Mandolin Brothers - Still got dreams

di alberto - accordiano DOC #3 | 15 December 2008 @ 15:27 |
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Non so se questo verrà preso come complimento, ma a me le prime note della title track, primo brano di questo secondo CD dei Mandolin in trent'anni (un record), mi hanno fatto venire in mente un disco che ho molto amato, Two Fisted Tales dei Long Ryders. Ci ho trovato la stessa carica di energia e di freschezza, la stessa allegria, grinta e voglia di suonare. Insomma, il paisley underground è finito da un pezzo, ma continua a far sentire i suoi benefici effetti se i risultati sono questi.

Anche il secondo e il terzo pezzo stupiscono per come riescono a essere totalmente originali, pur rispettando rigorosamente una grammatica rock che fa parte delle radici del gruppo. Sentiamoci allora Saigon - un viaggio in Vietnam come spunto di riflessione sull'inutilità della guerra - e l'altrettanto azzeccata Went to see the poet, una ballata 100% dylaniana arrangiata e suonata all'antica.

Carton box affronta un tema che mi smuove sentimenti profondi, quello di chi vive sotto i ponti, coperto di cartoni (uno dei miei libri di culto è Il sole dei morenti di Izzo) e regala un solo slide che non ha nulla da invidiare a Like a rock di Rick Vito (ma della chitarra parliamo dopo).

Il gusto continua con le californiana Man on the bench e Insane, la folkish Nothing you can do, la delicata Faded photos. Come il sorbetto di limone a metà di un pranzo d'autorearriva  un brano strumentale un po' virtuoso (ma senza strafare) Wild coloured eyes e a seguire Long timer ago, a cui i suoni Leslie danno un tocco anni '70.

Il CD continua senza tentennamenti. C'è Scarlet che mi ricorda alcune atmosfere dei magnifici Texas Torados (passate per casa di mr. Zimmerman), poi la ballatona The promise, la byrds-iana A song for you, il racconto dell'esperienza floridiana trasformato in ballata country blues con accompagnamento di National, Midnite plane. E poi il finale liberatorio, quasi una jammona da garage (ma di quelle buone) a chiudere il tutto scalciando sul Cry Baby: I'm ready.

A questo punto due parole sulle chitarre, o meglio sul chitarrista, aspetto essenziali del disco e (permettete) motivo d'orgoglio per noi accordiani. Perché se da un lato c'è un Jimmy che mette in questo disco una gran voce, prezioso mix di Dylan e Knopfler con una spruzzata di mojo del Mississippi, dall'altro, a sostenere tutto con ritmiche sapienti e soli prelibati, c'è una manina d'oro che passa con nonchalance dalla Telecaster alla National attraverso Les Paul e J-50. Paolino Canevari, cofondatore della band assieme ad Alessandro "Jimmy" Ragazzon e accordiano DOC fin dalla primissima ora (quando Internet ancora non era nata e Accordo era un'associazione di amici che pubblicava un giornaletto diventato oggeto di culto, "Nashville") spiega in questo disco quanto sia grande il suo talento.

Paolino è il nostro Danny Gatton, ovvero il "miglior chitarista sconosciuto" d'Italia (e non solo). Unendo feeling e tecnica, impartisce lezioni di buon gusto e capacità di stupire. Dalla prima all'ultima traccia, senza strafare, senza retorica, straight forward come avesse succhiato il primo latte all'ombra di Fort Alamo. Insomma, un talento che meriterebbe ben altri pacoscenici.

L'hanno già detto altri commentatori ben più autorevoli di me, ma mi va di ripeterlo: questo secondo lavoro dei Mandolin potrebbe anche essere il miglior disco italiano dell'anno.

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Tutti i commenti

  • grandi!
    di colditalianpizza - accordiano #5708 | 15 December 2008 @ 16:42
  • :(
    di TheCozmiCowboy2 - accordiano #16825 | 15 December 2008 @ 16:51
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    «Se qualcosa è semplice da riparare, è semplice d
  • Molto bravi
    di melody - accordiano #1994 | 15 December 2008 @ 17:23
  • li ho visto dal vivo
    di ziobrandy - accordiano #563 | 16 December 2008 @ 15:41
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    <p>Rev. Cleophus James - parrocchia di Triple Rock
  • Grazie mille !!!
    di paolinocanevari - accordiano DOC #3491 | 19 December 2008 @ 11:02

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