La mia ragazza li adora e quindi decido di portarla a vederli. Dicevamo, ambiente molto suggestivo. Il palco è situato nel parco di una meravigliosa villa adibita a ristorante e discoteca. Dietro al palco, completamente scoperto, si innalzano gli spruzzi d'acqua della fantastica fontana che si trova proprio davanti alla villa. Immaginate quindi la visuale: palco, fontana con eleganti spruzzi d'acqua e la villa, illuminata con varie luci colorate e con tutte le finestre aperte, per permettere ai presenti di vedere al suo interno e far capire quanto sia di lusso l'arredamento e tutto l'edificio in sé.

Dopo la solita attesa e il solito ritardo (il dépliant dell'evento diceva "Zen Circus ore 22.15") alle 23.00 in punto, gli Zen Circus salgono sul palco. La prima canzone è "Gente di merda" e io, da musicista esperto, riconosco subito il suono del Big Muff. Mi avvicino, per controllare quali effetti vengono utilizzati dal cantante e chitarrista Appino. Ma come, non c'è nessun pedale a terra? Infatti, Appino per la serata ha usato un sistema a rack su una cassa Marshall da quattro coni. Ma diamo una controllata alle chitarre: due acustiche (non chiedetemi cos'erano perché in ambito di chitarre acustiche sono completamente ignorante), una bellissima Gibson ES335... ah no, quella non è la paletta Gibson. E manca pure il logo Gibson. Ma cos'è quello strano fiore disegnato sulla paletta? Mi dispiace, ma non sono riuscito a capire di che chitarra si trattasse. Intanto la prima canzone è finita e Appino cambia chitarra, passando ad una bellissima Classic Series '72 Telecaster Custom (se non sbaglio questo modello è made in Mexico) colorazione sunburst: lo spettacolo continua! Non contento mi sposto sul bassista e noto con stupore che è mancino. Suona bassi per destri ma le corde sono montate in maniera standard: vale a dire che il mi cantino è la prima corda a partire dall'alto, cioè la quarta corda... suona come Morgan! La cosa mi affascina parecchio: certo, è questione di abitudine ma le prime volte non deve essere poi così facile. Infine decido di dare un'occhiata al batterista e, sorpresa delle sorprese, troviamo timpano, rullante, charleston e un altro piatto (così ad occhio non ho mai imparato a distinguerli quindi accontentatevi di sapere che era un piatto). Proprio così, manca la grancassa! Quindi tutto il ritmo e il tempo sono dati dal solo uso delle braccia. Entusiasmante! Dopo aver controllato tutto per filo e per segno, come il classico musicista è solito fare, decido di gustarmi il concerto in se. Pur essendo in tre, il sound che ne esce è molto corposo, mai fastidioso o esagerato. In varie canzoni Appino utilizza l'acustica e il bassista suona invece distorto. Abbinamento fantastico, fuori dai soliti schemi dove la chitarra deve sempre essere rigorosamente distorta: Appino accompagna con semplici accordi di acustica e Ufo, il bassista, esegue una serie di licks che praticamente consistono nei riff e nel vero corpo della canzone. In alcuni brani è proprio il basso a farla da padrone. Ufo e Appino sanno anche tenere in mano la situazione, muovendosi e atteggiandosi come veri musicisti professionisti, come gente che sul palco ci sale spesso (per la cronaca, il loro tour prevede circa cento date in un anno). Appino se la cava molto bene, sopratutto nelle parti acustiche, dove si destreggia abilmente tra arpeggi e accordi di vario tipo e natura: certo non stiamo parlando di Joe Satriani, ma di un chitarrista che fa poche cose, semplici ma d'impatto e fatte bene. Non è certo il musicista a cui scappa una nota o che si perde in un bicchiere d'acqua. Inoltre vi ricordo che canta e suona, cosa non semplicissima, ma che gli riesce molto bene, considerate le classiche ritmiche folk, presenti in varie canzoni, che spesso vanno in controtempo. Insomma, il concerto mi emoziona parecchio (certo, anche l'ambiente fa la sua porca figura) ma terminare il tutto a mezzanotte, dopo solo un'ora, mi sembra eccessivo, lo stupore dilaga infatti tra il pubblico. Senza contare che il vero concerto degli Zen Cirucs sarà durato circa mezzora. Infatti, a metà dell'opera sale sul palco Nada, cantante italiana a me sconosciuta. Molti diranno che sono blasfemo ma la mia giovane età non mi ha permesso di conoscere prima d'ora questa signora cantante (proprio così, una voce stupenda a mio parere, molto simile alla voce di Gianna Nannini che io personalmente adoro) che ha pubblicato parecchi album (23 per l'esattezza) e collaborato con grandi artisti di fama nazionale e internazionale. Il motivo della sua presenza? La canzone "Vuoti a perdere" dell'album "Andate Tutti Affanculo" degli Zen Circus, uscito nel 2009, è cantata da lei: diciamo quindi un'ospitata, anche se poi il concerto è finito con alcune canzoni del suo repertorio (di Nada intendo). Nada a parte, ho rivalutato molto questo gruppo che prima mai mi sarei sognato di andare a vedere. Spero che il loro tour tocchi ancora qualche altra città vicina alla mia in maniera da poterli rivedere. Fantastici!