Ho incontrato l'uomo che ha sconvolto la musica

di paolosomigli - accordiano DOC #14861 | 12 September 2008 @ 15:37 |
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L'uomo seduto accanto a me ha movenze lente ma decise, i suoi modi sono gentili e aristocratici. Gli occhi, chiari e trasparenti, mi guardano con interesse. Le sue mani, lunghe e affusolate, gesticolano piano disegnando forme leggere nell'aria quando risponde alle mie domande. Non è più giovane, a parte gli occhi, che sono rimasti quelli di un bambino. Siamo seduti ad un tavolo ovale, di legno scuro; mentre mi parla, con la coda dello sguardo indovino i contorni della stanza in cui ci ha ricevuto. Non riesco a credere di essere seduto a casa sua, a Londra. Mi fa scivolare di fronte una tazza di tè preparata da sua moglie, Judy Lockhart Smith, ancora così bella nonostante l'età. Anche lei con gli occhi chiarissimi e sorridenti. Assaggiamo i pasticcini.

L'uomo seduto accanto a me a volte smette di parlare e ascolta le mie domande con interesse e attenzione. A tratti abbozza un leggero sorriso, che gli illumina ancora di più gli occhi. Ho dato la caccia a quest'uomo per tanti anni, senza essere mai riuscito a trovarlo o a contattarlo, fino a poco tempo fa, in maniera assolutamente imprevista. Ma questa è storia recente; la sua storia invece è molto più vecchia. È la prima volta che lo incontro e non riesco a credere di trovarmelo finalmente accanto. Ho avuto la fortuna di incontrare qualche personaggio importante, nella mia vita, ma quest'uomo... ho mille domande da fargli, da mille anni a questa parte, ci sono mille cose che vorrei chiedergli: l'accordo iniziale di "A Hard Day's Night", le semicrome di "Help!", l'assolo di "Till There Was You", quali e quanti fossero i suoi interventi all'interno di ogni pezzo dei Beatles.

Ed ora sono qui, e non riesco a distogliere lo sguardo da quelle mani lunghe ed eleganti, che in tempi andati hanno accarezzato cursori di antiquati e improbabili banchi di missaggio negli studi di Abbey Road, a Londra. La sua camicia aperta sul collo, di un azzurro pallido, sembra la stessa che ho visto in innumerevoli vecchie fotografie che lo ritraevano insieme a quattro ragazzi di Liverpool, in un'epoca straordinaria in cui loro cinque erano occupati a sciogliere, ricomporre e definire con intelligenza e autorità i confini della storia della musica pop. Non riesco a fargli neanche una domanda, e glielo dico. Sorride.

L'uomo seduto accanto a me ha scritto un libro, nel 1993, dal titolo suggestivo: Summer of Love. Il sottotitolo era The Making of Sgt. Pepper. Il suo nome è George Martin, e per me e milioni di altri non è mai stato un uomo qualsiasi. Mai. Il suo è un libro introvabile in Italia, perché misteriosamente non è mai stato tradotto, anche se è stato citato - a volte a sproposito - in innumerevoli testi pubblicati nel nostro paese. Sono finalmente riuscito ad acquistarne i diritti, l'ho tradotto con cura e amore, e prima di pubblicarlo in Italia mi trovo a Londra, in un loft davanti a Hyde Park, a casa sua, per incontrarlo finalmente di persona. E ora, in questa giornata di sole sono accanto a George Martin e provo una sensazione ineffabile: da una parte è come se fossi entrato in una storia mille volte più grande di me, e dall'altra tutto mi sembra assolutamente semplice e familiare. La luce bassa, il tono pacato della sua voce nasale che ho imparato a conoscere così bene in tutte le interviste che ho visto negli ultimi quarant'anni; l'arredamento semplice e la grazia di quel momento, il tè e i pasticcini, il suo sguardo cortese e la sua attenzione. Dovrei sentirmi sopraffatto, ed invece tutto contribuisce misteriosamente a rendere questo scenario magicamente familiare; è incredibile cosa possa fare il tempo: improvvisamente è come se fossi andato a trovare un vecchio zio, che mi racconta tranquillamente e con affetto di parenti comuni, nominandoli uno per uno, ed è come se li conoscessi tutti perfettamente anch'io. "Ho parlato con Paul, sai, la settimana scorsa."

L'uomo seduto accanto a me ascolta attento mentre gli spiego che da piccolo mia madre mi impedì di andare al cinema Adriano, a Roma, a vedere i Beatles, perché avevo solo dieci anni. I Beatles a Roma... quel ricordo, le foto dell'epoca: tutto quello che ha a che fare con quel concerto da più di quattro decenni fa parte della storia, dell'immaginario di ogni beatlesiano. E lui... lui si piega lentamente verso sua moglie: "Abbiamo mai portato i ragazzi a Roma, Judy? Non me lo ricordo". Sì, Sir George, sì, li hai portati a Roma, ti assicuro che l'hai fatto, gli avrei voluto gridare. Li hai portati i ragazzi a Roma, a Genova e a Milano, io lo so bene. Li hai portati eccome. Ancora se ne parla, di quei pochi unici concerti del '65. Eravamo ragazzini, tutti quanti, ma eravamo tantissimi.
L'uomo seduto accanto a me ha inventato, interpretato, sconvolto i confini della musica pop. Quel disco dal titolo impronunciabile, Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, è praticamente un suo esperimento creativo. Chi scrive ricorda benissimo la fila di ragazzi che aspettavano di entrare nel negozio a comprarlo, i movimenti febbrili per tirare fuori il disco dalla busta per poi ascoltarlo, la sorpresa della mancanza assoluta di solchi sul vinile che avrebbero dovuto separare un pezzo dall'altro, i gadget di cartoncino contenuti all'interno della doppia copertina, i testi stampati sopra, i suoni incredibili. E tutto questo quando Revolver e Rubber Soul avevano già lasciato tutti senza fiato. Chi scrive ricorda con esattezza la puntina del giradischi che si muoveva agile tra la seconda traccia e la terza, e come è stato necessario fermarsi, tirare il fiato, togliere la puntina, raccogliere le idee, muti, e pensare "è troppo, non è possibile che sia tutto così straordinario". Eravamo tre amici, raccolti in una stanza, davanti ad una fonovaligia di Selezione, sconvolti da quanto stavamo ascoltando. Dopo "Sgt. Pepper", senza un attimo di tregua, avevamo ascoltato "From A Little Help From My Friends" e "Lucy In The Sky", ma non abbiamo avuto la forza di andare avanti. Quel disco era assolutamente fuori del mondo. E non avevamo ancora sentito "Getting Better", "Fixing A Hole", o "A Day In The Life".

L'uomo seduto accanto a me si muove piano e sembra molto contento di raccontare. Il momento è surreale, è magico, incredibile, interrotto soltanto dagli scatti della macchina fotografica di Emanuela Crosetti. Sono scatti leggeri, rarefatti, attenti, fatti in punta di piedi, con dolcezza, per non rompere quella magia così palpabile. Pochissimi, per non disturbare. Attenti a tutto quanto accade in quella stanza e a quello che c'è dietro le pieghe del viso di quell'uomo.
E l'uomo seduto accanto a me tesse racconti e snocciola aneddoti. Racconta episodi che conosco perfettamente fin da quando ero bambino, anche se li ho sentiti raccontare solo da altri, anche se li ho letti su un libro o visti di quando in quando in spezzoni di trasmissioni televisive. Ma quest'uomo è il protagonista vero, reale, assoluto. Di quando in quando si ferma, come a ricordare meglio, guardando leggermente verso l'alto, a pensare, a ricordare, per poi riprendere con rinnovata convinzione riabbassando lo sguardo con decisione verso di me. Io gli spiego che quando ho sentito "Please Please Me" per la prima volta nel '63 ero semplicemente un bambino del tutto lontano dalla musica e ignaro dell'esistenza dei Beatles, della musica, del pop, di un 'middle eight', dell'importanza di un inciso, di un riff, di come si armonizza una parte vocale, di cosa fosse una Country Gentleman. Tabula rasa. Nessun interesse, a parte i treni elettrici e le figurine dei calciatori. Poi qualcuno mette cinquanta lire in un juke-box per sentire quel 45 giri, e quel bambino rimane a bocca aperta, smette di fare qualsiasi cosa stia facendo, rimane impietrito ad ascoltare, ha la pelle d'oca. Come è possibile, Sir George, me lo spieghi lei. Soltanto lei, Sir George, può spiegarmelo. Cosa spinge un bambino privo di qualsiasi frequenza con la musica ad alzarsi dalle sue occupazioni, impietrito, e ad avere la pelle d'oca dovunque. Cosa c'era là dentro, cosa diavolo aveva quella musica, quei cori, che razza di sortilegio avevate preparato. Da quel momento non ho potuto più pensare ad altro che a comprare una chitarra e a suonare come avevo sentito in quel 45 giri, e la mia vita è cambiata totalmente fino ad oggi.

L'uomo seduto accanto a me abbozza un sorriso, mi guarda dritto dentro gli occhi per un periodo che mi sembra un'infinità, e finalmente risponde: "Tu sai cos'è". Ed ha ragione. Certo che lo so.
L'uomo che siede accanto a me si alza, quando gli spiego che dobbiamo andare, e ci abbracciamo e baciamo, come parenti affettuosi che si salutano. Grazie davvero, Sir George. Love Is All You Need. 

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Tutti i commenti

  • Grazie
    di hooker - accordiano #8860 | 12 September 2008 @ 16:18
    • Re: Grazie
      di Cryst975 - accordiano #11528 | 13 September 2008 @ 02:28
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      "You lock the door and throw away the key,
  • I grandi sono tali
    di Kata_ts - accordiano #2290 | 12 September 2008 @ 16:34
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    Antonello
    www.antonellocatanese.net
    www.myspace.
  • Non ci credo
    di frapo - accordiano #2542 | 12 September 2008 @ 17:05
    • Re: Non ci credo
      di hooker - accordiano #8860 | 15 September 2008 @ 07:47
  • Le note suoi dischi..
    di frapo - accordiano #2542 | 12 September 2008 @ 17:07
  • Grazie
    di triumph - accordiano #3785 | 12 September 2008 @ 17:22
  • OK, ma che ti ha detto?
    di melody - accordiano #1994 | 12 September 2008 @ 17:40
    • Re: OK, ma che ti ha detto?
      di caesar - accordiano #15734 | 12 September 2008 @ 18:02
      --
      HeY MuMmA, LoOk At Me, I'm On My WaY To ThE PrOmIs
  • c'mon, c'mon
    di robogg - accordiano #204 | 12 September 2008 @ 19:49
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    <p>Roberto Oggionni</p>
  • che emozione leggere
    di paolinocanevari - accordiano DOC #3491 | 12 September 2008 @ 19:52
  • Mamma mia
    di gwynnett - accordiano DOC #9523 | 12 September 2008 @ 20:57
  • something
    di franklinus - accordiano #15063 | 13 September 2008 @ 00:09
  • Un Genio
    di paul-blues - accordiano #2450 | 13 September 2008 @ 00:37
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    Paul-Blues
  • Due precisazioni :-)
    di alberto - accordiano DOC #3 | 13 September 2008 @ 00:41
    • Re: Due precisazioni :-)
      di gwynnett - accordiano DOC #9523 | 13 September 2008 @ 09:05
  • un grande.
    di mattconfusion - accordiano #13306 | 13 September 2008 @ 00:42
    --
    Matt Confusion
    http://flavors.me/mattconfusion
  • Ottimo articolo. Co
    di Proton - accordiano #11839 | 13 September 2008 @ 03:02
    --
    Giovanni
  • Scusate .....ancora
    di Proton - accordiano #11839 | 13 September 2008 @ 03:03
    --
    Giovanni
  • Quando compravo un L
    di pone - accordiano #13123 | 13 September 2008 @ 07:51
  • Nato nel '64
    di gil - accordiano #3958 | 13 September 2008 @ 08:59
    --
    <p>GIL</p>
    http://www.myspace.com/gilnicoletti
    htt
  • Bellissimo articolo
    di _fLIck_87 - accordiano #3784 | 13 September 2008 @ 11:22
  • Quoto in pieno, bell
    di abxx - accordiano #13167 | 13 September 2008 @ 12:54
    --
    abxx
  • Bello, bellissimo, g
    di Daniele Bazzani - accordiano #7602 | 13 September 2008 @ 14:12
    --

    www.danielebazzani.com
  • Brividi ed emozioni....
    di Rick_o_Sound - accordiano #15783 | 14 September 2008 @ 10:24
  • ...non si fa così...
    di badge - accordiano #2868 | 14 September 2008 @ 11:39
  • bellissima intervist
    di yasodanandana - accordiano DOC #699 | 16 September 2008 @ 02:40
    --
    <p>http://www.jalebimusic.com/home.html
    http://www
  • ...emozionante e commovente...
    di strat65 - accordiano #202 | 16 September 2008 @ 08:51
    --
    <p>strat65</p>
  • ...non si fa così...
    di paolosomigli - accordiano DOC #14861 | 29 September 2008 @ 11:44
  • thanks george
    di beatlepaul - accordiano #15168 | 11 November 2008 @ 12:46
  • l'ho letto !
    di paolinocanevari - accordiano DOC #3491 | 25 November 2008 @ 16:13
  • Un grande uomo, una
    di Fabuloso - accordiano #18581 | 12 June 2009 @ 17:26
  • Un Volto - un' Anima
    di mononoke - accordiano #19635 | 17 June 2009 @ 16:55
  • Il tuo articolo mi ha dato una grossa ...
    di stefano53 - accordiano #26833 | 04 March 2011 @ 12:13

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