

Non è però all'America o all'Inghilterra che voglio rivolgere lo sguardo, è infatti la Francia ad averci regalato una delle opere più autenticamente psichedeliche della storia della musica: si tratta della storia di una ragazzina di nome Melody Nelson, e a raccontarcela è nientemeno che Serge Gainsbourg.
Ad aprirci le porte della percezione questa volta non sono (almeno, non solo) le droghe o la meditazione o qualche diavoleria cosmica, a guidare il libertino c'è il sesso, il vizio, la perdizione. Il disco è un concept album di breve durata, poco meno di mezz'ora, ed è composto da tracce di varia durata, tutte piuttosto brevi, racchiuse a mo' di sinfonia da due tracce più lunghe che fanno rispettivamente da introduzione e da conclusione.
A beneficio di chi non mastica il francese, ecco che riassumo brevemente gli accadimenti. È ormai mattina e Gainsbourg, reduce da una notte di stravizi, vaga senza meta nei bassifondi della città a bordo della sua Rolls Royce Silver Phantom. Vinto dal sonno e dai bagordi, va a sbattere a bassa velocità contro qualcosa, l'incidente lo riporta alla realtà e una volta sceso dalla macchina si accorge di avere investito, senza alcuna conseguenza, un ragazzina in bicicletta. È da questo incontro che ha inizio l'educazione sentimentale di Melody. È proprio la giovinezza appena sbocciata a scatenare le pulsioni del libertino Gainsbourg, il possesso maniaco-amoroso non dissimile da quello descritto da Nabokov in Lolita, torbidi ma autentici sentimenti che ci vengono rappresentati sotto forma di suggestioni, sogni, descrizioni, a volte deliri.
Certo il soggetto è fra i più spinosi e all'epoca, si parla del 1971, enorme fu il successo ma altrettanto lo scandalo.
A livello strettamente musicale questo disco è semplicemente geniale. Chitarra elettrica, basso e batteria (insomma il classico ensemble rock) giocano la parte maschile dell'opera: queste sonorità moderne penetrano letteralmente nelle orchestrazioni di archi, cori ed altri strumenti classici che invece rappresentano quella femminile, assolutamente evanescente ed eterea, a volte onirica, estatica. Da calmi e vellutati groove dal sapore funkeggiante si arriva, gradualmente o no, a seconda delle emozioni da assecondare, a ritmiche potenti di chitarra rock, concluse da lancinanti e acidissimi soli; leggere e lunghissime note di violoncelli si concludono in pesanti strappati, oppure rimontano in calvalcate inarrestabili assecondate da voci a cappella. Il vero colpo da maestro è però l'assolo di risatine e gridolii che Jane Birkin, nel ruolo di Melody, ci regala, rinchiusa in una stanza dell'Hotel Particulier assieme al suo seduttore.
Se, come dice la parola, la psichedelia è il mezzo per mostrare l'anima dell'artista, questo è forse il disco più psichedelico che esista. Testi, suoni e arrangiamenti ci trasmettono tutto ciò che passa nella mente e nel corpo di Gainsbourg, non ci arriva addosso, ci fa entrare nella sua dimensione. Per mezz'ora, Melody è accanto a noi, e ci guarda divertita.
Angelo Giulio Savini
Jane Birkin
Re: Jane Birkin
la Javanaise
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grazie
www.myspace.com/lacarovanadiwazoo
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complimenti per la d
Finalmente!
Gran plauso a denzel
Antonello
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grazie a tutti!
Pensare ..
Grandissimo
Nozzi
Re: Grandissimo (un altro)
Re: Grandissimo (un altro)
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