Le modulazioni globali. Due percorsi indipendenti; l'oscillatore a bassa frequenza LFO, comune a tutte le sei voci e la gestione della VoiceMod fornita dal VCO 3. Il circuito del LFO è offre 5 forme d'onda differenti (triangolare, rampa positiva e negativa, quadra, sample & hold) e può essere assegnato al controllo di frequenza indipendente per i tre oscillatori, alla pulse width indipendente per i tre oscillatori ed alla cutoff frequency del filtro.

La quantità di modulazione, come nel vecchio Mini, è governata dalla posizione fisica della modulation wheel e/o dai gestori amount di pannello.
La VoiceMod sfrutta come sorgenti il voltaggio in uscita al VCO 3 e/o la tensione generata dal filter envelope (… andate a rivedervi la struttura del Prophet 5), offre i sofisticati controlli di inversione sul segnale e la gestione contoured amount per il voltaggio del VCO 3. In pratica, diventa possibile gestire la quantità di modulazione nel tempo grazie alla curva del filter envelope. Anche in questo caso, se vi servono delle patches AM dinamiche, il gioco è fatto…

Il filtro
Tutto al posto giusto, come sul Mini: la resonance si chiama Emphasis, il key voltage è regolabile con due selettori 1/3 o 2/3… Il filtro è il classico passa basso 24 dB/Oct Moog transistor ladder; il suono è caldo e potente come ci si può immaginare, la sensibilità al volume in ingresso permette di ottenere timbriche sature. Oltre alla classica triade di controlli frequency, emphasis, amount, ecco ben posizionati i controlli dell'inviluppo. A differenza del vecchio Mini, A, D, S e R hanno controlli separati, con escursione variabile tra 1 ms e 20 sec; i tempi ottenibili sono scalati con estrema linearità e la pigna dello strumento è assolutamente di primordine. Da notare che, a differenza di un ADSR tradizionale, è possibile utilizzare le quattro logiche di Return To Zero, che riporta alla base il valore della curva di voltaggio anche nel caso di ribattuti veloci, Unconditional Contour, ovvero freerun, ovvero l'esecuzione full range di tutta la curva di inviluppo a prescindere dalla persistenza del gate di tastiera, Keyboard Follow, per la progressiva contrazione dei tempi in base all'estensione di tastiera, Release, per l'eliminazione del quarto stadio.
Come su tutte le macchine a doppio inviluppo, l'utenza meno esperta può facilmente cacciarsi nei guai per la famigerata interazione tra VCF e VCA,,, trattandosi di una macchina vintage abbastanza costosetta, è probabile che l'utenza meno esperta sia automaticamente messa al di fuori del gioco.

L'affidabilità
E qui andiamo male: il Memorymoog è, al suo interno, letteralmente zeppo di piastre, al limite dell'umano, con una naturale tendenza al surriscaldamento che comporta instabilità nell'accordatura e pesi al di sopra del normale. Per di più, il design dell'interfaccia di pannello utilizza una serie di piastre in parallelo che possono dare adito a falsi contatti: su parecchi strumenti, semplicemente premendo con il pollice sulla superficie della plancia comandi, si provoca lo spegnimento accidentale di metà dei led disponibili…
A parte questo, se lo strumento rimane stanziale in studio, il Memory raggiunge un livello di goduria timbrica difficilmente eguagliato da altre apparecchiature; certo, andando in giro per concerti, le cose cambiano drasticamente.

Gli integrati
Il Memory viene fatto girare da uno Z80, lo stesso processore che governa il Prophet 5; la voice board utilizza i CEM 3340 per gli oscillatori , i 3360 per i VCA ed i 3310 per i generatori di inviluppo; il filtro è realizzato con i transistor matched pair IT122. Tutto questo, tradotto in italiano, significa che se si rompe qualcosa, siete nei guai.

Il sequencer ed il MIDI
Ad un certo punto, il Memorymoog diventa Memorymoog Plus; la grossa differenza è data dall'adozione di un sequencer polifonico on board che può essere caricato in real time, con limitate opzioni di editaggio ed ancora più limitate opzioni di trasferimento dati sulla tape interface. Il MIDI "nativo", non previsto in progetto, ma neanche quello stupefacente di Rudy Linhardt, prevede solo il controllo nota on/off, il program change e la gestione del pitch bend. Pochi fortunati possessori hanno investito cifre favolose per far aggiornare il proprio strumento dal sunnominato Linhardt che, eliminando il poly sequencer, forniva al Memory un'implementazione MIDI di tutto rispetto, con gestione del sistema esclusivo, trasmissione e ricezione dati su tutti i controlli del pannello, ricalibratura delle funzioni eccetera.

Come dire: nec plus ultra. Se trovate un Memory usato, e se non vi chiedono cifre spaventose, non fatevelo scappare. E' un consiglio da amico…