Drawbarology - Seconda parte

di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 05 June 2010 @ 11:29 |
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Continuamo con la nostra panoramica propedeutica sui drawbars/tonebars; i nove tiranti che governano il funzionamento timbrico dell'organo elettrofonico. Iniziamo a distinguere i comportamenti delle singole armoniche.

 

Armoniche (tonebars) consonanti

Dei nove tonebars, cinque riproducono precisi rapporti di ottava; in gergo, i tiranti 16’, 8’, 4’, 2’, 1’ sono indicati come consonanti. Il loro utilizzo tende a dare potenza, fermezza e apertura “ordinata” al suono. In assenza di chorus/vibrato, e con la giusta quantità di riverberazione, aprono la strada alle timbriche più liturgiche.

Armoniche dissonanti

Gli altri quattro tiranti ( 5’ e 1/3, 2’ e 1/3, 1’ e 3/5, 1’ e 1/3) emettono frequenze che non contengono l’intonazione nominale o i suoi raddoppi d’ottava; l’effetto, all’ascolto, è collegato ad un significativo incremento delle acute, della componente stridente del suono. Quando il musicista deve bucare il mixaggio, è a questi tonebars che dovrà rivolgere l’attenzione. A proposito: se usate solo questi, senza neanche un’armonica consonante, vi troverete a fraseggiare con scarsissimo peso tonale. Provare per credere, non è un’esperienza timbricamente esaltante.

I drawbar bianchi

Sono quelli che fanno riferimento all’ottava reale impegnata dal musicista ed ai suoi raddoppi superiori. Il loro impiego apre il suono, ma non produce disordine armonico perché i rapporti di frequenza sono inequivocabilmente ordinati.

I drawbard marroni

Sono quelli che si usano per dare potenza, peso, autorità sulle basse al suono; il raddoppio all’ottava inferiore ed alla quinta superiore (come vi potrà confermare qualsiasi geetariero metallaro) è un’inarrestabile macchina da riff.

I drawbar neri

Sono quelli dissonanti, di cui parlavamo prima; il loro utilizzo va dosato con cautela, per aprire il suono, bilanciare la timbrica del fraseggio rispetto al mixaggio e alle caratteristiche acustiche dell’ambiente in cui ci si trova. Troppa apertura vi porta ad un suono piercing, troppo poca vi farà soccombere in mixaggio.

 

Quattro famiglie principali

Lasciamo stare i Sopranos; le famiglie cui facciamo riferimento sono quelle relative alle (macro) timbriche organarie di riferimento; con infinite variazioni, si riconduce la tecnica di registrazione (cioè di costruzione timbrica) dell’organo elettrofonico alle quattro famiglie di:

  • Flutes; caratterizzati da un pattern “a gradino” per i tiranti impiegati, rappresentano la massa più imponente delle possibili regolazioni timbriche di base

  • Reeds; caratterizzati da un andamento a “checkmark” (il classico segno di spunta degli anglofoni), con enfasi sulle medie frequenze e significativa apertura sulle medio acute; il timbro è penetrante senza diventare mai sgradevole.

  • Foundation (o diapason); secondo la manualistica del secolo scorso, sono adatti al lavoro accordale piuttosto che ai fraseggi; sono dotati di ricca componente armonica media che è facilmente intuibile osservando il deciso profilo a dente di sega dei tiranti utilizzati; le acute possono essere più contenute di quanto non si immagini.

  • Strings; poche (sub)basse e poche (super)acute… per il resto c’è tutto. Attenzione! Non aspettatevi di ascoltare archi sinfonici: il termine stringsè sempre utilizzato con un riferimento organistico. Niente a che vedere con i sampler, eh? La Strings family è quella più imponente dal punto di vista della “penetrazione timbrica”.

 

Bene, ma teoria a parte?

Autentici mostri dell’organo elettrofonico (Jimmy Smith, Keith Emerson, Jon Lord, tanto per nominarne qualcuno) hanno definito personalissime versioni del suono elettrofonico che prescindono dalla teoria canonica; vediamole insieme.

Jimmy Smith: i primi tre drawbars tutti fuori (il power trio), percussione sulla seconda armonica.

Keith Emerson: dai primi tre di Jimmy Smith, ai power four con eventuale arricchimento all’armonica più acuta. Tenete presente che K.E. ha a che fare con una ritmica più ridondante di quella tradizionalmente jazzistsica, quindi il suo suono deve essere più aperto. Percussione sulla terza armonica, Chorus C3 a seconda dell’acustica ambientale.

Jon Lord: tutto fuori, spesso senza Chorus; a seconda delle necessità, c’è la percussione sulla terza armonica e, principalmente dal vivo, il suono viene arricchito con diavolerie esterne tipo ring modulator, eh eh.

Bene, adesso siete in grado di combattere contro i nove drawbars, perché, come direbbe Paul Shaffer, “nei nove drawbars si cela il segreto dell’universo”. 

Risorse
Pipe Organ
Thaddeus Cahill e il Telharmonium
Il brevetto originale Hammond
Armonici? Armoniche?
Fourier
La trasformata di Fourier
Jimmy Smith, ad esempio
Keith Emerson, ad esempio
Jon Lord, ad esempio
La prima parte di questo articolo



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Tutti i commenti

  • Semplicemente eccellente
    di Ozkar - accordiano #777 | 05 June 2010 @ 11:54
    • Re: Semplicemente eccellente
      di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 05 June 2010 @ 12:06
      • Re: Semplicemente eccellente
        di Ozkar - accordiano #777 | 05 June 2010 @ 12:21
        • di solito...
          di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 05 June 2010 @ 15:37
  • Aaaah... ecco cosa sono le drawbar! Ora però ...
    di RozzoAristocratico - accordiano DOC #17844 | 05 June 2010 @ 11:54
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    http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
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