Siamo in 10.000 sotto una pioggia torrenziale nella splendida Piazza Grande della cittadina ticinese illuminata da Vittorio Storaro. 10.000 persone in prevalenza fra i trenta e i cinquant'anni venuti da Svizzera, Italia e persino U.K. per vedere i maestri dei riffoni rockeggianti.
Alle 20.30 salgono sul palco i mitici, granitici, immarcescibili Nazareth. Ho sempre avuto un debole per la band scozzese anche perchè mi trovavo in Scozia durante il periodo del loro massimo fulgore negli anni '70.

Rivedere Dan Mc Cafferty 34 anni dopo fa un certo effetto, ma la voce è sempre fantastica, tagliente come un rasoio affilatissimo. Piacevole sorpresa il batterista Lee Agnew, il figlio di Pete (basso), inseritosi perfettamente nel loro sound. Strepitoso e generoso il chitarrista Jimmy Murrison, davvero un grande anche nel lavoro di slide . Un'ora di energia rock-blues e qualche ballad, tanta nostalgia e molti hits: Razzamanazz, Broken Down Angel, Dream on, This flight tonight, la spettacolare Heir of the dog e molte altre. Si chiude con Love hurts un concerto straordinario, che da solo valeva il prezzo del biglietto. La pioggia continua a cadere imperterrita ma la piazza è ormai piena. Il colpo d'occhio sugli impermeabili multicolori, i grandi megaschermi che tornano scuri, le casse che diffondono White room dei Cream e poi alle 21.45 si spengono le luci e il pubblico esplode.
Eccoli. I primi a salire, affiancati, sono Francis Rossi e Rick Parfitt, poi Andrew Bown seguito dagli ormai collaudatissimi John Edwards e Matt Letley. Quando Rick attacca con la sua Telecaster bianca il potente e primigenio riff di Caroline non ricordo più neanche come mi chiamo e mi metto a saltare come un pazzo. Francis Rossi è in forma smagliante, canta da dio e dispensa assoli a go-go. Arriva Rain (non poteva essere altrimenti) ed è vera gioia vedere che Rick Parfitt - che aveva avuto seri problemi alla gola - ha ricuperato totalmente la voce e canta con forza e passione. Mistery Song, Little Lady, Roll Over Lay Down, Paper Plane, Big Fat Mama sono dirompenti. Nessuno fra il pubblico è fermo, è impossibile non muoversi. Ecco un assolo di Matt e poi Lies, Don't drive my car, The Beginning of the end (dall'ultimissimo CD In search of the fourth chord), la dolcissima Living on an Island, What you're proposing, In the Army now e la travolgente Don't waste my time in cui la meravigliosa vintage Telecaster verde di Francis fa faville. Esattamente come 40 anni fa, sul palco c'è la stessa grinta, la stessa incredibile elettricità, la stessa comunicatività. Non è forse il rock il più grande linguaggio universale? Noi crediamo di sì.
Dopo una Down Down da urlo, ecco i bis: Whatever you want, Rock and roll music, Bye Bye Johnny e Rockin' all over the world. Un evento. Long live Status Quo, possano continuare a rockare per altri 40 anni.