Alcatraz, Milano, 17 Aprile. Introdotti da altri gruppi quali gli Andead, i Friday Night Boys, i Swellers, i Madina Lake, gli Story of the Year e gli A.F.I., si esibiscono al locale Alcatraz i Sum 41, la sera del 17 Aprile. Anche se l’inizio del loro show era previsto per le 8.30 già dalle 3 del pomeriggio una folla di giovani punk e emo si accalca davanti all’entrata del locale, nella speranza di ritirare le prevendite o di scorgere gli artisti in arrivo per il soundcheck.

In realtà, mentre tutte le altre band si trovavano già all’interno, i Sum 41 erano ancora a Roma, bloccati dalla chiusura degli aereoporti a causa della nube di polveri proveniente dall’Islanda. Alle 3.30 la troupe aveva deciso di noleggiare delle auto (i Frecciarossa erano stracolmi) e partire alla volta di Milano, sperando di arrivare in tempo per l’esibizione.
Per gli Story of The Year, gruppo emo con influenze punk rock di St. Louis, il pubblico di quindici-vent’enni si dimostra freddo: una vera sfortuna per una band così carica trovarsi davanti ad un uditorio stanco per la lunga attesa in piedi e teso per l’arrivo del gruppo principale.
Appena dopo la fine del loro ultimo pezzo infatti partono gli slogan “Vogliamo i Sum 41”.
Spettatori dimezzati invece per gli A.F.I., rock band californiana collocata dopo i Sum.
Al contrario, pienone e gran chiasso per il gruppo principale, che entra sul palco alle nove meno un quarto con il solito look semplice (pantaloni borchiati, camicia e gel) e si trattiene fino alle dieci e dieci. Aprono il concerto con il singolo “Hell Song” e propongono una scaletta contenente anche “Fat Lip”, “Motivation”, “My Direction”, “We’re All To Blame”, “Walking Disaster”, “Pain 4 Pleasure”, Still Waiting”, “In Too Deep”.
Il pubblico si dimostra molto reattivo cantando anche senza sapere il testo, alzando le braccia e saltando per quasi tutta la durata del concerto.
Il gruppo avverte la carica della platea e ricambia con energia, assoli improvvisati, salti con gli strumenti e persino un salto mortale di Tom; davvero sorprendente dopo le 5 lunghe ore di viaggio.
Inizialmente si assiste ad un violento pogo che porta il pubblico a dividersi in “ala di pogo” e “ala di tranquilli fotografi”. Derryck, cantante e prima chitarra, sceglie tre fans e tiratili sul palco li lascia partecipare al concerto da lassù. I Sum coinvolgono il pubblico chiedendo di battere le mani e cantare i ritornelli, persino spiccicando qualche ringraziamento in italiano e lanciando alla fine le bacchette nella folla. Risultano intonati, energici e del tutto in linea con le aspettative dei presenti, anche senza l’aiuto di Dave (seconda chitarra fino al 2006) e degli effetti acustici digitali.
Non a caso Iggy Pop li scelse come partner per la sua canzone “Little Know It All”, motivando la scelta con la frase “I Sum 41 hanno le palle”.
Gli ultimi pezzi sono dei “Pain For Pleasure”, band heavy metal formata dagli stessi componenti dei Sums scambiati di ruolo, ma è palese che Steve, il batterista, non è tagliato per intrattenere il pubblico come sa fare Derryck.
Yeah!
Cavolo peccato averl
bah
mah
mi beccherò tanti p
Re: mi beccherò tanti p
Re: mi beccherò tanti p
E' un vero peccato...
I' m in love with Rock 'n Roll, it satisfies my so
i Sum sono i miei pr