al dettaglio), altro discorso è saltare il negozio dettagliante e rivolgermi direttamente all’importatore che a catalogo, mi farà pagare mille potenziometri (magico numero, che influisce grandemente sul costo finale dell’apparecchio…) diciamo 30 centesimi di euro each one.

Morale: costruire 1000 strumenti – ammesso che ci sia un solo potenziometro per ogni synth – costa molto meno che costruirne uno solo; ovviamente, “molto meno” è indicato sul prezzo unitario, non sulla spesa complessiva. Questo perché, a fronte di un maggior esborso iniziale, posso risparmiare tanto sui singoli approvvigionamenti di componentistica.

E ancora: se invece di differenziare tre tipi separati di manopole per ogni strumento, faccio tutto con lo stesso tipo di manopola, arrivo ancora prima ai 1000 esemplari richiesti per avere un buon prezzo dal fornitore… ecco spiegato perché, su certe macchine di certi produttori non troppo grandi, si trovano sempre gli stessi bottoni, sempre gli stessi potenziometri e sempre le stesse manopole. Pura sopravvivenza…

C) gli affari vanno di bene in meglio; i giorni delle imbalsamazioni sono solo un brutto ricordo, e ormai produco sintetizzatori a tempo pieno, passando dalla costruzione semiartigianale con saldature punto-punto (che, rimanga tra noi, non fanno alcuna differenza sul segnale… checchè ne dicano i patiti dell’amplificazione di boutique…) a struttura più industrializzate, con tanto di flat cables, connettori crimpati e – attenzione! – vere e proprie schede in vetronite per alloggiare tutta la parte elettronica, magari con componentistica montata sotto controllo numerico, in tecnologia SMT/SMD surface mount.
Adesso, esce fuori un altro problema: per mettere a punto la scheda dell’elettronica, è necessaria una serie di lavorazioni preliminari non ricorrenti, cioè che verranno fatte (auspicabilmente) una volta sola durante tutta la vita commerciale del prodotto:
- Disegno quotato su AutoCAD della scheda, con corretto posizionamento delle piste, dei componenti e dei fori per il montaggio su pilastrini.
- Sbrogliatura (termine tecnico che significa “vediamo se hai combinato qualche casino con AutoCAD…”) delle singole piste disegnate sulla scheda.
- Attrezzatura del prototipo campione; cioè organizzazione della macchina a controllo numerico che costruirà, fisicamente, il primo esemplare della scheda elettronica.

Se c’è qualcosa di sbagliato nella progettazione, me ne accorgerò solo dopo aver ricevuto il primo esemplare e dopo averlo provato. A quel punto, avrò la certezza di aver buttato nel cesso i soldi pagati per disegno, ingegnerizzazione, sbrogliatura, attrezzatura, visto che dovrò produrre una seconda scheda prototipo. Dal momento che la realizzazione della scheda viene pagata al centimetro quadrato, più grandi sono le sue dimensioni – cioè meno bravo sono stato nel comprimere le cose o, a scelta, più funzionalità ho voluto infilare a forza nello strumento, peggiori saranno le conseguenze nel caso di un tragico errore…
Signori: avete appena fatto la conoscenza con i costi non ricorrenti…
In pratica, tutto questo incubo viene pagato una volta sola, si spera, in maniera indifferente al numero di esemplari che verranno effettivamente realizzati: uno, dieci, cento o mille sintetizzatori dal punto di vista dell’attrezzatura di produzione sono assolutamente indifferenti. Il costo iniziale è sempre quello.
Ma (si accende una lucina…), se il costo è sempre quello, significa che spalmarlo su dieci esemplari avrà un erto peso, spalmarlo su cento esemplari avrà un peso dieci volte minore; spalmarlo su mille esemplari, avrà un peso pressochè inesistente.
Ecco perché, potendoselo permettere – in termini di investimento iniziale – produrre tanti esemplari significa farli pagare meno al musicista, che è poi l’ultimo ortolano in fondo alla catena produttiva… esposto al rischio di cetrioli volanti.

A proposito di cetrioli: le parti meccaniche
Può sembrare banale, ma l’hardware ha un prezzo significativo, collegato indissolubilmente alla sua natura fisica: a prescindere dalle qualità operative, più o meno buone, un pannello comandi presuppone l’esistenza di un foglio d’alluminio di spessore sufficiente per resistere alle torsioni, che deve essere forato CAD con la giusta precisione, deve essere verniciato (meglio dell’anodizzazione, difficilissima da tenere pulita), deve essere colorato con le giuste scritte – comando per comando.
Tutti questi costi si accumulano sulla semplice linea produttiva dei pannelli.
L’incubo si ripropone paro paro per le schede componenti, per le tastiere (chi produce tastiere in Italia? Quanto costa un’ottava di tastiera? Dinamica, con aftertouch, pesata, non pesata? Ogni risposta corrisponde ad un preciso conto in euro…), per i controller tipo joystick, bend & modulation wheel…

Altro incubo ricorrente dei progettisti è la disponibilità a catalogo di determinati componenti: passato il periodo pionieristico delle RAM 30 piedini, oggi l’incubo più grande è rappresentato dalla disponibilità dei display lcd retro illuminati o meno, di dimensioni e risoluzione variabile. (nota a margine: l'immagine qui sopra è quello che esce fuori digitando, in Google "bend wheel"; suggestiva, no?)
Ogni fabbricante può avere la propria linea di display, genericamente compatibili con il prodotto di un altro fabbricante (per caratteristiche elettriche e meccaniche), ma nessuno può garantire il progettista che – tra sei mesi – ci sarà ancora a catalogo – la possibilità di avere 100 o 200 display 320x64 monocromatici, con lampada e inverter. È un rischio che, al momento della progettazione, deve essere preso in considerazione. Vi siete mai chiesti perché gli Expression Mate Kurzweil siano divenuti così rari?

Insomma: aprire l’imballo di cartone (che ha un suo prezzo e che deve essere ingegnerizzato a sua volta…), scartare lo strumento e accendere l’apparecchio è il culmine di un parto travagliato che spesso non viene preso nella giusta considerazione.
...o no?
In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
www.facebook.com/newdress
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
www.facebook.com/newdress
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
Re: In effetti... vero. Anche se a volte si ha la ...
www.facebook.com/newdress
Prima di tutto
How can a poor man stand such times and live
Se posso, vorrei aggiungere qualche ...
i don't belive in the 60's in the golden age of po
Re: Se posso, vorrei aggiungere qualche ...
Re: Se posso, vorrei aggiungere qualche ...
www.facebook.com/newdress
B-R-A-V-O
Re: B-R-A-V-O
www.facebook.com/newdress
Re: B-R-A-V-O
Re: B-R-A-V-O
www.facebook.com/newdress
"Di solito, maggiore è la quantità di ...
www.facebook.com/newdress
Domanda
Bell'articolo questo! Ci voleva!! P.S. viva ...
Flow
Tanto per fare nomi:
bello l'articolo
Paolo Lardera
Fa quel che puoi, con ciò che hai
Ottimi spunti. Se poi si parla di prodotti ...
Rivoglio il tasto preview!
Re: Ottimi spunti. Se poi si parla di prodotti ...
NewDress
Ma quanto deve costare uno strumento...
NewDress
Re: Ma quanto deve costare uno strumento...
Re: Ma quanto deve costare uno strumento...
NewDress
bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
NewDress
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
Re: bell'articolo! ogni giorno fantastico su che ...
speriamo che questo bel articolo dia a ...
molto interessante. Grazie!
SuperLoco