Time machine: Pantera, da tonici glam rocker a re del thrash

di Burats - accordiano DOC #16167 | 01 April 2011 @ 12:00 |
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“You See Us Comin' And You All Together Run For Cover We're Takin Over This Town” difficile scollegare l’immagine dei Pantera dai suoni gutturali di Phil Anselmo e il sudore misto birra di Dimebag Darrell.

 

 

 

 

 

 

Spesso però si dimentica l’origine di questi quattro ragazzi texani e in pochi li ricorderanno così:

pantera glam

Prima di abbandonare definitivamente l’amico rasoio (salvo per il cranio di Phil Anselmo futuro cantante della band), i fratelli Abbott e soci non erano certo l’icona del thrash. Sarà stata colpa degli anni ’80 e del metal flake che spietato copriva ogni strumento musicale, ma la Dean di Dimebag era decisamente meno cupa e più intonata alla sua chioma cotonata.
Metal Magic, album d’esordio della band, è decisamente lontano da quello che sarebbe diventato il genere che li avrebbe consacrati in tutto il mondo. Distorsioni molto aperte, con tanto chorus, batterie triggerate, testi leziosi: chiari sintomi di hair metal.

Il lavoro sporco ovviamente lo fa Terry Glaze con la sua voce ritagliata un po’ su quella di Rob Halford, che con i vocalizzi e gli acuti taglienti non lascia dubbi sulle influenze che hanno guidato la band nella scrittura delle canzoni per questo primo album.

Il germe del thrash si era già insediato nella loro musica, ma ancora restava assopito, tanto che Projects In The Jungle è ancora più glam con un Glaze ancora più haldfordiano, che esibisce addirittura gorgheggi quasi da “Child In Time”. Imperdibile ovviamente il tributo al genio e al talento del chitarrista che più ha rivoluzionato il mondo della chitarra in quegli anni, Van Halen. Whammy, tapping estremo e dive bomb per “Blue Light Turnin’ Red”, brano strumentale in cui Darrell dà il meglio di sé.

Un piccolo successo per volta, prima il Texas, poi l’Oklahoma e su fino al Tennessee, con il loro terzo album I’m The Night riuscirono perfino a farsi notare dalle major americane e a vendere 25000 copie. Il sound resta più o meno invariato, anche se molto simile a quello dei Judas Priest. Grazie alla conquistata notorietà riuscirono a pubblicare il loro secondo video “Hot ‘n’ Heavy”.

Tutto andava per il meglio finché a Slayer e Metallica non venne in mente di rivoluzionare un po’ le cose incidendo Reign in Blood e Master of Puppets, le due pietre miliari del thrash metal. Come un fulmine a ciel sereno i Pantera restarono folgorati dal sound grezzo e potente del neonato genere, o meglio quasi tutti i Pantera restarono abbagliati. Terry Glaze, con la sua voce e i suoi vocalizzi decisamente inadatti dovette abbandonare la band e cercare rifugio nei Lord Tracy. Ora serviva un frontman adatto e dopo alcuni tentativi la luce in fondo al tunnel mostrò il volto di Phil Anselmo. Come dice il titolo stesso dell’album Powermetal non aderisce ancora completamente ai canoni del thrash, ma segna decisamente un punto di rottura con le prime tre incisioni.

Fondamentale è il cambio nel sound che diventa più veloce e più carico, mantenendo sempre un pizzico di anni ottanta, ma d’altronde è ancora il 1988, che male c’è? “P.S.T. #88” però rende già l’idea della contaminazione cominciata con l’arrivo dell’ex cantante dei Razorwhite, con un sound molto simile ai primi Metallica.

Il 1990 è però l’anno della svolta definitiva, i Pantera si chiudono nei Pantego Studios e ne escono portando in trionfo la loro ultima creazione, quella che definitivamente li renderà famosi in tutto il mondo, rendendoli di fatto icone del thrash quasi al pari dei Big 4 (per chi non sapesse chi sono basta dare un'occhiata qui).

the big 4

In Cowboys From Hell troviamo tutti i tratti che il nome Pantera subito ci porta alla mente, testi aggressivi, riff decisamente potenti, rinforzati da linee di basso monumentali e drumming ben distante da quello degli esordi, pieno di effetti e un po’ asciutto. La title track è meritatamente il brano più conosciuto di tutta la discografia con l’introduzione oramai storica.

A confermare il successo del quinto album ci pensa a soli due anni di distanza Vulgar Display Of Power, considerato uno dei più chiari esempi di groove metal. Ancora più estremo del precedente, contiene uno dei pezzi più belli mai composti dal quartetto texano, “Walk” che pur essendo lontano come velocità dai brani di Powermetal ha la potenza di dieci locomotive a vapore, semplicemente trasciante.

Cari lettori questa Time Machine abbiamo scelto di terminarla all’apice della carriera dei Pantera, prima dei guai di Anselmo con la droga, insomma prima del periodo nero che portò scioglimento definitivo della band e all’omicidio da parte di un pazzo fan di Dimebag Darrel.

pantera

Risorse
The Big 4 in Italia



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