Destinazione: Piazzola sul Brenta, graziosa cittadina in prossimità di Padova, particolarmente cara agli amanti della musica suonata dal vivo. L'obiettivo: assistere alla Lectio Magistralis tenuta dal Rettore Magnifico dell'Università del Mojo del Texas, coadiuvato dai docenti emeriti di Groove&PasoDoble e Tiro&Punch.

Il tragitto non è poi così lungo, in un paio d'ore ci troviamo... nella stessa appiccicosa e soffocante calura che avevamo lasciato a casa. Il tempo di un panino e una bottiglietta d'acqua (santa, probabilmente: due euro) e siamo diligentemente in fila all'ingresso insieme a molte altre variopinte scolaresche.
Finalmente dentro, in un magnifico anfiteatro tra palazzi storici, giardini e un palco fantastico, troviamo i nostri posti. Niente male, siamo piuttosto vicini, oltre che comodi.
Prima della lezione vera e propria veniamo intrattenuti da Maurizio Solieri e la sua band, che propongono un rock "americano" non proprio originalissimo (a tratti un po' noioso, devo dirlo) ma, ovviamente, ben suonato.
Note salienti: l'ottima voce del cantante-tastierista Michele Luppi, il suono della batteria, talmente potente da far vibrare i sentimenti e l'imponente Hammond di Mimmo Camporeale: alla fine dell'esibizione i roadies hanno estratto il synth da quello che sembrava essere il pesante cassone, che hanno poi piegato in due e portato via in tre secondi: era solamente un paravento pieghevole, ma dai!
Sono poi saliti in cattedra gli insegnanti d'oltreoceano, accolti dall'ovazione degli astanti. Partiti subito con pezzi da 90, hanno snocciolato moltissimi pezzi storici, eseguiti magistralmente con un groove pazzesco, degli ottimi suoni (a parte la voce del Reverendo, che a tratti si perdeva un po') e con il loro abituale modo di stare sul palco, da consumati professionisti.
Gibbons e Hill fanno del pubblico ciò che vogliono. Basta un cenno, anche solo uno sguardo, e il pubblico risponde immediatamente. A vederli suonare sembra tutto così facile, eppure sono solo in tre: chi ha provato a suonare in trio sa cosa intendo.
Dusty e Frank sono una macchina da guerra. Con assoluta nonchalance creano un muro di suono che consente a Gibbons di non suonare affatto, se vuole, senza che la dinamica del pezzo subisca il minimo turbamento, senza che si avverta alcun vuoto.
La batteria macina il tempo con rilassata precisione, senza passaggi pirotecnici, mirando ad una cosa sola: groove. Le dita paffute di Dusty si muovono in maniera sorprendentemente agile ed originale su tutto lo strumento, con un unico obiettivo: groove.

E poi c'è Lui. Innegabilmente è la star, anche se i suoi compari sono tutt'altro che dei comprimari.
Gibbons è davvero un personaggio particolare, da molti punti di vista.
Per esempio, stupisce come da un fisico così esile possa uscire una voce incredibilmente profonda e cavernosa come la sua. Quando canta i pezzi più blues è da brividi.
E poi c'è il suo modo di suonare. Minimalismo assoluto, e non solo perché in tutto il concerto non ha avuto bisogno di suonare nemmeno una sola misura in sedicesimi. I movimenti di braccia e mani sono ridotti al minimo indispensabile, a volte è perfino difficile coglierli. Questo è un aspetto che sicuramente interessa molti di noi chitarrai, alla perenne ricerca del modo giusto per ottenere il suono grosso che abbiamo in testa.

Il Reverendo ha un suono di tutto rispetto: vero e proprio Tone con la T maiuscola. Tridimensionale, dinamico, possente ma sempre chiaro e intellegibile. Ha sempre il volume, la distorsione (o meno) e il corpo giusti in ogni situazione. Senza bisogno di pedalini, non usa nemmeno il riverbero.
Eppure, pare, monta mute di corde ridicolmente sottili: i veri bluesmen non prendono nemmeno in considerazione corde di diametro inferiore a 0,011 vero? Lui usa le 0,008, e ne tira fuori un suono gigantesco.
Pensate a SRV: tronchi di acciaio e mani di ghisa. E poi, ecco Billy: capelli al posto delle corde e un tocco delicatissimo. Ma come fa?
Le prime risposte che vengono in mente sono due: la chitarra e l'utilizzo del Peso come plettro.
Non ha suonato Pearly Gates (nemmeno una delle sue costose repliche), e con tutte le chitarre che ha usato (due Gretsch "Billy Bo", una Les Paul per lo slide di Just Got Paid e la famosa Explorer rivestita di peluche) aveva praticamente lo stesso suono. Riguardo al plettro, non so se usasse davvero una moneta, in ogni caso non si sentiva una gran differenza nemmeno quando eseguiva lunghissime frasi utilizzando solo hammer-on e pull-off della mano sinistra (e senza esercitare una particolare forza, come anche mio figlio ha notato). Il suono era comunque enorme.
E allora?
Ci risiamo: il suono è nelle mani. Frase ripetuta alla nausea.
Eppure non può essere che questa la spiegazione (oltre a una buona regolazione di un buon amplificatore, ma questo è sottinteso). Secondo me il Reverendo ha un controllo totale del proprio strumento, in particolare per quanto riguarda l'utilizzo della mano destra. Con le corde sottili, molto sensibili, non si può pestare, la corda suonata troppo forte può addirittura stopparsi: Billy non stacca praticamente mai il polso dall'appoggio in prossimità del ponte, non suona con il gomito, si limita a ruotare lievemente il polso, controllando in questo modo con precisione la forza esercitata dalla pennata. Con mute di corde più pesanti è relativamente semplice, ma più le corde sono sottili, più si riduce la finestra di dinamica a disposizione del chitarrista: solo un chirurgo può arrivare al controllo che Gibbons fa sembrare così naturale.
O qualcuno pensava che dipendesse dagli occhiali da sole?

Beh, come lezione mi è sembrata molto interessante, e per niente scontata. La parte difficile consiste nel metterla in pratica, nel farne tesoro.
Un buon esercizio potrebbe consistere nell'incrementare il livello di gain che solitamente utilizziamo, imparando a suonare con maggiore leggerezza, allo scopo di ottenere lo stesso timbro che siamo soliti produrre con un livello di gain inferiore.
E poi scendere ancora, finchè il suono diventa quasi clean. Il tutto non solo eseguendo singole note (così sono capaci tutti), ma frasi intere, magari anche veloci, e sequenze di accordi e arpeggi. Tanto per fare un esempio.
Anche se non si diventa come il Reverendo, di sicuro questa pratica potrà renderci più consapevoli nel nostro approccio con lo strumento, e forse ci farà venire la voglia di provare a suonare con qualche scatoletta in meno tra i piedi.
E magari con un paio di occhiali da sole. Rigorosamente cheap.
Mie impresioni
ZZ Train - Shaven ZZ Top Tribute Band
Re: Mie impresioni
Ho ingoiato un plettro di Keith Richards da piccol
Re: Mie impresioni
-Oliver-
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Ampli
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Anch'io quella sera sono andato a lezione con ...
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Io ho seguito la lezione successiva.....il 15 ...
anche io c'ero! mitiche le chitarre di ...
well we all shine on, like the moon, and the stars
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quanto rosico....
Mr. Beard, Mr. Hill and Rev. Will G.
:-)
jeb
Re: :-)
il reverendo è scomodo. non c'ero e non ...
Sostieni greenpeace, ne va del nostro futuro.
"IL CAPPELLO DEL BLUES"....GUARDATE QUESTO VIDEO!
Ho ingoiato un plettro di Keith Richards da piccol
Re:
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GENUFLESSIONE PER IL REVERENDO
IO li ho visti lunedì scorso qui a Roma, lo ...
La verità è dentro di noi
Ma chi se ne frega ? Vai dove vuoi, purché non ti
Io li ho visti...molto da vicino!!
Ciò che manca a manca...non manca a destra
Re: Io li ho visti...molto da vicino!!
Li ho visti a Lucca....
<p>--
Lorenzo</p>
Che figata...
Through nature's inflexible grace I'm learning to