Codice colore. Anche se a prima vista il pannello del CS-80 sembra disegnato da un Arlecchino in vena di scherzi, ogni controllo rispetta un preciso codice colore: verde = filtro, rosso = resonance, bianco = frequenza di intonazione, grigio = volume, giallo = sustain, nero = tutto il resto. Una volta che ci si prende la mano, il gioco è (quasi) fatto.

Connessioni
Lo strumento è dotato di tre uscite audio: left, right e generale (che le comprende); i due canali in uscita non sono corrispondenti alle linee di sintesi I e II, ma contengono la variazione timbrica imposta dalla struttura di chorus/tremolo – una sorta di rotary simulator- che varia il panorama ed il contenuto stereo del segnale trattato. Due prese per foot control (assegnabile a expression o expression/wah) e foot switch (per il sustain/damper) affiancano un terzo ingresso EXT per tensioni esterne – non per segnali audio- con cui controllare l’intonazione degli oscillatori o il cutoff dei filtri o ancora l’ampiezza degli amplificatori. I lettori con memoria più acuta degli altri ricorderanno sicuramente i cassoni amplificati A4115H (con tanto di cono da 15”, driver da 1” e finale da 100 watts che, oltre al CP-70, venivano pubblicizzati come amplificazione naturale per il CS-80).

Tone Selectors
Due file da quattordici selettori quadrati, retroilluminati, che permettono di selezionare 11 + 11 timbriche preconfigurare (e non modificabili da pannello, se non con i controlli di performance), più 2 + 2 memorie analogiche, corrispondenti alle file di mini slider sotto l’apposito sportellino (una tecnica mediata in parte dal venerabile GX-1), più 1 + 1 selettore per la connessione in linea con il pannello comandi vero e proprio. L’utente può scegliere un timbro upper ed uno lower, non necessariamente lavorando con coppie incolonnate; non si possono selezionare due tasti sulla stessa riga, nel caso “vince” quello più a sinistra. Se volete simulare Vangelis di Chariots of Fire o Blade Runner; selezionate Flute e Bass o Brass 1 e 3…

Il canale di sintesi
Due circuiti identici, sovrapposti fisicamente sul pannello (I upper e II lower) e non utilizzabili singolarmente: anche isolando in mix una delle due parti, non c’è maniera di recuperare le otto voci inutilizzate per arrivare a 16 note simultaneamente.
L’oscillatore genera una forma d’onda dente di sega che viene poi convertita in quadra a simmetria variabile; contemporaneamente, un altro circuito produce una forma d’onda sinusoide che ritroveremo solo all’altezza del VCA finale, bypassando completamente il filtro (anche perché, a filtrare una sinusoide c’è poco sugo…). Il noise generator, unico per tutte e sedici le voci, fornisce il classico segnale rumore bianco. La simmetria dell’onda quadra può essere alterata manualmente o automaticamente mediante un lfo dedicato.

La sezione filtri del CS-80 è il cuore della timbrica caratteristica dello strumento e risulta composta da un passa basso ed un passa alto a 12 dB/Oct collegati in serie e dotati ciascuno di resonance indipendente. Il generatore di inviluppo dedicato al filtro è diverso da quello che ci si potrebbe attendere al giorno d’oggi (e per l’epoca appariva addirittura “alieno”), comprendendo un Initial Level, Attack Level, Attack Time, Decay Time e Release Time. Tanto per chiarire, il controllo di attack time regola la velocità (1 millisecondo / 1 secondo) con cui l’inviluppo passerà dall’initial level all’attack level; immediatamente dopo aver raggiunto l’attack level, l’inviluppo comincerà il ciclo di discesa alla velocità impostata con decay time, fino a raggiungere lo stesso livello che era stato impostato con initial level (pertanto: initial level = sustain level !!), rimanendoci fintanto che la tensione di gate rimane aperta (cioè fintanto che la nota è premuta); quando la nota viene abbandonata, l’inviluppo abbandonerà il precedente livello muovendosi alla velocità stabilita con release time. Da notare che, nel delirante manuale di istruzioni dell’epoca, il trasparente livello di sostegno viene definito come coincidente con le cutoff frequencies dei filtri passa basso e passa alto… come dire: non vogliamo fare le cose come tutti gli altri!!
I due filtri passa basso e passa alto, dotati di resonances indipendenti, possono essere utilizzati con profitto per lavorare come band pass ad ampiezza variabile; l’unico inviluppo permette di ottenere con facilità tratti timbrici abbastanza “vocali”.

Per fortuna, le cose sono più tranquille nella sezione VCA, dove i due segnali del filtro e della sinusoide pura vengono miscelati indipendentemente; il generatore di inviluppo è un tradizionale ADSR cui segue l’altrettanto rassicurante controllo di Level.
Tutto questo moltiplicato per le due linee parallele di sintesi upper I e lower II (anche se qui non c’è nessun punto di split!)

Come si costruisce un buon ribbon
Il ribbon controller è vecchio quanto la musica elettronica in-toto: basterebbe pensare alle primigenie implementazioni sul MixturTrautonium… Il problema però è sempre stato nella costruzione di un controller che fosse sufficientemente “controllabile” (scusate il gioco di parole).
I parametri importanti sono: linearità nell’estensione, possibilità di autocentramento e immediatezza della risposta; pochi esemplari di ribbon sono in grado di vantare comportamenti eccellenti come quello a suo tempo impiantato sul CS-80.
Originalmente ricoperto in velluto nero che ricopriva la superficie resistiva ed il cordino centrale conduttivo, il ribbon in questione è in grado di sintonizzarsi automaticamente sullo 0 volt, in qualsiasi punto venga premuto. Questo significa che, a differenza del Polymoog, tanto per fare un esempio, il musicista non deve preoccuparsi di dove schiaccia, ma solamente di quanto vuole scendere o salire: provatelo con una patch di brass ed il risultato sarà spaventosamente evidente… Il range del controller permette di salire per un’ottava max e di scendere fino a 0 Hz.