Risponde Enrico Cosimi
Come al solito, tutte e due le soluzioni hanno pregi e difetti; volendo sgrossare l’argomento, spezzettandolo in problemi più piccoli, bisogna combattere con la presenza/assenza delle memorizzazioni e con l’impostazione più o meno realtime dell’intera struttura. Vado per ordine (o almeno ci provo):
- Il sequencer analogico puro, cioè privo di memorie (che abbia o meno il MIDI non fa alcuna differenza) è fatto apposta per farti venire voglia di suonarci, cioè di smuovere i controlli dei singoli step mentre la sequenza gira. Questo è il classico modo di lavorare con il sequencer in stile Anni 70: la sequenza parte, metti il ribattuto a tempo e, dopo un certo numero di giri, inizi a limitare il numero degli step, a cambiare i valori degli accenti, a invertire le note, bla bla bla. Divertimento assicurato, trip poliextrasuperpsichedelico garantito.

- Purtroppo, l’assenza di memorizzazione delle sequenze, tipica dei classici step sequencer analogici, significa anche che ogni sequenza non potrà essere salvata e conservata… per i posteri o per il concerto della settimana prossima. Quindi, volente o nolente, sei obbligato a scriveri l’elenco delle note – e dei valori – che hai usato e, ogni volta, devi fare un furioso turno di riprogrammazione. In alternativa, hai le strutture tipo MAQ 16/3, che permettono la memorizzazione di 30 sequenze complete e facilmente richiamabili.
- In base alle tue necessità ed al modo di lavorare, puoi sentirti “nudo” senza memorie o fregartene tranquillamente perché tanto non uscirai mai dal tuo studio, dove hai tutto il tempo di questo mondo per costruire pazientemente la tua struttura prima di cliccare sul tasto REC.
- Senza rifare tutto il manuale d’istruzioni del MAQ, non bisogna dimenticare che, dal punto di vista della possibilità d’intervento diretto, l’apparecchio demanda molta immediatezza al remote MIDI control, piuttosto che al CV control; insomma, MAQ è stato concepito per pilotare anche le apparecchiature CV/Gate, ma principalmente è nato per lavorare in ambiente MIDI.
L’intervento realtime, come accennavo prima, può essere più o meno determinate per la scelta: tieni presente che la scelta finale dipenderà principalmente dalle tue attitudini e dal modo che hai per programmare/comporre/eseguire.

Quello che invece rende unico Oberkorn è la possibilità di scombinare l’ordine numerico con cui vengono eseguiti gli step grazie ad una serie di controlli CV esterni: puoi decidere di suonare gli step 1,2,3,4, eccetera, o nell’ordine che ritieni più opportuno… è una comodità che potrebbe risultare del tutto superflua o fondamentale. Ancora una volta, dipende da come vuoi lavorare.

In alternativa all’Oberkorn, ma con un numero di step minore (8+8 contro i 16+16+16), si può prendere in considerazione il Dark Time Doepfer, del quale ci occuperemo nel primo numero di Audio cartaceo (e del quale abbiamo passato svariati videoz relativi al Synthesizer’s Meeting di Monaco).

Oh, da non sottovalutare anche il MFB Urzwerg, in configurazione 8x4!!!
Volendo spingere ancora di più sull’argomento, io privilegerei il sequencer full analog, ma il più possibile “aperto”: in questo modo, sarà possibile sfruttarlo tanto come semplice unità di controllo, quanto pilotarlo dal modulare euro rack (intervenendo sui suoi parametri sensibili), mentre lui controlla il Telemark. Basta solo avere cavi a sufficienza...
Sequencer CV oppure MIDI?
NewDress
Re: Sequencer CV oppure MIDI?
Re: Sequencer CV oppure MIDI?
NewDress