I drawbars, o tonebars, nella terminologia adottata da Roland, sono dei tiranti con i quali è possibile regolare il volume di altrettante armoniche (auspicabilmente sinusoidali) con cui creare - mediante opportune miscele denominate registri - i suoni più adatti all’esecuzione. Termini e caratteristiche morfologiche sono prelevate, di peso, dall’antico mondo dell’organo a canne; risultati timbrici e funzionalità ricalcano solo in parte il comportamento del venerando pipe organ: quanto meno, ci si dovrebbe limitare alla sola famiglia organaria dei flauti.

Drawbarology, appunto
Senza perdere troppo temo nella bieca teoria, affrontiamo i nove tiranti che occhieggiano minacciosi dalla plancia comandi. Ogni tirante regola il volume - calibrato in nove possibili incrementi, da 0 a 8 - di altrettante onde sinusoidali accordate su precisi rapporti armonici.
Buoni con quelle canne…
Gli antichi maestri organari prima (dal Rinascimento), Thaddeus Cahill poi (1897) e Laurens Hammond ancora dopo (1934) organizzarono la sequenza di canneggi e di armoniche specificando la lunghezza dei tubi in piedi (un piede è qualcosa meno di 30 centimetri) e facendo riferimento ai ben noti raddoppi d’ottava.
Una noda Do, suonata al centro della tastiera - un bel do centrale (che non è il do “della serratura”, semplicemente perché l’organo a canne la serratura non ce l’ha…) - ed emessa da un canneggio lungo 8’ (il numero 8 con l’apostrofo si legge otto piedi) emette la frequenza nominale pari all’ottava realedello strumento. Do centrale è stato suonato, do centrale si ascolta.
Se però con lo stesso tasto si mette in funzione una canna lunga il doppio, cioè una canna da 16’, la nota ascoltata risulterà essere quella all’ottava inferiore; se la canna utilizzata è quattro volte più lunga, cioè 32’, la nota eseguita risulterà due ottave al di sotto dell’intonazione nominale. Facile concludere che una canna da 4’ (lunghezza dimezzata rispetto al tubo da 8’) produrrà il Do all’ottava superiore; una canna da 2’ suonerà due ottave sopra; una canna da 1’ suonerà tre ottave sopra. E allora? Potrebbe esplodere il lettore meno paziente…
E pluribus unum
Le cose diventano interessanti quando tante canne (in termine organario, un ripieno) vengono controllate simultaneamente con lo stesso tasto: se premendo il Do centrale entrano in funzione sei canne da 32’, 16’, 8’, 4’, 2’, 1’, si otterrà una nota particolarmente maestosa, composta da sei ottave sinusoidali (passateci la semplificazione) che compongono un unico segnale.
Unico segnale? Si, perché il nostro orecchio, con buona pace del barone Jean Baptiste Joseph Fourier, non è in grado di scindere un suono isolandolo nelle sue componenti armoniche; all’atto pratico, quindi, la registrazione dell’organo a canne, l’impostazione timbrica sul Telharmonium di Cahill, il drawbar setting nell’Hammond (prima) e nei cloni (poi), produce un suono composto da numerose armoniche: tante quante canne sono aperte nel ripieno organario, fino ad un massimo di nove nell’elettrofonico Hammond e nei suoi cloni.
Perché l’organo elettrofonico non è un sintetizzatore
Procedendo per sommissimi capi, idenditifichiamo due macro aree di funzionamento per i sintetizzatori: quelli che lavorano in sintesi sottrattiva e quelli che lavorano in sintesi additiva. Nel primo caso, a colpi di filtro e di altri circuiti, il musicista elimina dal suono bruto di partenza tutto quello che non assomiglia al risultato desiderato. Nel secondo caso, il musicista provvede a costruire il proprio suono sommando pazientemente enormi quantità di armoniche.
Allora, si potrebbe concludere, l’elettrofonico hammond-like è un sintetizzatore additivo ante litteram! No, purtroppo no: per realizzare in maniera ineccepibile timbriche riconoscibili con la sintesi additiva, è necessario poter controllare taluni parametri fondamentali di ciascuna armonica utilizzata:
- la frequenza iniziale ed eventuali sue variazioni nel tempo
- la fase iniziale ed eventuali sue variazioni nel tempo
- l’ampiezza iniziale ed eventuali sue variazioni nel tempo
diciamo, quindi, tre valori parametrici fissi e tre inviluppi multistadio per ciascuna armonica; l’elettrofonico (sia Hammond originale o clone) offre solo nove armoniche con altrettante regolazioni di volume: la loro frequenza è prefissata, la loro fase non può essere modificata dall’utente. Quindi, con i nove drawbars si fanno solo suoni d’organo, liturgico (entro certi limiti), pop, jazz, rock, blues, gospel… tutto quello che volete, ma sempre e solo organo.
Bene, torniamo sui nove drawbar

Nove tiranti, nove
I nove drawbars/tonebars sono differenziati tra loro per l’armonica che governano, cioè per la frequenza che producono con volume progressivamente più elevato mano mano che vengono tirati in fuori. Il classico schema allegato a questo testo, visualizza la corrispondenza tra tiranti e frequenze prodotte; queste possono essere espresse come note (facendo riferimento ad un’ipotetica nota do suonata sulla tastiera), come frequenze numeriche o come rapporti numerici tra l’intonazione di base e l’intervallo realizzato armonica per armonica.
Da sinistra verso destra, i nove tiranti corrispondono a:
- 16’= viene prodotta la nota all’ottava inferiore rispetto al tasto suonato
- 5’ e 1/3 = viene prodotta la nota alla quinta superiore rispetto al tasto suonato
- 8’ = è l’armonica di riferimento, viene prodotta la frequenza realmente corrispondente al tasto suonato
- 4’ = viene prodotta la nota all’ottava superiore rispetto al tasto suonato
- 2’ e 1/3 = viene prodotta la nota un’ottava e una quinta (una dodicesima, quindi) superiore rispetto al tasto suonato
- 2’ = viene prodotta la nota due ottave sopra rispetto al tasto suonato
- 1’ e 3/5 = viene prodotta la nota due ottave e una terza sopra il tasto suonato
- 1’ e 1/3 = viene prodotta la nota due ottave e una quinta sopra il tasto suonato
- 1’ = viene prodotta la nota tre ottave sopra il tasto suonato
Articolo davvero molto interessante! Complimenti.
bravo.... ottima esposizione!
grazie!!
Finalmente!
Re: Finalmente!
Re: Finalmente!
ottimo.. grande enrico!!
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forse ho capito male io ( sono un ...