Electro Harmonix - Ring Thing

di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 07 May 2010 @ 07:00 |
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La volta scorsa abbiamo parlato della teoria che si nasconde dietro la semplice dicitura "ring modulator"; ora, è arrivato il momento di affrontare il nuovo pedale EHX Ring Thing, un Single Sideband Ring Modulator con parecchi assi nella manica.

Non è la prima volta che Electro Harmonix si cimenta con il ring modulator: dopo lo storico Frequency Analyzer (in grado di sbarattolare il suono come poche cose su questo pianeta), oggi è la volta del Ring Thing, un pedale che riunisce al suo interno comportamenti di modulazione ad anello tradizionale affiancati a più esoterici trattamenti di single sideband pitch modulator e, a determinate condizioni, whammy shifter. Come di consueto nelle realizzazioni top EHX, anche in questo caso è prevista la possibilità di gestire fino a 9 preset per memorizzare altrettante regolazioni chiave; l’alimentazione è gestita da un power pack fornito in dotazione (DC 200mA, 9,6 Volts, negativo al centro); un esauriente manuale d’istruzioni accompagna l’apparecchio.

Il problema di fondo, per la fruizione dell’apparecchio, è che, come al solito nelle realizzazioni EXH di un certo livello, Ring Thing può funzionare non solo come Ring Modulator, ma anche come Frequency Shifter Single Band (upper o lower) e come Pitch Shifter. Insomma: tre algoritmi di (mal)trattamento audio molto intensi. 

Il pedale spreme fino in fondo la tecnologia digitale per produrre, a discrezione dell’utente, i trattamenti di Ring Modulation, Frequency Shifting  e Pitch Shifting.  Tutte le regolazioni sono memorizzabili in nove locazioni Preset raggiungibili, a scelta, ruotando l’encoder con il cappuccio bianco o cliccando ripetutamente sul tastone di sinistra. Attenzione a non rimanere con il tastone pigiato per più del necessario: la pressione in hold sintonizza il circuito Ring Mod sulla frequenza del segnale Carrier; ulteriori particolari in seguito.

Il segnale (mono aurale) collegato all’Instrument Input può essere regolato nel rapporto wet/dry tramite controllo Blend o, con il tastone (true) Bypass, presentato direttamente all’uscita dell’apparecchio, saltando completamente l’elaborazione interna; notiamo subito che R.T. mangia un po’ di livello nel segnale processato...

 

Ring Thing come Ring Modulator

La modulazione ad anello prende corpo processando l’audio esterno per il segnale dell’oscillatore incorporato; quest’ultimo è regolabile nella forma d’onda desiderata (sinusoide, triangolare, rampa, dente di sega, quadra) e nella frequenza Coarse/Fine. Inutile ricordare, dopo l’indigestione di teoria, che a maggior contenuto armonico per la forma d’onda modulante corrisponde una maggior numero di coppie C+M/C-M di frequenze in uscita. Provate con la dente di sega e verificate la densità timbrica al limite del caos; sostituite la dente di sega con una basica sinusoide modulante e noterete come il prodotto si svuota significativamente. La frequenza del segnale modulante può essere portata in unisono con quella del Carrier (a patto che questo sia monofonico) premendo il tastone Preset/Tune; l’effetto immediato è il balzo dell’intonazione percepita sul raddoppio d’ottava superiore fintanto che si esegue la root key, appena ci si allontana dall’intonazione nominale, lo sbarattolamento riprende.  Il trattamento audio così prodotto può essere sottoposto a filtraggio Low Pass per l’eliminazione delle armoniche più acute; in aggiunta, è possibile controllare l’intonazione del Modulator con un eventuale foot pedal collegato alla porta Mod Input. Come tradizione EHX, il pedale può essere compatibile M-Audio EX-P, Roland EV-5, Moog EP-2 o BOSS FV-500L; in alternativa, si può inviare al pedale una tensione 0/+5 Volt.

Una semplice scala di Do maggiore, eseguita nel Ring Modulator,può trasformarsi in una cascata di barattoli o in una sequenza di timbri dissonanti dal sapore metallicamente analogico (… o analogicamente metallico); andate a riascoltare la versione live di La mela di Odessa degli Area, per ascoltare Patrizio Fariselli alle prese con l’ARP Odyssey ed il suo Ring Modulator…

 

Ring Thing come Frequency Shifter

Ancora più efficace del Ring Modulator, ma limitato alla sola gestione delle sideband superiori o inferiori alla frequenza in input, il comportamento Freq Shift UB/LB; in questo caso, i controlli disponibili permettono l’intervento sulla forma d’onda del modulator, il filtraggio low pass (da non sottovalutare: a tutta apertura, Ring Thing può tirare fuori una notevole grinta digitale sulle acute) e l’intonazione Coarse/Fine del segnale modulante.

È il caso di chiarire un concetto altrimenti elusivo: Ring Thing, come tutti i pedali Ring Modulator, non è il primo pedale che si corre a prendere in negozio, forse neppure il secondo… Il suo comportamento timbrico è, come dire, specialistico.  Un ring modulator fa solo il ring modulator: niente riverbero, niente distorsioni, niente armonizzazioni stratosferiche; se atterrate su questo circuito (o su altri similari, ad esempio il Moogerfooger MF-102) è perché vi serve “quel” tipo di trattamento ben preciso. Musicista avvisato…

Torniamo al Frequency Shifter; se il coefficiente di deviazione, ovvero l’offset sulla frequenza espresso con i comandi Coarse/Fine, è particolarmente contenuto, Ring Thing si trasforma in un tremolo particolarmente efficace sull’apertura stereo: il suono sembra rimbalzare sulle uscite Left/Mono e Right con una velocità pari all’offset di frequenza impartito. Più aumenta l’intervallo, più il suono diventa “rombante”; superata la soglia degli 8-10 Hz, si inizia a perdere il contenuto armonico originale e, in base alle sideband selezionate (superiori o inferiori), si torna nell’accogliente famiglia dei suoni clangorosi tipici di questo circuito. Ricordiamo che, alla massima escursione, Ring Thing può stretchare in su e in giù il segnale originale di 2940 Hz, che sono tanti.

 

Ring Thing come Pitch Shifter

Compatibilmente con l’intervallo di trasposizione richiesto dal musicista, l’algoritmo di Pitch Shifter mantiene la coerenza timbrica del suono originale variandone l’intonazione percepita; come è ovvio aspettarsi, alle estremità del range utile (+/- 2 ottave) il suono risulta colorato da sensibili artefatti, ma anche questi fanno parte del gioco. Oltre alla possibilità di filtraggio e all’intonazione per le voci artificiali, l’algoritmo prevede il controllo d’intonazione tramite pedale esterno. Se vi sono sempre piaciuti gli effetti diving bombs con il pitch bend esagerato, questa è la condizione operativa che fa per voi, sulla chitarra quanto sul clone Hammond o sul sintetizzatore.

 

In uso

Ring Thing mantiene tutto quello che promette: trattamenti selvaggi sul segnale, scordature al limite dell’indecenza, melodie rese irriconoscibili e caos timbrico sugli accordi pieni. In aggiunta, la possibilità d’isolamento per le upper e/o lower sideband permette di limitare l’intervento ad una precisa banda di frequenze in rapporto all’esecuzione, con risultati invero interessanti. Le possibilità di Pitch Shifter, applicate alle note lunghe come trasposizione parallela o utilizzate come intervento creativo, alla stregua di super pitch bend, possono risultare assai utili durante l’esecuzione a patto - ma questo è un concetto di base, quando si parla di trattamenti così particolari - che il genere musicale preveda spazi adeguati per questo tipo di processing.

Dal punto di vista peculiarmente timbrico, la natura digitale della circuitazione (sample rate @ 46.94 kHz, conversioneAD/DA @ 24 bit, trattamento audio @ 32 bit) mantiene un range di frequenze assai ampio; qualcosina in più si poteva fare per la consistenza di livello in bypass/on, ma la perfezione non è di questo mondo.

Per tutto il resto, Ring Thing conferma ampie doti di fun generator; un pedale non per tutti, ma in grado di ripagare con gli interessi l’utente consapevole. 

 

Risorse
La prima parte dell'articolo
EHX Ring Thing
EHX Frequency Analyzer
Frequency Modulation
Ring Modulator
MF-102
Bode/Moog Patent
Clavia Demo Editor Mac
Clavia Demo Editor PC
WaveWindow Trial
AudioXplorer



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