Zannier, artista visivo, musicista, arrangiatore e autore, esordisce come Ottodix nel 2002 condividendo il progetto con Carlo Rubazer, voce e basso. Risale al 2003 il debutto col cd "Corpomacchina", seguito dal relativo tour.
Nel 2005 Alessandro prende in mano totalmente le sorti del progetto e inizia a collaborare con lo storico cantautore Garbo: il sodalizio artistico tra i due si consolida nel Gialloelettrico Tour.
Nel 2006 parte la promozione dell'album "Nero" e del singolo "Ossessione" con il relativo videoclip: il disco ottiene ottimi riscontri.
In dicembre viene presentato il doppio tributo a Garbo "Congarbo", nel quale Ottodix interpreta due brani, accanto ad artisti come Boosta (Subsonica), Krisma/Battiato, Andy(Bluvertigo), Meg, Madaski (Africa Unite), Baustelle, Delta V e G.Kalweit (ex vocalist di DeltaV), con la quale incide "Grandi Giorni" - l'altro brano presente nel tributo è "Cose Veloci".
Nell'aprile 2007 inizia il tour legato al cd "Congarbo", con Ottodix sempre a fianco dello storico autore. Il singolo scelto per rappresentare la compilation sarà "Grandi Giorni", musicato da Ottodix e duettato nel video dallo stesso Garbo e G.Kalweit.
Viene poi pubblicato il secondo singolo "Cuore/Coscienza", sempre tratto da "Nero", accompagnato da un curato videoclip con scenografie, costumi, disegni e montaggio curati dallo stesso Ottodix, affiancato nell'operazione dal regista Maurizio Tiella e dall'attrice svizzera Eva Allenbach.
Ottodix riparte quindi per un mini tour di anticipazione del nuovo album "Le notti di Oz", con la band composta da Mauro Franceschini (percussioni, tastiere), Rocco Prete (tastiere, cori) e Antonio Massari (chitarra).
Il disco racconta una fiaba moderna e virtuale con atmosfere ispirate alla fantascienza e al cinema muto, con guest d'eccezione come Madaski, Garbo, Luca Urbani e G.Kalweit.
Dall'album è tratto il singolo "I-Man", con il relativo videoclip; inizia quindi un tour promozionale a partire da marzo 2009.
Zannier viene invitato al Festival Internazionale Della Filosofia di Modena 2009, dove a Sassuolo suona e inaugura la sua mostra “Sogno di un avatar”, ispirata a “Le Notti Di Oz” , riscuotendo molta attenzione e interesse dai media.
Il nuovo singolo estratto dal disco è “Strananotte”, accompagnato anch'esso da un raffinato videoclip girato in una Zurigo notturna e inquietante.
Attualmente la band si sta dedicando alla lavorazione del nuovo disco.
Abbiamo chiesto a Zannier, mente di questo affascinante progetto artistico, di illustrarcene la storia, i retroscena e le tematiche.
Alessandro, come sono nati gli Ottodix ?
Provando in una roulotte con un registratore multitraccia nel 1991.
Io allora suonavo batteria, tastiere e cantavo, Toni Massari suonava chitarra e basso. Si incidevano tracce separate e si producevano demos in cassetta allucinanti. Mai fatto cover, sempre brani propri fin dall'inizio. Ma è archeologia.
Il vero nucleo è nato nel '94 con l'inserimento di Carlo Rubazer al basso e alla voce. Abbiamo autoprodotto un primo album in inglese (introvabile) nel '96 "Assemblage"e poi il progetto vero e proprio in lingua italiana è partito dal '98 con vari demo.
La discografia ufficiale di Ottodix parte dal 2002 con la registrazione dell'album Corpomacchina. Dopo vari avvicendamenti eravamo giunti a una sintesi. Io autore e tastierista e Carlo Rubazer voce e basso, col supporto live di Mauro Franceschini, tuttora percussionista. Ora è un mio progetto solista in studio, dal secondo album "Nero" (2006-prodotto da Garbo).
Toni Massari è rientrato felicemente da tre anni e Rocco Prete completa la formazione odierna. Un casino, insomma.
Come descriveresti la vostra musica a chi non la conosce?
Musica italiana d'autore in salsa melodico elettronica, tra Depeche Mode, Bowie, Massive Attack, Bjork, Paolo Conte e Garbo. Connubio azzardato ma intrigante, trovo.
Quali sono i vostri artisti di riferimento?
Quelli sopra citati, ma molto altro, dai Beatles a Nick Cave, dall'elettronica sperimentale a Goldfrapp alla musica da soundtrack.

Mi parli del tuo ultimo album, "Le Notti di OZ"? Cosa lo ha ispirato?
E' un concept album che ho scritto in quattro anni e mi ha dato un sacco di soddisfazioni. Ascension Magazine lo ha inserito tra i top 100 del decennio. Ha sfornato 4 singoli tra i quali Strananotte, nella top ten indie 2010. ha ispirato il dvd Autobootleg ripreso dai fans e montato da noi e ora sta vivendo una seconda vita in una imminente versione concerto-teatro multimediale, che andrà in tour da settembre nei teatri.
E'ispirato alla comunicazione virtuale, ai social network e alle città virtuali. Una fiaba nera, alla Tim Burton, popolata di avatars e figure allegoriche piene di rimandi alla realtà "vera" e allusioni.
Il prossimo album "Robosapiens", uscirà entro l'anno, ispirato alla fantascienza vintage anni'50', 60', 70'.
Mi parleresti in modo un po' più tecnico della strumentazione e del vostro uso dell'elettronica?
Io ho un modo di comporre ed elaborare le basi e gli arrangiamenti decisamente fuori standard.
Stendo le armonie con un mezzacoda fortepiano ungherese dei primi '900.
Costruisco il sound con Fruity Loop. assemblo in Acid e poi canto su Pro Tools, a volte a 16 a volte a 24 beat. Senza pormi alcun problema di alta o bassa fedeltà. I testi sono la discriminante per cui scarto un sacco di materiale. Scivo massimo 5-6 canzoni complete all'anno.
Dal vivo usciamo con un mac portatile per le basi, un sacco di tastiere (tre su quattro di noi le suonano), dal Triton Korg, al Micro Korg, al Radias, al Virus, a moduli per piano e un campionatore per archi. La versione teatrale prevede ulteriore uso di campionatore per rumoristica ed effetti speciali.
Mauro ha un atipico set di pad drums elettronici, senza cassa,con percussioni acustiche e numerosi piatti acustici. Io stesso canto e on stage suono percussioni e rullante acustico, retaggio del mio passato da batterista.
Antonio infine ha un ampli fender, tre chitarre molto diverse e una pedaliera con cui studia al millimetro il suo sound "sottotraccia" che si fonde rispettoso degli arrangiamenti melodico elettronici.