Si perché, come ho letto nelle pagine di altri Accordiani e come non mi stancherò mai di ricordare, ci hanno fatto sognare… Non c’era Internet, non c’erano i DVD per poter vedere i concerti, tantomeno le cassette VHS e la televisione non ci considerava affatto. Ci si doveva quindi accontentare di sognare sfogliando le copertine dei nostri L.P (quelle più belle e più ambite erano apribili magari con i testi) e ascoltare sul piatto che girava gli strepitosi brani di Jimi Hendrix, J. Page, R. Blackmore, J. Winter, E. Clapton, M. Knopfler, D. Gilmour ecc..

Quante volte per realizzare una cover dovevamo tornare e ritornare sui solchi per tirare giù le note. Poi ci si confrontava per cercare di trovare la versione e le note più giuste. Si, c’erano ovviamente anche le partiture, anche se quelle particolareggiate in Italia erano praticamente introvabili. Le poche trasmissioni radiofoniche erano l’unico collegamento con il nostro mondo e per rimanere informati, molti Milanesi più tenaci (come il sottoscritto) spesso il sabato, si recavano nella vicina Svizzera a Lugano, dove c’erano delle edicole molto ben fornite di riviste specializzate di musica Pop (si perché allora come musica Pop si definiva quella che dal Blues andava al Rock) e allora finalmente, si faceva rifornimento di immagini, manifesti molto ambiti e da noi introvabili e finalmente articoli… purtroppo però in lingua Tedesca, per cui si demandava a qualche amico esperto la divulgazione del medesimo.
Ecco allora che le letture di queste riviste di settore specializzate, accompagnavano i nostri momenti dedicati all’ascolto dei tanto amati Long Playing. I dischi infatti erano spessissimo fonte di socializzazione, anche quando non si suonava in sale prove o nelle cantine, ci si ritrovava a turno in cameretta di qualcuno di noi per ascoltarli e commentarli. Momenti bellissimi, anche se forse meno belli per i vicini di casa che spesso si lamentavano del forte rumore.
Poi, tra amici c’era il rito del:
- Mi presti quel disco dei Cream; quello con “Badge”, faccio la cassetta e te lo riporto
- Va bene però tu mi dai Stand Up dei Jethro Tull in cambio. Oh, guarda che il mio disco è nuovo e non ha righe, vedi di non rovinarmelo
- Ma non ti preoccupare sai, finalmente sono riuscito a comprare testina e puntina nuove, sono Pickering, mi sono costate un casino però adesso con quelle belle casse da 120 Watt lo sento da dio!
E poi quando il disco tornava si parlava e si provavano dei pezzi.
- Oh, io l’ho tirato giù così, ascolta mi sembra che vada bene!
- Si ma… se lo suoni insieme non ti accorgi che è in un’altra tonalità?
- Cavolo è vero, mi passi il fischietto del La che la riaccordo?
- Ecco adesso va bene, senti che figata, è proprio lei!
Su quei dischi ci abbiamo passato giornate e giornate, magari sdraiati nella nostra cameretta con alle orecchie un paio di cuffie per poter assaporare al massimo la potenza del Rock! E poi, attenzione a sollevare bene la puntina per tornare indietro e risentire meglio quel passaggio.
C'erano poi i trucchetti per non rovinare i nostri amati e sudati Long Playing (perché dopotutto costavano abbastanza cari), erano le tanto usate ed abusate cassette.
Io, come del resto moltissimi di miei coetanei, avevo l’accoppiata: piatto con ampli e casse, collegato allo stero cassette deck (così era ed è scritto ma sfido chiunque allora a chiamarlo tale, chi lo faceva, forse quando lo diceva, o si “atteggiava” o era un po’ troppo “fuori”).
Quindi era per tutti il registratore a cassetta o mangianastro. Registrando il nostro disco appena comprato su di una cassetta da ’90 minuti (meglio di quella lunghezza, perché ci stavano di solito due dischi, uno sul lato A e l’altro sul B), eravamo sicuri di non rovinare il nostro amato LP a furia di riascoltare certi passaggi.
Ma facciamo ora un piccolo passo indietro negli anni, mica tanto; basta andare nella prima metà degli anni ’60. Quella è stata l’epoca dei 45 giri. Penso che tutti li conosciate, in realtà sono comparsi negli anni ’50 sul nostro mercato ma, per essere coerenti con le scelte musicali del Blues e del Rock, dirò che appunto dalla prima metà degli anni ’60 il nostro mercato, complice la diffusione di gruppi come i Beatles, Rolling Stones e Doors ma anche gli italianissimi New Trolls, Premiata Forneria Marconi ed Equipe 84 tanto per citarne alcuni, ha conosciuto una grandissima diffusione di questo formato.
I 45 giri di solito contenevano il brano lancio che sarebbe stato poi inserito nel 33 giri e nel lato B di solito un brano di minor impatto che poi sarebbe stato anche lui inserito nel Long Playing. C’è da dire che i 45 giri ebbero all’inizio più diffusione dei 33 giri, in primis erano supportati dal maggior lancio Mediatico. Intendiamoci, come mediatico di solito per la nostra musica, la maggior diffusione era data dalle poche radio alternative per fortuna a diffusione Nazionale. RAI 1 e RAI 2: “Per Voi Giovani” dal 1966 e condotta da R. Arbore che trasmetteva dalle 14:30 del pomeriggio fino alle 18:30 (se non ricordo male), ma anche “Bandiera Gialla” dalla fine del 1965 e condotta da R. Arbore e G. Boncompagni, per citarne due delle più famose, ma forse anche le uniche.
In secondo luogo costavano molto meno dei Long Playing e spesso e volentieri, erano rivolti ai ragazzi che conoscendo il brano o per sentito dire da amici, o per averlo sentito nelle scalette radiofoniche, volevano “tastare” le capacità degli Artisti in questione. Spesso e volentieri il fatto che chi lo avesse comprato non conoscesse il più delle volte la discografia del gruppo o dell’ artista, era il motivo per cui questo genere di dischi era spesso comprato da ragazzi che non volevano rischiare di spendere troppo per un LP, non desiderando spesso approfondire la conoscenza ma limitarla spesso ad un “mordi e fuggi” per poi magari dimenticarlo al sopraggiungere di una nuova tentazione vinilica.
Proprio per una questione di praticità, a discapito della qualità, furono immessi sul mercato i “mangiadischi”. Erano molto pratici, potevano essere portati anche in gite o situazioni di passeggio, funzionavano a batterie e bastava spingere il disco nella feritoia per farli partire e ascoltarli. La qualità del suono era a dire il vero, abbastanza scarsa ma ebbero grandissima diffusione lo ugualmente. Quelli più sofisticati, offrivano anche la possibilità di ascoltare la radio, ovviamente le AM, le FM non esistevano ancora.
Quelli più appassionati dei dischi e delle loro qualità sonore, udibili appieno solo con un impianto stereofonico, difficilmente facevano uso di questi mangiadischi anche perché, per togliere il disco, bisognava schiacciare il pulsante “Reject” e con questa operazione si avvertiva come una strisciata della puntina sul disco quando la molla lo spingeva fuori, come se non si sollevasse abbastanza.
A lungo andare rovinavano i dischi lasciando dei solchi. Io li conobbi nella mia fase iniziale di avvicinamento alla musica. C’è da dire che, visto la loro praticità, ebbero molta diffusione anche nelle generazioni dei genitori dei ragazzini di allora.
Noi cercavamo la cultura musicale quindi, quello che spinse moltissimi ragazzini a comprare i 45 giri, spessissimo era un vero e proprio problema di finanze limitate.
Mantenere un vinile in ordine non è cosa da poco. Innanzitutto eravamo attentissimi a non esporli al sole per paura che, scaldandosi, potessero essere vittima anche delle minime pressioni capaci di compromettere l’assetto. Si poteva rischiare che imbarcandosi anche di poco, girando a 33 giri potessero far sobbalzare la puntina del piatto e quindi si rischiava di rigarli e di rovinare la stessa costosa puntina. Anche la pulizia dei solchi era importante.
Io parlo al passato ma è ovvio che tutti questi “riti” erano, sono e saranno sempre, dei piacevoli momenti per chi ama questo tipo di sonorità, a mio avviso più calda a livello di “pasta”sonora rispetto ai più sofisticati CD.
Un rito che accompagna da sempre gli appassionati del vinile, decisamente in aumento in questi ultimi anni, questo non può far altro che rendermi felice. Ascoltare un disco significa per me, voler scrutare dentro l’artista e carpire il più possibile, ogni piccolo respiro musicale e se qualche volta non ci riesco, è colpa della mia puntina che evidentemente va cambiata oppure dell’errato bilanciamento del braccio, e perché no, anche dell’errata miscelazione sonora delle casse.
anche io ho cominciato con vinili e cassette( ...
Re: anche io ho cominciato con vinili e cassette( ...
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Che cavalcata
How can a poor man stand such times and live
Re: Che cavalcata
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:-)
jeb
Re: :-)
"Music to me is... It's the air that I breathe, th
Re: :-)
jeb
Un ottimo articolo.
<i>La musica non tradisce, la musica è la meta del
Re: Un ottimo articolo.
"Music to me is... It's the air that I breathe, th
Re: Un ottimo articolo.
<i>La musica non tradisce, la musica è la meta del
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sono del '61 .. ho avuto lo "stereo", e ...
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
Re: sono del '61 .. ho avuto lo
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Re: sono del '61 .. ho avuto lo
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Certo il mondo del vinile era meno asettico ...
Vivi e lascia vivere
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che bel salto nel passato
...quelli che l'analogico, e credono di essere in
Re: che bel salto nel passato
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devo essere sincero...
"Blues is Easy to play, not to FEEL" (Jimi Hendr
Re: devo essere sincero...
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La valigia dei ricordi...
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Di quegli anni ho ancora qualcosa.
FBASS
Re: Di quegli anni ho ancora qualcosa.
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2010
Re: 2010
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Re: 2010
mmmmm...
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