Nel 1980 gli ingegneri Moog decidono di realizzare un polifonico analogico in grado di replicare la potenza e le capacità sonore del glorioso Minimoog: dopo lunghi studi, viene realizzata una voice board con tre oscillatori, un filtro passa basso ed una coppia di amplificatori che risulta sufficientemente convincente. E' nato il MemoryMoog.

Lo strumento, nella sua forma definitiva, è dotato di tastiera a cinque ottave, che (come buona parte degli apparecchi dell'epoca) emette solo i codici di nota on/off e non gestisce dinamica o channel pressure; ci sono sei voci di polifonia monotimbriche, un arpeggiatore relativamente programmabile ed un nutrito corredo di connessioni per l'interfacciamento. Ma, soprattutto, c'è il suonopotente e grasso, quasi a livello dell'antecedente monofonico, comunque in grado di spostare le montagne - cortesia degli integrati Curtis CEM utilizzati con dovizia nel progetto.
Lo strumento
Il canale di voce è praticamente ricalcato su quello del Minimoog, con qualche aggiunta relativa a funzioni addizionali e -attenzione!- alla poly mod desunta para para dal Sequential Prophet 5 e strettamente imparentata con l'architettura del Mini: tre oscillatori audio, con possibilità di sincronizzazione e funzionamento lo frequency per il terzo, un mixer audio che gestisce i tre VCO più il noise generator, un filtro passa basso 24 dB/Oct risonante, due inviluppi ADSR, che vengono potenziati nella dotazione dei modi operativi, un VCA finale con volume programmabile.
In più, c'è un arpeggiatore abbastanza sofisticato per i tempi, un vero e proprio centro di comando per la programmazione e la possibilità di visualizzare numericamente i valori memorizzati parametro per parametro. Lo strumento, una specie di Rolls Royce degli analogici, nonostante le sue sei voci di polifonia, si conquista rapidamente fama di peso massimo nella categoria, cortesia del nome che porta sul logo di identificazione e, ancora una volta, cortesia della pasta sonora inconfondibile.

Il System Controller
A differenza dei polifonici contemporanei, tutte le operazioni nel Memory vengono autorizzate dall'utente inserendo codici attraverso il tastierino numerico del System Controller: le novantanove locazioni RAM vengono raggiunte digitando il numero corrispondente e confermando con il tasto Enter, le catene di program change possono essere richiamate digitando il prefisso D… insomma, non ci sono solo potenziometri da girare.
Il funzionamento
Le sei voci di polifonia possono esser egestite in monofonia (lo, high, last priority), con selezione del numero di canali utilizzabili simultaneamente; l'arpeggiatore può essere messo in hold e - cosa più importante- può essere sincronizzato esternamente con un segnale TTL inviato alla presa Clock In. Due buss di modulazione possono essere gestiti con altrettanti pedali collegati all'apparecchio; il loro amount è governabile e memorizzabile patch per patch (interessante notare come la struttura a doppio buss sia stata ripresa nel recente Moog Voyager…); le destinazioni raggiungibili comprendono pitch, volume, filter.

Gli oscillatori
I diciotto oscillatori (3 per ciascuna delle 6 voci) sono dotati di selettore di piedaggio (da 16' a 1'), con controllo manuale della PW ed ovviamente PWM da parte di segnali esterni; tre forme d'onda sommabili, triangolare, quadra e rampa, sincronizzazione tra osc 1 e 2: la regolazione di frequenza viene controllata con uno splendido potenziometro doppio, coarse/fine, che permette di centrare in assoluta solidità lo zero beating tra le tre sorgenti sonore. I volumi dei tre oscillatori e del noise sono regolabili indipendentemente nel mixer audio che convoglia i segnali all'interno del filtro passa basso. Intenzionalmente, il mixer viene progettato per essere estremamente sensibile alle saturazioni di segnale… come dire che il Memorymoog può fare suoni molto cattivi senza troppa fatica.
Il terzo oscillatore -come nel Minimoog- può essere utilizzato per realizzare modulazioni cicliche a bassa frequenza o in banda audio; a differenza del LFO, di cui parleremo dopo, la modulazione realizzata con il VCO 3 è indipendente voce per voce, e quindi può essere utilizzata proficuamente per ottenere timbriche clangorose, amplitude modulation, creazione di sidebands particolarmente intricate nel pieno rispetto della polifonia disponibile. Il funzionamento in banda sub audio è switchabile con apposito selettore di pannello, a richiesta, è possibile sganciare il keyboard cv dalla gestione del terzo oscillatore. Cosa cambia? Se il terzo VCO è controllato dalla tastiera, la sua frequenza verrà modulata dall'altezza delle note che stiamo suonando (quindi un eventuale vibrato realizzato con la VoiceMod / PolyMod varierà di velocità nelle diverse ottave della tastiera); se invece il Key CV viene sganciato, il vibrato o la amplitude modulation rimarranno costanti lungo tutte le cinque ottave. E questo è il segreto per ottenere sonorità particolarmente aggressive…