Nel 1978, dopo la buona affermazione del monofonico MS-20, KORG espande la famiglia di apparecchiature modulari con il sequencer analogico SQ-10. Un apparecchio efficace, semplice da usare, dotato di tutte le funzioni necessarie per lavorare senza troppe limitazioni.

Per chi si fosse messo in contatto solo ora, riassumiamo velocemente le puntate precedenti: il sistema modulare KORG era composto dal monofonico MS-20, dotato di due oscillatori, due filtri, due inviluppi, due lfo…, e da un sint monofonico più limitato, MS-10 in cui venivano eliminate tutte le dotazioni. I due sintetizzatori erano caratterizzati da una struttura che - a rigor di logica - si sarebbe potuta definire semimodulare ovvero costruita su un unico pannello hardware, con un circuito audio preconfigurato, ma abilitato alle moditiche più significative grazie alla presenza di una generosa patch bay sul lato destro del pannello comandi. In questo modo il musicista poteva lavorare velocemente con i comandi di pannello - sfruttando le connessioni preconfigurate (comunque in grado di offrire una buona flessibilità timbrica) - oppure poteva sperimentare nuove connessioni utilizzando i punti di collegamento disponibili nella patchbay. Il sistema non era una novità (era stato, ad esempio, già sperimentato con successo nel prestigioso ARP 2600), ma garantiva un buon rapporto prezzo/prestazioni. Dal punto di vista peculiarmente ingegneristico, non bisogna dimenticare che le due piastre circuitali del MS-20 e del MS-10 erano state precedentemente sperimentate sui modelli polifonici PS-3100 e PS-3300, dove (in grande quantità) fornivano le voci di polifonia necessarie al funzionamento degli apparecchi. Dopo i due monofonici, appunto, venne il momento del sequencer SQ-10 (di cui ci occupiamo oggi) e del modular expander MS-50, uno strumento particolarmente interessante per prestazioni e dotazione circuitale,

Step Sequencer
Premesso che questo articolo non vuole essere un manuale all'uso dello step sequencer (a questo proposito ricorderemo che esistono numerose pubblicazioni, eh eh eh…), è necessario esporre rapidamente i concetti su cui si fonda il funzionamento di questo tipo di apparecchio.
Il concetto di step sequenccer nasce a cavallo tra gli anni '60 e '70, principalmente ad opera di Don Buchla, storico ricercatore e progettista, per poter ripetere all'infinito un certo numero di voltaggi - evitando così la scomodità intrinseca del tape loop.
Uno step sequencer, nella sua accezione più semplice, è un'unità in grado di contenere un certo numero di voltaggi, ciascuno in uno step, che sono poi emessi sequenzialmente alla velocità e con l'andamento decisi dall'utente; ciascuno step, per contenere il voltaggio desiderato, deve offrire un potenziometro, una resistenza variabile, una regolazione insomma con cui sia possibile impostare il voltaggio richiesto; ecco perché l'aspetto esterno del sequencer a step è sempre uguale, quale che sia la marca che lo produce: il suo pannello sarà caratterizzato da una, due, tre o quattro file di potenziometri (le control rows) il cui avanzamento sarà scandito da un oscillatore a bassa frequenza. Così come oggi, per identificare un sequencer MIDI si definisce il numero degli eventi ed il numero delle tracce, allo stesso modo, uno step sequencer analogico sarà velocemente individuabile evidenziando il numero degli step per ciascuna fila ed il numero delle file disponibili. Il nostro SQ-10 è un 12/3, ovvero uno step sequencer dotato di 12 step su ciascuna delle 3 file disponibili.
Le caratteristiche fondamentali
SQ-10, dicevamo, è dotato di tre file indipendenti di regolazioni step; ciascuna fila contiene 12 potenziometri che possono essere ruotati fino a centrare il voltaggio desiderato -che rimane così memorizzato nello step… fino a quando il musicista non si prenda la briga di spostare, volontariamente o inavvertitamente, il potenziometro. Le prime due file A e B sono dotate di un selettore che permette, globalmente per tutti e 12 gli step, di lavorare un un range pari a +/- 1V o +/-5 Volt; nel primo caso diventa possibile ottenere una maggior accuratezza nella centratura, nel secondo si otterrà, a scapito della minor precisione meccanica, una maggior escursione del controllo.
A cosa corrisponde il voltaggio emesso dalle singole file? La risposta più corretta è dipende…
Dipende da cosa si "attacca" alle uscite del sequencer, ovvero a quale parte nel circuito analogico dei sintetizzatore verrà inviato via cavo/patch cord il voltaggio emesso dal sequencer; nelle applicazioni più banali, la prima fila A del sequencer controlla l'intonazione degli oscillatori (quindi ad ogni step corrisponderà una nota intonata dal sintetizzatore), la seconda fila B controlla la cutoff frequency del filtro (quindi ad ogni step corrisponderà il timbro del sintetizzatore) e la fila C sarà collegata al gain del VCA (quindi ad ogni step corrisponderà il volume del sintetizzatore). Questo nel caso più banale, ma - come sempre nel mondo analogico - non esistono comportamenti giusti e comportamenti sbaagliati…
Ad esempio, nel SQ-10 si può velocemente utilizzare il voltaggio emesso dalla fila C per controllare la scansione ritmica del LFO interno, ovvero per variare l'andamento degli step ottenendo esecuzioni progressivamente più swingate, claudicanti, contratte.
Da notare che le due file A e B sono dotati di LAG Generators indipendenti, che possono produrre Portamento variabile con continuità.
Bellissimo e interessantissimo!
"L'obbiettivo da subito dichiarato è sensibilizzar
procurarseli (MS-20