Robert Fripp & Theo Travis - Il concerto

di redazione - accordiano DOC #116 | 14 December 2010 @ 08:00 |
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Poco più di centinaio di spettatori, quasi un piccolo club, ma si tratta di una chiesa – essenziale e austera nell’arredamento, come conviene – e l’atmosfera è quella che precede una funzione religiosa. La presentazione del concerto, in tedesco, inglese e italiano è affidata ad alcuni allievi del Guitar Craft di Fripp.

Invitano a non scattare foto e a non registrare (vera e propria ossessione di Fripp per non far “morire il momento”), e a essere rilassati. Lo chiedono come forma di aiuto nei confronti della performance. Insolito, non banale, ma neanche essenziale. Circa a metà della chiesa il tecnico del suono, Trev Wilkins. Travis entra per primo. Nelle ultime due estati ha suonato a Roma con i Gong. È nato a Birmingham, vive a Londra. Sassofonista/flautista di spicco della nuova scena jazz britannica, con una voce inconfondibile e il rispetto delle radici di Canterbury. Oltre alla prolifica attività solista, con il proprio quartetto jazz e alle molteplici collaborazioni, suona anche con Soft Machine Legacy e Gong. Theo attraversa il corridoio centrale della chiesa e si posiziona alle spalle del pubblico, davanti alla porta di entrata. Dalla frequentazione di Fripp con Brian Eno, ai tempi di No Pussyfooting, nacquero le Frippertronics, primitiva tecnologia di loop & delay ottenuta collegando due Revox A77 in serie, poi digitalizzate e raffinate nelle Soundscapes, riadattate da Travis in Ambitronics. Un suono originale, richiesto da molti artisti. Fripp arriva dopo poco, accenna un sorriso. Imbraccia la Fernandes artigianale marrone, modello Les Paul, con il pickup sustainer e il midi a 13 pin, si siede e armeggia con il rack. Accanto, una Beaudeaux nera di ricambio con la stessa elettronica, copia della Les Paul Black Beauty.

Le prime note sono quelle di “The Power To Believe”, intro e outro allo show. Segue “Pastoral”, dal primo album Thread con Travis, che suonando avanza dal corridoio centrale verso il palco. Un sorriso di Fripp a Travis segna la fine dei brani, improvvisazioni su un tema, una tonalità, un modo. “Moonchild”, omaggio al quarantennale dei Crimson, già eseguita nel Live At The Coventry Cathedral, ripete e riprende più marcatamente il tema che tende poi a dissolversi. Commozione, la versione è toccante, soprattutto quando arriva un assolo ruvido, che riporta all’amato Hendrix. Travis segue con il flauto, arduo talvolta distinguere i due. Dopo un breve assolo di quarte, Fripp torna al tema soffuso, con il tono vellutato dell’originale di In The Court Of The Crimson King. Anche i più giovani riconoscono e apprezzano. Seguono “C Symmetrical” e “Blue Calm”, l’emozione sale con l’inedita cover di “Starless”, da Red (1974), il cui tema tende poi stemperarsi nei ritardi e nelle ripetizioni sonore per tornare nel finale. “D Harmonic Minor” è introdotto da un basso cupo, un’atmosfera austera e oltremondana che poi si illumina con l’intenso assolo al sax tenore. “Bubbles” (in Mi naturale minore e sviluppo in Do lidio) riecheggia le campane tibetane e tocca le corde più intime: Travis è al flauto, la commozione cresce con l’assolo etereo e toccante. “Duet At The End Of Time” piomba di nuovo nelle sonorità basse di Fripp che – preparata la base – sprigiona un assolo felpato alternandosi con Travis. A un certo punto Travis imbocca il corridoio centrale e torna verso le porte di entrata. Mentre il suono avvolge il pubblico in quadrifonia, anche Fripp ripone la chitarra e con lo sguardo fisso al pavimento raggiunge Travis e lo supera, uscendo dalla chiesa. Il suono continua, non c’è più nessuno sul palco. Il pubblico è sorpreso, non sa se il concerto sia terminato – un’ora esatta – o se vi saranno dei bis. Nulla. Fripp è definitivamente uscito di scena, senza un saluto. Pochi apprezzano, ma è nei suoi singolari costumi. Un musicista che rifiuta la responsabilità di sentimenti personali, che si sente uno strumento nella mani della musica. Così la vede lui, non tutti condividono. Robert Fripp è un mito, e probabilmente tale rimane, nel rifiuto consapevole di ogni contatto personale con gli spettatori. Il rapporto resta a un livello sovra personale, o se volete impersonale. Quel che importa è la musica, non l’uomo. Resta il dubbio che si tratti di una posizione anche troppo personale e poco gentile.

Risorse
Robert Fripp & Theo Travis
Robert Fripp & Theo Travis su Audio
Robert Fripp & Theo Travis su Chitarre



Tutti i commenti

  • Presente, il 12, alla prima, pochissime ...
    di thenw - accordiano #16785 | 14 December 2010 @ 14:48
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    "Music is the cup that holds the wine of silence,

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