Cosa direste se in una fiction televisiva ambientata in un recente passato, diciamo anni '50/'60, si vedessero Golf e Punto per le strade, il protagonista guardasse Carosello o la diretta dello sbarco sulla luna su un televisore a schermo piatto e indossasse una maglietta Dolce e Gabbana? E se, poniamo il caso, il protagonista fosse, che so, Fausto Coppi, e lo si vedesse in gara con una bicicletta in carbonio e il cambio Shimano? Nel corso del mese di agosto, mentre scanalavo nelle pause dei notiziari olimpici, la mia attenzione è stata catturata da due sceneggiati in onda sui canali Mediaset: ciò che mi ha colpito non è stato il valore artistico o narrativo dei programmi in questione (scarso in un caso e inverecondo nell'altro), ma la presenza costante di strumenti musicali, chitarre soprattutto, che non potevano esistere all'epoca in cui l'azione si svolgeva. Ciò era aggravato dal fatto che si trattava di storie in cui la musica rivestiva un'importanza non trascurabile: "Dalida", biografia della cantante, e "Piper", storiella trash ambientata il giorno dell'inaugurazione dell'omonimo storico locale romano. Naturalmente in entrambe gli strumenti musicali erano in scena con una certa frequenza ed evidenza.

Nella prima si vedeva la protagonista accompagnata da un chitarrista che, nel 1961, e quindi in anticipo di qualche decennio, era riuscito a procurarsi una copia orientale di una PRS (altro che importazione parallela, qui si tratta di un'importazione da un mondo parallelo!), nel secondo Martina Stella, nei panni di in'improbabile clone di Patty Pravo, era accompagnata da un gruppo che non aveva un solo strumento che fosse plausibile per l'epoca, ma nel quale spiccava un'Ibanez recentissima, con tanto di hardware nero e Floyd Rose (forse non sappiamo che un surfer alieno era passato da Roma a metà degli anni sessanta, o che un prozio di Steve Vai costruiva strani strumenti di sua invenzione in un laboratorio vicino a Frascati). NdR: non ne abbiamo trovata una con hardware nero, sorry, ma questa è altrettanto brutta.

Possibile che nessuno, tra quanti hanno lavorato ai due sceneggiati, si sia preoccupato di creare una parvenza di realtà consigliando l'uso, se non di strumenti d'epoca, almeno di strumenti che apparissero grossolanamente simili a quelli che appaiono nelle foto d'epoca, foto che necessariamente costumisti e scenografi devono aver consultato, e che fanno parte del bagaglio "culturale" in senso lato di tutto il pubblico? Il mio non è un commento da chitarromane fanatico (anche se lo sono): all'epoca in cui sono ambientate quelle storie la chitarra elettrica era molto più presente ed importante nel costume di quanto non lo sia mai stata prima e dopo. Sia perchè oggetto relativamente nuovo e dunque "misterioso", sia perchè strumento principe dei nuovi rivoluzionari generi di musica che si stavano diffondendo, la chitarra era molto di più di un semplice strumento musicale: era un'icona, un simbolo di tutto ciò che era nuovo, moderno e giovane, ben riconoscibile anche da parte di coloro che non suonavano. Sarebbe stato certamente il caso di renderle giustizia (e di rispettare i ricordi di coloro che a quell'epoca c'erano) con un minimo di attenzione e di rigore nella scelta degli oggetti di scena.
Mi spiego meglio. Quando usci "Ritorno al futuro" qualcuno segnalò sulla rivista Guitar Player che la Gibson 355 che Michael J. Fox prende in prestito dal "cugino di Chuck Berry" nella scena clou del film non esisteva nel 1956, anno in cui è ambientata quella scena, ma sarebbe entrata in produzione due anni dopo; rispose il regista, ammettendo che non si era posto il problema della cronologia, ma affermando di avere personalmente scelto la 355 rossa in quanto quello specifico strumento era, agli occhi del grande pubblico, un'icona associata indissolubilmente al riff "alla Chuck Berry" suonato dal protagonista, e quindi era più funzionale alla storia di qualunque altra chitarra, magari più corretta storicamente: l'errore c'era, ma perchè la storia richiedeva, almeno agli occhi del regista, proprio quella chitarra. Da notare che "Ritorno al futuro" non era un film incentrato sulla musica, nè era rivolto ad un pubblico che avesse una memoria precisa degli anni '50, anzi, era un film per ragazzini che difficilmente badano ai particolari e che negli anni '50 non erano ancora nati.
Perchè scrivo tutto ciò? Sia perchè è buffo vedere che quello che il nostro piccolo mondo fatto di alnico, valvole, acero fiammato e meccaniche bloccanti è dettaglio trascurabile per tanti altri ("Non fare il pignolo, è pur sempre una chitarra no?" chi non si è sentito dire cose del genera da amici, parenti, mogli o fidanzate, magari con riferimento ad un basso o a un ukulele), sia, soprattutto, perchè è triste notare come la nostra televisione (i due casi citati sono medieset, ma la RAI non è da meno) disattenda ormai quel minimo di regolette del mestiere che altrove vengono osservate anche in prodotti di pura cassetta come "Ritorno al futuro", per cui anche i dettagli sono in funzione della narrazione e un oggetto che appare in scena deve essere coerente con l'ambientazione o pensato in funzione delle emozioni che può suscitare nel pubblico. Si tratta di dettagli, è vero, ma a forza di considerare trascurare i dettagli cosa resta? E il pubblico non si merita anche i dettagli? Quando vedremo Buffalo Bill con una mitraglietta a ripetizione, Nuvolari alla guida di una formula uno dell'altroieri e il Barbarossa che guida le sue armate contro le finali di Miss Padania in sella ad una enduro BMW?
"Quando vedremo Buff
Ciao.
Manc.
Re: orologi e aerei
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le sviste così...
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Stare del bistengo dei moscardini tacamorra di un
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You expect us to swallow this crap?
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:-) Non sono tutti Peter Jackson :-)
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Ma porca di quella T....
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E i musicisti?
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...le imprecisioni son di casa...
cavolo, anche io l'a
"It's ok to have more than one. Rock'n'roll h
Gran bell'articolo!
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la faccenda mi risul
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Tutto si ripiega al marketing...
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Fiction su Enzo Ferrari, un altro esempio
Isidoro Serrati
"chitarristi passano metà del
Che bella schifezza!
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Felice Malinconico
Nella scena in cui M
Il problema e' la cu
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Non mi direte che a
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Errori nei films musicali
Isidoro Serrati
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