Brani fondamentali 2: Lark's tongues in aspic part 1 dei King Crimson

di enfant_idiot - accordiano #21253 | 05 December 2010 @ 17:30 |
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C'è un mistero fondamentale in questo brano, che si esplica fin dal suo inizio, ed è un mistero con un nome ed un cognome: Jamie Muir.

Primo brano del primo album della seconda entusiasmante incarnazione del Re Cremisi, segna fin dalle prime note una distanza dei precedenti dischi del gruppo. La line-up, eccettuato patron Fripp, è completamente rinnovata, cosa in realtà che non rappresenta l'eccezione, bensì la regola per la band, soprattutto nel periodo iniziale. Anzi, l'elemento notevole è che questa formazione si manterrà almeno in parte inalterata per ben tre album (seppure riducendosi progressivamente, fino alla nuova dissoluzione). I musicisti sono cinque: Fripp, John Wetton a basso e voce, David Cross al violino, un giovanissimo (ma già reduce dal primo successo degli Yes) Bill Bruford e infine il nostro mistero, il “percussionista” Muir. Questo brano dal titolo completamente assurdo vive innanzitutto grazie a lui, alle sue scelte strumentali assolutamente inusuali, che tanto insegneranno al giovane Bruford: “Jamie mi piaceva molto, sebbene fosse, diciamo, leggermente sgarbato nel dire cosa pensava dei tanti talenti del giovane e arrogante batterista di cui si tessevano troppe lodi e che arrivava dagli Yes. Mi insegnò a provare a guardare la vita restando lontano dai piatti: i batteristi possono essere assai miopi. Ci teneva anche a sottolineare – e questa la considero la mia prima lezioni di drumming, e la migliore – che io esistevo per servire la musica e non il contrario” (Bill Bruford, Autobiografia alla batteria, Aerostella, Milano, 2010, p. 57). E dunque, campanelle, catene, bottiglie, fischietti, seghe e altri oggetti “musicali”, qualsiasi suono è degno di produrre musica, anzi qualsiasi rumore può essere musica: un'apertura caledeoscopica, stratificata, evocativa, ricca, materica. I primi tre minuti li domina quasi completamente lui, prima di sparire nel nulla (o meglio, in monastero in Scozia) poco dopo la pubblicazione del disco. Da lì in poi, tranne brevi apparizioni, si dedicherà esclusivamente alla pittura (come avrebbe fatto una decina d'anni dopo circa un altro grandissimo ed eclettico genio della musica rock, Don Van Vliet, alias Captain Beefheart). Ma il brano prosegue, con l'ingresso del violino di Cross, seguito immediatamente da Bruford che prepara alla chitarra di Fripp, con l'inserimento di un celebre, fuzzosissimo riff alquanto heavy, doppiato dal basso e sovrastato da gridi lancinanti della sei corde. E poi le tipiche circonvoluzioni crimsoniane, con una chitarra impazzita e gli staccati di batteria, percussioni e basso. Poi un nuovo cambio, in cui domina Bruford con il suo corposo drumming, accordi scampanellanti e un basso che canta vibrante. Quindi una pausa meditativa, e torna il violino, etereo e sognante, su una soffice base di mellotron. E ancora, leggere percussioni che dialogano delicatamente con l'archetto del violino. Il ritmo aumenta nuovamente, il violino alza la tensione, entra qualcosa che sembra musica orientale, non meglio definita, e poi ancora su, violino, voci inconsulte e incomprensibili, un basso pulsante, la batteria e le percussioni, ritorna il rock in una forma straniata, dilaniata, drammatica, su un arpeggio di chitarra insistito. Infine, di nuovo le campanelle dell'apertura, come se nulla fosse successo, che si spengono lentamente. 13 minuti e mezzo di svolte continue e musica sublime. Ma di cosa si tratta? Di qualcosa che è rock, ma contemporaneamente è jazz, classica, etnica, folk. Qualcosa che è stato definito “progressive”, ma solo perché non si può definire, non può essere incasellato, inscatolato. Un momento determinante per la musica e per un gruppo, in uno dei punti più alti del suo lungo, spesso entusiasmante percorso. Un'ode assoluta alla creatività musicale e alle capacità dell'essere umano alle prese col le sue più alte espressioni artistiche.

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Tutti i commenti

  • Fondamentale
    di stefano58 - accordiano DOC #23807 | 05 December 2010 @ 20:23
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    How can a poor man stand such times and live
    • Re: Fondamentale
      di enfant_idiot - accordiano #21253 | 07 December 2010 @ 09:26
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      Il limite è la cifra dell’arte

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